Il grande caos dei Partiti nel 2020 di Sora

Roberto De Donatis

Il 2020 di Sora. Tra Covid e spaccature. In parte spontanee, in parte alimentate. Un lungo anno di pre campagna elettorale, con la politica costantemente in tensione. Per raggiungere l'anno delle elezioni

Maurizio Patrizi
Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

Il 2019 A Sora si era chiuso con due principali questioni in sospeso: quella della Farmacia comunale che dalla gestione mista con un socio privato era passata alla gestione interamente pubblica con la nascita della società in house “Ambiente e Salute” . E con il sindaco Roberto De Donatis che dopo la nascita del gruppo di Fratelli d’Italia aveva chiesto la verifica di maggioranza e, senza ottenerla, la sottoscrizione  di un documento per il patto di fine mandato.

Il 2020 si chiude con il sindaco che durante la conferenza stampa di fine anno si propone come federatore del centrodestra e il consigliere Lino Caschera della Lega che dichiara di sostenere la sua ricandidatura. Creando mal di pancia all’interno della stessa Lega anche a livello provinciale. E con Fratelli d’Italia che durante l’ultima seduta di Consiglio esige la verifica di maggioranza, dopo averla chiesta con una nota ufficiale del partito rimasta inascoltata.

Cosa è accaduto in un anno.

Forza Italia

Vittorio Di Carlo

Ufficialmente sta all’opposizione e ci rimane con la capogruppo consiliare Serena Petricca. Il 2020 comincia con Vittorio Di Carlo nominato commissario dal coordinatore regionale Claudio Fazzone (leggi qui Le tre mosse che rivoluzionano il centrodestra).

Si lavora alla composizione di un tavolo di centrodestra per trovare un candidato sindaco unitario. Ma a rompere le uova nel paniere ci pensano in due. Prima il capogruppo consiliare di Forza Italia alla Provincia di Frosinone Gianluca Quadrini che mette sotto la sua ala protettiva la consigliera di maggioranza Floriana De Donatis e la fa tesserare dopo vari incontri sia con il coordinatore regionale Claudio Fazzone sia anche con il vicepresidente nazionale Antonio Tajani. (leggi qui Caos Forza Italia, Floriana si tessera e subito le alzano le barricate)

Sora è il teatro sul quale va in scena la rottura fra Tajani e Fazzone. Accade con l’arrivo in città del numero due di Silvio Berlusconi in visita ufficiale al sindaco De Donatis. Il tutto senza che vengano invitati nè il capogruppo consiliare, né il coordinatore comunale, né i sub coordinatori provinciali del Partito: tutti vicini al senatore Fazzone. (leggi qui Le macerie di Forza Italia: a Sora come nel Paese)

La Lega

Lino Caschera, Luca Di Stefano, Pasquale Ciacciarelli

Il Partito di Matteo Salvini a Sora era all’opposizione con Luca Di Stefano. Ma già la chiusura del 2019 con il tesseramento del consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli (già coordinatore provinciale di Forza Italia, transitato in Cambiamo) aveva lasciato prevedere cosa sarebbe accaduto. Una rivoluzione: radicale, con il totale cambio di fronte, di uomini, di schieramento. (leggi qui Chiarimenti, bombe, cenoni: la fitta mattinata del sindaco).

Il che, puntualmente avviene nel corso del 2020. L’inizio della rivoluzione avviene in diretta tv su Teleuniverso. È lì che Pasquale Ciacciarelli annuncia il tesseramento nella Lega di Lino Caschera. Si tratta dell’uomo forte di Forza Italia in città, in maggioranza con il suo Gruppo civico fin dall’inizio della consiliatura De Donatis. Con il suo ingresso nella Lega si crea un paradosso: una Lega è all’opposizione con Luca Di Stefano, una Lega è in amministrazione con Caschera ed il suo gruppo.

