«Ho aperto in piena crisi economica: non ho pensato a come batterla, ma a come rendere le mie macchine le migliori»

Chissà se da piccolo gli piaceva il Meccano. Quel gioco fatto con barrette metalliche, viti, dadi e bulloni per costruire modellini e apparecchi meccanici… A quel tempo era tornato di moda. Michele Merola (34 anni) una volta diventato grande il suo Meccano se l’è costruito da solo. Si chiama TMP Engineering Srl ed è la società che ha fondato. Si occupa di automazione industriale: un Meccano un po’ più un grande.

Oggi siede al tavolo di Unindustria, è presidente di ISCP (piattaforma per la cooperazione tra aziende, istituti di ricerca e università italo-serbe). E da quest’anno è vicepresidente nazionale di AIDAM (Associazione Italiana di Automazione e Meccatronica).

 

Arriva a Cassino all’età di 7 anni…
Sono nato a Ivrea, in provincia di Torino, ma vivo a Cassino da 27 anni. Qui ho fatto tutte le scuole. Mi sono diplomato nel liceo scientifico di Cassino ed ho conseguito la laurea in ingegneria meccanica: specializzazione in automazione e robotica. Ed a Cassino nel 2010 ho fondato la TMP Engineering Srl.

 

Quanto è difficile, per un giovane ingegnere della provincia di Frosinone, decidere di fare impresa e realizzarla?
Diciamo che ho capito il senso stretto della parola impresa, perché riuscirci è un’impresa! A parte gli scherzi, credo che la mia storia sia la semplice dimostrazione che in Italia è possibile fare impresa e lo è anche per quelle persone che non hanno particolari background imprenditoriali. Le idee sono l’unico motore delle nostre azioni, il problema non sono mai i soldi. Io sono partito completamente da zero, lo dico con orgoglio, non sono figlio di imprenditori, non sono figlio di manager aziendali che magari avrebbero potuto aiutare la mia scelta, ma avevo un’idea chiara nella testa, il mio futuro non sarebbe stato quello di cercare lavoro ma di creare lavoro. La difficoltà più grande è stato l’accesso al credito: avevo 5.000 € da investire, praticamente nulla per quello che a me serviva. Inutile raccontare le tante porte in faccia ricevute dagli istituti di credito prima di trovarne uno disposto a finanziarne la mia idea.

 

Molti non ci provano perché hanno paura di sbagliare…
In quanto essere umano di sbagli sicuramente ne ho fatti, se poi consideriamo che sono uno a cui piace “fare le cose” il discorso si amplifica, perché solo “chi fa commette errori”. Quando faccio una cosa cerco sempre di farla in modo che successivamente possa avere dei rimorsi ma mai dei rimpianti. Per il momento se tornassi indietro non cambierei molto sulle scelte aziendali fatte.

 

Non tutte le ciambelle escono con il buco: qualcuno dei primi errori?
Forse l’unica cosa che al momento mi rimprovero è stata l’incapacità iniziale nel “dire no” ai clienti su lavori non perfettamente in linea con le nostre attività. Quello è “fatturato tossico” e lo si paga tutto in termini di tempo e stress. L’identità di un’azienda non è una cosa che trovi appesa all’albero, costruirla richiede fatica ed è difficilissimo.

 

Tutti pronti a criticare oppure c’è ancora qualcuno pronto a dare un consiglio utile?
Una volta, durante un consiglio centrale dei giovani di Confindustria, un imprenditore con molta più esperienza di me mi disse: “Quando saprai descrivere cosa fa la tua azienda con tre parole, allora saprai chi siete”. Per fortuna io quelle parole le ho trovate.

 

Pochi soldi in tasca, niente famiglia che possa sostenere un grande progetto, una buona idea nella testa… e poi cosa altro è servito per raggiungere il successo?
Ho capito sulla mia pelle che un’attitudine impagabile per un imprenditore più della genialità è la costanza. Oltre alla capacità di saper gestire gli insuccessi. Nella vita di una persona, e ancora più di un imprenditore, saranno sempre più le cose provate e non riuscite rispetto a quelle riuscite. Credo che queste qualità siano quelle che mi hanno permesso di raggiungere i migliori risultati.

 

Contano più i soldi o la soddisfazione?
Credo che aldilà di quali siano le cose che ti motivano, sia più importante quanto ti motivano. Non si può neanche immaginare, lo si deve solo provare, quanta motivazione ci vuole per fare impresa. Soprattutto partendo da zero, devi essere disposto a sacrificare tutto, la vita personale, il tempo libero, la famiglia, le proprie passioni. La fortuna più grande è quella di avere al mio fianco una persona migliore di me, per questo l’anno prossimo ho deciso di sposarla. Ecco, io le mie motivazioni le trovo nella semplicità di rendere orgogliosa la mia famiglia.

 

Cos’è il successo?
A questa domanda il giorno dopo la mia laurea avrei risposto in maniera banale, avere un bel lavoro e guadagnare molto. Ho dovuto ricredermi e devo ancora capirlo. Per il momento è un valore molto semplice: “fare bene ciò che si fa”. Ma credo che non sia un valore assoluto e comunque è vero quando sono gli altri ad attribuirtelo.

 

Come si batte la crisi?
Argomento più grande di me. Non so qual è e se esiste una ricetta giusta, io posso dirvi la mia. Quando ho deciso di aprire l’azienda nel 2010, quindi in piena crisi, non ho pensato a come battere la crisi, ma ho pensato a come rendere le mie macchine le migliori.

 

Quali insegnamenti ti ha dato la vita?
A 34 anni sto cercando ancora di capirli, magari ve li dirò tra una quarantina di anni.

 

Cosa consiglieresti ai giovani d’oggi?
Di sbagliare, ma di provarci! Una cosa non provata nel tempo diventerà un rimpianto. Investire su voi stessi, non limitarvi alla formazione scolastica e accademica: oggi le competenze richieste sono molto più varie di quelle che il nostro sistema formativo può offrirvi. Imparare le lingue, senza sareste dei menomati a vita. Avere l’orgoglio di essere italiani e di vivere in questo paese: i luoghi comuni che sento dire troppo spesso, posso garantire che sono nella maggior parte dei casi solo giustificazioni a limiti personali.

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