Spreafico: La propaganda non aiuta a capire il dramma dei migranti

Il vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione per il Dialogo, ha rivolto gli auguri ai musulmani in occasione della festa per la fine del Ramadan. Ed ha puntato il dito verso la propaganda contro i migranti che non aiuta la comprensione

Ha costruito ponti. Poggiandoli sulla roccia della conoscenza, tenendo lontana la sabbia della diffidenza. Ha cercato in ogni modo il dialogo: per capire e farsi capire. Su quelle strade è passato anche Papa Francesco che si è incontrato in Egitto il Grande Imam di al Azhar. Fu un percorso di fiducia e dialogo che venne realizzato da monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo.

Oggi il vescovo Spreafico tenta di costruire un altro ponte. Tra gli italiani di buona volontà e quelli che hanno paura di aprirsi.

«Sono convinto che gli italiani hanno nel cuore un profondo senso di accoglienza verso il diverso che oggi però viene oscurato da tanti fatti. È oscurato dalla paura, è oscurato da cifre che si danno sull’immigrazione che non sono reali. È oscurato da una propaganda che non aiuta la reciproca comprensione».

Lo ha detto all’agenzia di informazioni religiose Sir in occasione della festa di “Eid El Fitr” a conclusione del Ramadan.

Monsignor Ambrogio Spreafico ha espresso «In questo tempo difficile, di grande contrapposizione in cui tante volte sembra che il mondo voglia portarci allo scontro e alla divisione, credo che il Ramadan vissuto dalla comunità musulmana come uno dei pilastri fondamentali della loro fede, possa portare anche nel nostro Paese frutti di pace, di bene e di reciproca comprensione e dimostrare che e’ possibile una convivenza migliore, piu’ fraterna tra di noi».

Molti sono i vescovi italiani che hanno personalmente portato ai “fratelli musulmani” che vivono nelle loro città, gli auguri delle comunità cattoliche.

Questi messaggi – commenta il vescovo Spreafico – sono «un segno che dice che è possibile vivere insieme in questo Paese ed esprimere nella nostra differenza una fede che accoglie il diverso, lo straniero, il profugo. Un messaggio che dobbiamo dare insieme perché ne abbiamo tutti bisogno».

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