Startup innovative: c’è chi al Covid non si piega

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Giovani, ad alto contenuto tecnologico e con potenzialità di crescita. Sono oltre 12mila in Italia, più di 1.400 nel Lazio. Hanno saputo cambiare pelle e reggere all'urto della pandemia. Per il ministero dello sviluppo economico rappresentano uno dei punti chiave della politica industriale italiana

Alessio Brocco

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo

Dalle oltre 3.000 della Lombardia, alle appena 168 della Sardegna. È l’Italia delle startup innovative, 12.291 in tutto il Paese. Tutte accomunate da tre fattori imprescindibili: giovani, ad alto contenuto tecnologico e con forti potenzialità di crescita.

Per il Ministero dello Sviluppo Economico rappresentano uno dei punti chiave della politica industriale italiana. Sono concentrate nel settore dei servizi e, negli ultimi anni, hanno avuto una crescita esponenziale sulla scorta delle misure a sostegno introdotte dal 2012 allo scopo di supportarle durante il loro ciclo di vita (nascita, crescita, maturità).

L’obiettivo, oltre a sviluppare un ecosistema dell’innovazione dinamico e competitivo e di creare nuove opportunità per fare impresa e incoraggiare l’occupazione, è quello di promuovere una strategia di crescita sostenibile.

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Sostenibilità: ecco un’altra parola chiave con cui si deve fare i conti. La Commissione Europea, a questo proposito, ha adottato un vero e proprio piano d’azione per l’economia circolare, principale blocco del green deal (il patto verde europeo), che ha come scopo proprio quello della crescita sostenibile. Il piano, nello specifico, mira a rendere la nostra economia più adatta a un futuro verde, a rafforzarne la competitività proteggendo nel contempo l’ambiente e mira a sancire nuovi diritti per i consumatori.

Nel Lazio domina Roma, poi Latina e Frosinone

Negli ultimi venti anni sono state registrate 12.291 start up innovative in Italia. Nel Lazio sono 1.409. Vuol dire 24,4 ogni 100.000 abitanti, quarto posto assoluto in questa speciale graduatoria elaborata da Openpolis a marzo 2021 su dati del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il Lazio è alle spalle di Lombardia (33 ogni 100.000), Trentino Alto-Adige (27,7) e Molise (26). Nelle parti basse della classifica, invece, ci sono la Sardegna (10,4 imprese ogni 100.000 abitanti), la Sicilia (12), la Liguria (13,4), la Calabria (13,5) e la Puglia (13,6).

A fare la voce grossa nel Lazio è Roma con 1.209 startup innovative. La provincia di Frosinone si piazza al terzo posto in regione a quota 52. La maggioranza nel capoluogo. La Ciociaria, nella classifica regionale, succede alla provincia di Latina (61), ma precede Viterbo (27) e Rieti (15).

La maggioranza delle attività laziali sono concentrate nel settore dei servizi (1.225), poi commercio (44) e turismo (8).

Altro dato interessante è quello riguardante le startup ad alto valore energetico in ambito tecnologico: nel Lazio sono 169. In Italia 1.720. Segnale chiaro che il futuro è già qui.

La risposta delle startup innovative alla pandemia

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Il colpo inflitto dalla pandemia ha messo a dura prova la tenuta delle imprese. Troppe non hanno retto l’urto. Altre, nei settori dove questo è stato possibile, hanno dovuto accelerare i rispettivi processi di digitalizzazione per salvare il salvabile e continuare a tenere in piedi l’attività. Con comprensibile fatica. (leggi anche L’urlo di Miriam: «Così le imprese non restano»).

La risposta al Covid delle startup innovative, già abituate a fare i conti con l’avanguardia tecnologica e il mondo del digitale, è stata diversa. Come evidenzia lo studio di fine 2020 condotto dal Politecnico di Milano presentato attraverso il convegno “L’innovazione digitale non va in lockdown: alle imprese cogliere l’effetto start up” questo tipo di aziende hanno dimostrato adattamento, flessibilità e capacità di trovare nuove soluzioni per andare avanti.

In un caso su tre hanno scelto di modificare il proprio modello di business, sei su dieci si hanno promosso iniziative di raccolta di donazioni, lancio di prodotti o servizi del tutto nuovi e soluzioni gratuite. Il 34%, inoltre, ha evidenziato una maggiore propensione all’open Innovation, mentre il 22% ha riscontrato interesse o ha avviato collaborazioni con altre startup.

“In un contesto di radicale e drammatico cambiamento in cui le imprese tradizionali e le istituzioni sono apparse spesso disorientate, l’ecosistema startup ha mostrato alcune strade per fronteggiare la nuova quotidianità, mettendo in campo competenze, conoscenze, brevetti, prodotti e nuove soluzioni – ha commentato Alessandra Luksch, direttore degli Osservatori digital transformation academy e startup intelligence del Politecnico di Milano – In alcuni casi le startup hanno sviluppato soluzioni per contrastare gli effetti della pandemia, pensando prima all’interesse della comunità piuttosto che al ritorno economico”.

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