La rabbia di Maria Spilabotte: «Caro Alfieri impara cos’è la militanza»

La senatrice Maria Spilabotte strapazza il reggente provinciale del Pd Domenico Alfieri. «Impara cos'è la militanza». Difesa a spada tratta di Valentina Calcagni. Accusata di essere una "Segretaria frustrata” per le critiche rivolte ad Alfieri

Nel Partito Democratico ha fatto di tutto. E prima ancora lo aveva fatto nei Democratici di Sinistra, nel PdS e nel glorioso Partito Comunista Italiano. Maria Spilabotte rispondeva al telefono, faceva le fotocopie, preparava i documenti politici. Qualcuno giura che abbia anche attaccato i manifesti. Solo dopo anni di militanza è arrivato il seggio in Senato.

Proprio per questo non manda giù l’attacco sferrato dal presidente provinciale e reggente del Partito Democratico Domenico Alfieri, contro la dirigente Valentina Calcagni. Che al termine di un pubblico ragionamento politico lo aveva bollato come «Incompetente». Lui invece le ha dato della «Segretaria frustrata». (leggi qui Volano gli stracci nel Pd: «Incapace!», «Segretaria frustrata!»)

 

La risposta di Maria Spilabotte è dettata dagli anni di militanza . E dall’orgoglio.

«Girovagare nelle segreterie di eletti vuol dire lavoro. Duro lavoro. A volte anche non retribuito. Si chiama militanza per quanto mi riguarda.

La difesa di Valentina Calcagni fatta da Maria Spilabotte è senza riserve. «Non è affatto frustrata. È libera di dire ciò che pensa. Con padronanza degli argomenti e della lingua italiana. La cosa grave di cui dovrebbe preoccuparsi Alfieri è che tanti la pensano come lei. Ha dato solo voce a chi in questo Partito non ha il coraggio di dire le cose come stanno…Fino in fondo».

Il re è nudo. La crisi interna è aperta. Perché a Maria Spilabotte nessuno può contestare nulla, considerati gli anni trascorsi al servizio del Partito.

«Se lo irrita così tanto vorrà dire che forse Valentina ha avuto la capacità di scuotere le coscienze. Ci parli delle sue iniziative politiche Alfieri… del suo lavoro di reggente del Pd provinciale e della sua aspirazione a diventarne prossimo Segretario Provinciale».

 

Infine la difesa del lavoro, anche se umile. Della militanza per gli ideali e non per i soldi. «Fare la segretaria per gli eletti non è affatto frustrante, anzi… È un lavoro impegnativo, specialmente quando si lavora al fianco di eletti bravi, preparati e attivi. Non si fanno solo agende e fotografie… Si fa pure strada… E lo dice una che è stata la segretaria per vent’anni di un pezzo da 90 come Francesco de Angelis e che grazie a tanto lavoro fatto è riuscita ad arrivare in stazione proprio nel momento in cui il treno giusto stava passando.
Ora dal treno sono scesa ma ho imparato tanto…ho capitalizzato tanto sapere e tanta esperienza».

Dove a colpire è la fronda d’ulivo verso il suo antico maestro. Dal quale si era allontanata una volta entrata a Palazzo Madama. Perché Maria ha sempre pensato con la sua testa.

 

La chiusura è da epitaffio. Per il presidente. «“Le Segretarie” crescono e se dicono quello che pensavo vanno smentite con i fatti e non con epiteti e luoghi comuni usati spesso da maschietti che hanno poche argomentazioni».

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