La conseguenza è l’addio di Luca Di Stefano dopo mesi di tira e molla. Cambiando completamente l’orizzonte politico. La Lega ha iniziato il 2020 come baluardo dell’opposizione e pronta a lanciare Di Stefano come candidato sindaco; ha concluso l’anno in maggioranza, rappresentata da tre fedeli collaboratori del sindaco, pronta a sostenere la sua elezione bis.

Fratelli di Sora e poi d‘Italia

Roberto De Donatis e Massimiliano Bruni

In maggioranza c’è pure Fratelli d’Italia. Che ha più volte detto che non vuole la candidatura bis per De Donatis. Lo ha ribadito anche dopo la conferenza del sindaco di fine anno in cui il primo cittadino uscente si è proposto come il federatore di Centrodestra.

Fratelli d’Italia ha chiesto la verifica. Perché ha il dente avvelenato con De Donatis ed il suo flirt con la Lega. Il motivo? L’amministrazione di Roberto De Donatis nasce civica con una Piattaforma nella quale aggregare i vari Partiti che si riconoscono nel progetto e nel candidato sindaco, ammainando il loro simbolo politico. La creazione del Gruppo di FdI nel 2019 snatura il progetto ed apre una frattura culminata nel maggio 2020 con la revoca della delega ai Lavori Pubblici a Massimiliano Bruni, uomo di punta del Partito

 È una manovra con la quale il sindaco tenta di spaccare Fratelli d’Italia. Senza riuscirci. Stessa tecnica utilizzata ora anche con Lega (missione compiuta pare). E con Forza Italia (quasi compiuta) con l’aiuto di Lino Caschera, Pasquale Ciacciarelli, Gianluca Quadrini e Mario Abruzzese. Lo scopo? La logica romana del Divide et Imperat: le divisioni dei Partiti rendono più forte il sindaco, lo privano di avversari in grado di assediarlo.

Il rimpasto mette in sella Coletta

Natalino Coletta

Dopo aver revocato Bruni con l’accusa di progettare una coalizione di centrodestra e quindi fare “politica contro il sindaco” invece di amministrare, il sindaco De Donatis esce allo scoperto. Rivela che sta lavorando per farsi ricandidare dai Partiti del centrodestra. Volontà che poi confermerà ufficialmente alla conferenza di fine anno il 5 dicembre.

In pratica, diventa chiaro che De Donatis ha colpito Bruni per impedirgli di essere lui a guidare il progetto di aggregazione del centrodestra. In questo modo il sindaco punta a farsi ricandidare e, allo stesso tempo, a tenere lui le redini dell’operazione, impedendo che Bruni possa sostenere un altro nome.

Ma non è l’unica grande novità in amministrazione. Di rimpasto si parlava già da metà 2019. Con il 2020 è arrivato, a metà luglio. L’ingresso di Natalino Coletta (Patto Democratico) in Giunta è stato il cambiamento più significativo. Viene accompagnato dalla ridistribuzione delle deleghe: probabilmente per mettere a tacere i mal di pancia causati dallo sbilanciamento a sinistra della Giunta, con due assessori su cinque assegnati a Patto Democratico. Che esprime pure il sindaco.

 Nel frattempo c’era stato anche il tentativo di ricucire con Fratelli d’Italia offrendo la delega all’Urbanistica poi rifiutata.

Il Covid-19 a Sora

Foto © Imagoeconomica / Vince Paolo Gerace

Siamo agli inizi di marzo. Scatta il lockdown nazionale e tutto apparentemente si ferma anche a Sora. Compresa la politica. Ma per poco.

Ben presto cominceranno incontri in videochat. E il sindaco tiene quotidianamente una diretta Facebook durante cui informa i cittadini su quanto accade. Servono segnali forti. Per incoraggiare i sorani chiusi in casa mente il virus inizia ad uccidere. Il sindaco indossa la fascia e partecipa alla più surreale festa patronale: in cattedrale ci sono soltanto il vescovo, gli assistenti, il sindaco in rappresentanza della città. Si cerca forza nella storia. Si arriva all’invocazione a San Rocco contro le pestilenze.

