Stati generali dell’Anbi: l’obiettivo è il Green New Deal e il Lazio è in pole

FOTO © AG. ICHNUSAPAPERS

Webinar fluviale dell'associazione dei consorzi di bonifca. Un'occasione per fare il punto e indicare la nuova rotta al governo. Cioè chiedere più risorse e non più farsi bastare al millesimo quelle stanziate. Perché i problemi devono diventare occasioni. Con 11 miliardidi euro e 50mila posti di lavoro.

Due parole d’ordine. Fiducia e coraggio. La prima nel futuro, la seconda nel fare le scelte. Già, scegliere: da sempre fattore difficile ma importante, strategico e determinante. Prassi poco diffusa. Quasi per nulla. In ogni ambito. Ma in Anbi, sono le due parole d’ordine che ora sono state imposte dal duo Francesco Vincenzi – Massimo Gargano, il primo presidente il secondo direttore dell’Associazione Nazionale Bonifiche: lo hanno fatto nel corso dell’Assemblea Nazionale, riunita durante questo fine settimana.

Il tema centrale è stato il coraggio di fare le scelte per un ente che fino a qualche anno fa veniva visto come un carrozzone incaricato di aprire e chiudere l’acqua per l’irrigazione dei campi. E ora invece ha cambiato mission: in prima linea nella difesa del suolo, la lotta agli allagamenti. Tutte conseguenze di un clima che cambia. E cambierà in maniera sempre più veloce.

L’Assemblea Nazionale ANBI

Il coraggio delle scelte serve proprio a questo. Affrontare un clima che cambia, stagione dopo stagione, sempre più in fretta. Così sono nati negli anni scorsi progetti per gestire la nuova normalità.

Anbi, causa Covid-19, la propria Assemblea Nazionale l’ha tenuta in via remota. In streaming con ministri, rappresentanti del Governo conte 2 e degli enti decisori. Un webinar di livello. Un appuntamento atteso. Negli anni scorsi si sgomitava in  altri contesti  per esserci. La sede regionale di Anbi Lazio l’anno scorso dopo il cambio di passo richiesto l’ha trasformata in un momento quasi da Stati Generali che non si ricordava da decenni.

Un fiume di progetti. E 55mila posti di lavoro
Massimo Gargano Foto © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Solo per fare qualche nome: tutti i direttori regionali Anbi schierati con l’assessore regionale del Lazio Enrica Onorati ed i suoi dirigenti dell’assessorato. Ma anche i presidenti di Anci Lazio, dei Soggetti Idrici Integrati con diversi rappresentanti del Consiglio Regionale così come quelli di Aeroporti di Roma (se si fermano le idrovore Anbi a Fiumicino atterrano solo gli idrovolanti) per esempio. Ma pure di Arsial e Centro Agro Alimentare.

 Con il web i concetti passano più veloci, arrivano prima e sono crudi. Nel nostro  Paese si deve cambiare. È un Paese dove mediamente servono 11 anni per realizzare un’opera pubblica ed i grandi investimenti per le infrastrutture idriche al Sud risalgono ancora al tempo della Cassa per il Mezzogiorno.

L’Anbi lo ha ribadito, senza strillare. Ha dimostrato di esserci: oltre 3800 progetti, capaci di garantire quasi 55mila posti di lavoro.

Il direttore Massimo Gargano è stato netto. Serve però coraggio per unire i fonti: l’Agricoltura, la necessità di acqua, la sostenibilità. Obiettivo in Italia, nel Lazio  ed in Europa per garantire  imprese, consumatori e la sicurezza idrogeologica per i cittadini.

Bellanova e tutti gli altri

Francesco Vincenzi (Presidente nazionale Anbi) e Teresa Bellanova (Ministro delle politiche Agricole) Foto © Imagoeconomica / Sara Minelli

Ad ascoltare Gargano in veste di moderatore c’erano  Teresa Bellanova, Ministra Politiche Agricole Alimentari Forestali. Poi Giuseppe L’Abbate, Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Roberto Morassut, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio. Ancora, Salvatore Margiotta, Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Pier Paolo Baretta, Sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze.

A seguire Gianpaolo Vallardi, Presidente della Commissione Agricoltura in Senato ee il suo omologo a Montecitorio Filippo Gallinella, Presidente della stessa Commissione alla Camera.

Con loro Susanna Cenni  e Raffaele Nevi, componenti della Commissione Agricoltura Camera. E Paolo Trancassini, componente della Commissione Bilancio alla Camera.

