Sono Sordo ma non al grido di Anagni che vuole essere governata

L'accordo per convergere sullo stesso sindaco ad Anagni. La disponibilità a sceglierlo con le primarie, tutti insieme. Per superare i limite che hanno bloccato la città negli ultimi 25 anni. La sfida lanciata dal segretario Pd Francesco Sordo

Sulla carta d’identità l’anagrafe rivela che è giovane. Lo stile invece è dei segretari politici che agivano nei tempi andati: quelli il cui compito era far funzionare la Sezione, aumentare gli iscritti, dettare i tempi e la linea, vincere le elezioni. Segretari di Partito ai quali non sarebbe mai passato per la mente candidarsi a fare il consigliere comunale o il sindaco. Perché la politica è una cosa diversa dall’amministrazione.

Francesco Sordo, segretario del Pd di Anagni, è sospeso tra il passato (quello dello stile) ed il futuro (quello delle elezioni da affrontare tra poco più di due mesi).

 

La data fissata dal ministro dell’Interno è stata una benedizione.
Abbiamo più tempo per riflettere e prendere una decisione assennata.

 

Assennati significa allearvi con il centrodestra?

Significa prendere una decisone per il bene di Anagni, a costo di dover fare scelte coraggiose

 

Ad esempio?

Gli ultimi vent’anni ci hanno dimostrato che gli schemi classici della politica provinciale hanno dei limiti se applicati ad una città, seppure di grandi dimensioni, come Anagni. È nei fatti: tranne un’eccezione, nell’ultimo quarto di secolo non c’è stata un’amministrazione che abbia completato il suo mandato ma tutte sono entrate in crisi prima del tempo. Sia di centrosinistra che di centrodestra, sia politiche che guidate dalla società civile. Vorrà dire qualcosa.

 

Cosa c’entra il centrodestra con il Pd?

Politicamente, niente tranne un solo punto di contatto: il bene di Anagni. Mi sembra già un punto per potersi confrontare. Che non può essere capito da chi non è di Anagni ed ha una dimensione provinciale alla quale pensare. Credo che sia arrivato il momento di un sano atto di egoismo per la città. Consiste nel mettere da parte gli schemi, avere una buona dose di coraggio e per una volta pensare ad Anagni anziché agli equilibri politici provinciali.

 

Anche a costo di allearvi…

Mettiamo le cose in chiaro. Siamo disposti a scegliere il candidato sindaco in maniera unitaria con tutte le forze che si riconoscono in un progetto di salute pubblica per la città: Anagni deve essere al primo posto. Se non mettiamo da parte gli egoismi rischiamo di ritrovarci ancora una volta di fronte al limite della politica che dobbiamo avere il coraggio di superare.

 

Fratelli d’Italia ha detto no, il coordinatore provinciale di Forza Italia ha sconfessato Daniele Natalia dicendo che alla riunione di una settimana c’è andato a titolo personale, la Lega ha avocato la questione al tavolo provinciale. 

Ecco, aspettiamo questo tavolo provinciale e poi ci regoliamo di conseguenza. Spero che prima di sedersi abbiano letto qualche pagina della storia politica di Anagni. Avrebbero così modo di scoprire che Anagni è una città crescita solo quando c’è stato il dialogo in maniera trasversale: pure le pietre sanno che negli anni in cui governava la Dc, prima di ogni grande decisione c’era un leale confronto con il Pci. È così che si mette la città al centro.

 

Una cosa è dialogare da fronti opposti, cosa diversa è governare insieme
Gli accordi è meglio farli alla luce del sole, in maniera chiara. Mettiamola così, per una volta in questa città le cose si fanno alla luce del sole e senza nascondersi. Abbiamo gettato un ponte anche verso chi è distante politicamente da noi ma si può ritrovare sulle priorità e le scelte fondamentali per la Città.

 

Dopo la riunione di lunedì ci sono state le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Pd e dal capogruppo di Forza Italia in cui si parlava di convergenza verso lo stesso candidato sindaco, addirittura di un Pd che senza primarie si accodava al centrodestra.
Le condizioni per un accordo c’erano e ci sono. Non per un accordo di quel tipo. Dopo ore di discussione, nel pieno della notte, può essere fisiologica una certa confusione. Ribadisco: noi siamo disponibili a scegliere con le primarie un candiato sindaco insieme a chiunque, tra le forze democratiche, sia disposto a condividere il programma. Compreso il centrodestra.

 

Nemmeno i dirigenti provinciali Dem sono molto convinti
I numeri hanno la testa dura: se mettiamo la città al centro e costruiamo un’alleanza sulle cose da fare, bene. Altrimenti sarà sempre la solita cosa degli ultimi decenni. Le elezioni del 4 marzo ci hanno detto una cosa chiara e cioè che la gente vuole efficienza.

 

Voi non l’avete data con l’ultima amministrazione, quella guidata da Fausto Bassetta?
Noi abbiamo fatto di tutto per dare efficienza. Ma la politica è anche il coraggio di decidere. Noi abbiamo insistito fino a diventare un elemento di fastidio. Ricordo a me stesso che Bassetta ci ha messo fuori dalla sua maggioranza.

 

Un alleanza con ciò che resta di Progetto Anagni è impensabile?
Ricordo nuovamente a me stesso che siamo stati messo fuori dalla maggioranza.

 

Che profilo deve avere il nuovo sindaco?
L’ultima esperienza ci ha detto che la gente presa in prestito dalla società civile ha il limite di non avere l’elasticità e la prospettiva che in politica sono fondamentali. Un sindaco è una persona che ha il coraggio di prendere le decisioni e non un superiore del segretario generale. Deve essere uno che mastichi di politica, abbia esperienza, sappia parlare all’intero fronte anche se è di una sola parte. Devono essere le primarie a dirlo.

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