Per Roberto De Donatis è finalmente quel contatto con la gente e con la città che una gran parte della sua maggioranza lo ha sempre accusato di non avere. Fino al punto di dirgli chiaramente che il suo nome non passa più e non può essere ricandidato. Un concetto che viene ribadito al coordinatore regionale di Cambiamo, Mario Abruzzese, quando ha tentato di fare una lista a suo sostegno coinvolgendo il consigliere di maggioranza Francesco De Gasperis. Lo stesso che alla cena a casa di Baratta si era fatto portavoce della volontà di non ricandidare il primo cittadino uscente.

L’opposizione

Il Segretario del Pd di Sora Enzo Petricca

Alla fine di giugno dopo una serie di riunioni per sondare il terreno si dimette il segretario del Partito Democratico, l’avvocato Enzo Petricca. Causa le evidenti spaccature sul da farsi alle prossime elezioni comunali del maggio 2021. Spaccature sulle quali si mormora anche qui  ci sia lo zampino del primo cittadino De Donatis.

Dopo qualche mese di tira e molla l’altro giorno la Direzione Regionale Pd nomina commissario la presidente provinciale Stefania Martini. Ora si attende la nomina del sub commissario. Un nome già noto ed esperto conoscitore del territorio. Con l’incarico di trovare la quadra.

In Consiglio comunale il gruppo Pd rimane spaccato con unica titolare del simbolo Maria Paola D’Orazio. Rimane in opposizione Augusto Vinciguerra ma non aderisce al gruppo. L’assessore Coletta partecipa addirittura alle Direzioni del Pd ma si dice fedelissimo del sindaco uscente.

Eugenia, la novità in bilico su Sora

Sul fronte della sinistra extra consiliare, sempre nel 2020, spunta la possibile candidatura di Eugenia Tersigni come sindaco di Sora. Fortemente apprezzata anche dal consigliere di minoranza Valter Tersigni, da Mario Cioffi (che nel frattempo ha già sposato un altro progetto) e dall’ex vicesindaco di Ernesto Tersigni, Andrea Petricca.

Eugenia Tersigni

Per buona parte del 2020 Eugenia Tersigni rimane alla finestra. Lascia che si parli della sua possibile candidatura a sindaco. E registra le reazioni. Non per vanità: per comprendere quanto passi il suo nome e quindi abbia più o meno difficoltà nell’affrontare una campagna elettorale contro l’amministrazione uscente.

A chi glielo domanda, risponde “Ci sto pensando”. L’ultima parte dell’anno è caratterizzata dai tentativi di bloccarle la strada: con ostacoli di natura amministrativa; ipotetiche incompatibilità con gli incarichi di vertice che ha ricoperto in varie amministrazioni.

C’è chi è pronto a scommettere come nel 2021 Eugenia comunicherà di non accettare la proposta di candidatura a sindaco.

La pistola ad acqua di FdI

L’anno si chiude con il Consiglio del 21 dicembre in cui Massimiliano Bruni, come capogruppo consiliare chiede ufficialmente al sindaco la verifica di maggioranza. E con l’ennesimo soccorso rosso di Maria Paola D’Orazio per garantire il numero legale.

Pare che l’abbia chiamata il sindaco dopo la prima sospensione e lei abbia risposto: “Ok, ma mi avete stancato. Questa è l’ultima volta”. Almeno ha dimostrato di avere il senso delle istituzioni. Anche se qualcuno lo definisce doppio gioco.

Fratelli d’Italia difficilmente avrà la verifica. E nessuna rappresaglia può attuare. Far cadere l’amministrazione? Ha i numeri: ma sarebbe come farsi cadere una bomba a mano sulle scarpe, perché fa parte dell’amministrazione fin dal primo momento ed un fallimento di De Donatis sarebbe un fallimento per tutti quelli che ci sono stati accanto.

Il 2021 dirà se è una scaramuccia giocata con pistole ad acqua o con armi vere.