In linea tutte le associazioni degli imprenditori agricoli. Con Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti, Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura e Giovanni Daghetta, consigliere Nazionale CIA – Confederazione Italiana Agricoltori. Non è finita. Fabrizio Curcio, Capo Dipartimento Casa Italia, Giuseppe  Blasi Capo Dipartimento alla Politiche Agricole e Forestali, Angelica Catalano, Direttore Generale dell’Ufficio Dighe. Per finire Luca Bianchi, Direttore Generale Svimez, Raffaele Borriello, Direttore Generale Ismea. Con loro Massimiliano Atelli, consigliere di Presidenza alla Corte dei Conti ed Erasmo D’Angelis, Segretario Generale Autorità Bacino Appenino Centrale.

Gargano: Problemi? No, opportunità

I lavori dei consorzi di Bonifica del Lazio per aumentare la capacità di contenimento dell’acqua

Gargano è stato diretto, come al solito.  «C’è bisogno di un nuovo modello di sviluppo, importante per fare l’indispensabile passo avanti. Trasformando cioè gli attuali problemi in opportunità».

Facile a dirsi. ma come? «Lo sviluppo del territorio dovrà essere perno centrale per il rilancio economico del Paese. Si apre una stagione di fondamentale programmazione per rinnovare il Paese. Questo grazie ad una mole di finanziamenti europei come mai abbiamo visto. Ed anche per le opportunità offerte dalla Politica Agricola Comune e dal Green New Deal».

Ricci, Renna, Ruberti: fare team

Sonia Ricci © Imagoeconomica / Daniele Stefanini

Nel Lazio un’altra coppia affiatata presidente / direttore di Anbi è formata da Sonia Ricci e Andrea Renna.

Sono in totale sintonia sul tema dell’economia circolare e dello sviluppo green. E su questi temi hanno realizzato un’efficace sinergia con Enti come la Regione Lazio.

Regione che sui consorzi sotto l’abile regia del capo di Gabinetto Albino Ruberti, ci ha messo non solo la faccia ma anche risorse importanti. Come? Cogliendo nuove opportunità tipo il Piano di sviluppo rurale oppure i Por cioè i Piani Operativi dell’Unione Europea per le Regioni. Senza trascurare di mirare a progetti esecutivi.

Si vuole dare un significativo contributo. Lo si vuol fare mettendo a disposizione il Piano Nazionale Manutenzione Straordinaria e Infrastrutturazione di opere per la difesa idrogeologica e la raccolta delle acque. 

Cos’e? E’ Suddiviso in 4 sezioni, raggruppa 3.869 progetti (il 50% già esecutivi). E’ il Piano Nazionale per la Manutenzione Straordinaria e l’Infrastrutturazione di Opere per la Difesa Idrogeologica e la Raccolta delle Acque.

È stato redatto da Anbi. L’ammontare complessivo dell’investimento previsto dal Piano ammonta a quasi undici miliardi di euro, in grado di garantire oltre cinquantaquattromila posti di lavoro.
La gran parte del Piano è dedicata alle Opere di Manutenzione Straordinaria per la Difesa Idrogeologica. Sono 3.658 per un investimento di oltre ottomilaquattrocento milioni di euro ed un’occupazione stimata in circa quarantaduemila unità.

Un piano monstre da 11 miliardi

I LAVORI DI BONIFICA IN VALDARNO

Il maggior numero di progetti (2015) interessa il Nord. Cioè Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria ed Emilia-Romagna.

Seguono il Centro (1.224) e il Sud (419). Cioè Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Quest’ultimo però è primo nella poco invidiabile classifica dei bacini da completare. Sono 42, capaci di contenere 103.862.280 metri cubi d’acqua. Per ultimarli servono oltre cinquecentosessantacinque milioni di euro. Il tutto con un’occupazione stimata in circa duemilaottocento unità.

In tutto, le opere incomplete sono 66 (19 in Centro Italia e 5 al Nord). Hanno bisogno di un investimento complessivo pari a circa ottocento milioni di euro, con cui si garantiranno 4.000 posti di lavoro.

Bacini interrati, lavoro assicurato

La situazione è cristallizzata. Il Meridione è, purtroppo, primo anche nel numero degli invasi bisognosi di manutenzione straordinaria a causa del progressivo interrimento. Sono 45, la cui capacità complessiva (604.470.000 metri cubi) è ridotta dell’11,3% a causa di cosa?

Di sedime, pari a 68.636.550 metri cubi. il costo per la rimozione del materiale è quantificato in 274,5 milioni di euro, capaci di garantire 1.372 posti di lavoro. In Italia sono complessivamente 90 i bacini (36 al Centro e 9 al Nord) condizionati dall’interrimento. Fenomeno che  riduce del 10,7% la loro capacità. Per ripulirli serviranno quasi duecentonovanta milioni di euro. Somma che garantirebbe però 1.448 posti di lavoro.

Infine, nella sezione dedicata ai bacini di raccolta delle acque, il maggior numero di progetti (30) interessa il Nord Italia. Con una capacità prevista di 100.345.000 metri cubi. E con un investimento di circa seicentotrentatre milioni di euro. Il tutto per 3.166 i posti di lavoro stimati.

Al Centro i progetti sono 17, mentre al Sud ne sono previsti 8. Per realizzare questi 55 interventi servono circa un miliardo e mezzo di euro. Da essi dipenderebbero 7.276 posti di lavoro.

L’appello: una nuova era green

I LAVORI DI BONIFICA NEL VERONESE

«L’analisi dei dati conferma l’immagine di un’Italia a più velocità. E con il Meridione che vede risalire gli investimenti  idrici più importanti al tempo della Cassa per il Mezzogiorno. Per questo, consci dei rischi derivanti dalla mancata infrastrutturazione del territorio al tempo dei cambiamenti climatici, chiediamo un vero Green New Deal. Lo chiediamo per il nostro Paese. Auspichiamo più  determinazione nelle attività di contrasto all’estremizzazione degli eventi meteo. Ed anche procedure esecutive più rapide ma non meno controllate. Inoltre maggiori  risorse destinate ad incrementare la capacità di resilienza dei territori e delle loro comunità». 

E il Lazio? Guarda a nord ed ha un piano

ANDREA RENNA, DIRETTORE ANBI LAZIO

Il Lazio guarda alla parte nord d’Italia, vuole aggregarsi al treno Alta velocità delle regioni del nord e non ai locomotori del sud. Fa bene.

Ha predisposto sotto la regia proprio di Gargano anche un piano di azioni. 

Sette Consorzi, quasi 11.000 km. di canali, 97 impianti irrigui. E poi 90.000 ettari irrigati, 59 impianti idrovori, 400 dipendenti. Tutto pari a 1.666.000 di ettari come perimetro consortile, con 604.00 ettari per quello di bonifica, oltre 307.000 consorziati.

In piena pandemia Anbi Nazionale chiese un documento da presentare al Governo. Questo  lo spaccato d’insieme. Detto e fatto con qualche proposta che oggi trova forse prime indicazioni in termini di risposte. Vediamo. I Consorzi di bonifica operanti nella Regione Lazio, che da sempre hanno dimostrato grandi capacità progettuali, hanno pronti 69 progetti esecutivi. Esecutivi e definitivi per la riduzione del rischio idrogeologico. Inoltre per un importo complessivo di 103,5 milioni di euro.

Con la capacità di 4,9 milioni di metri cubi dei bacini idrici attualmente in esercizio. Di essi ben 1,7 milioni (34, 7%) risulta occupata da sedime, per eliminare il quale sono necessari 7 milioni di euro.

In ultimo per recuperare una vasca da 33 mila metri cubi ed un impianto irriguo non completati si è redatto un progetto esecutivo per 30 milioni di euro. Si tratta di investimenti per complessivi 140,5 milioni di euro, che significa un incremento di almeno 702 unità lavorative.

Fare di più e più in fretta

LAVORI DEL CONSORZIO DI BONIFICA

Per Massimo gargano non è un punto di arrivo È «Un buona base di partenza. Tuttavia si deve mirare a lavorare ancor meglio e con più velocità».

Appello che Sonia Ricci e Andrea Renna con tutti i colleghi direttori hanno già trasformato in tavoli di lavoro.

Si guarda anche a qualche novità: gli impianti fotovoltaici sull’acqua, per esempio. Ma anche a nuove manutenzioni. Senza spezzettare competenze oppure attendere frontisti che non si muovono, da decenni ormai.

Poi la rivoluzione digitale. Semplificare davvero una rete con le realtà istituzionali che a volte si blocca. Semplificare l’organizzazione del lavoro. Ed anche l’acquisizione e gestione dei dati e il controllo delle situazioni di rischio idraulico. Permettendo così a tutti gli operatori di essere connessi in tempo reale.  Inoltre rinaturalizzare le aree urbane insistenti sui corsi d’acqua. 

Bellanova rassicura, Gargano incalza: fermi agli anni ’70

Teresa Bellanova Foto © Imagoeconomica / Carlo Lannutti

La ministra Bellanova ha espresso proprio la necessità di centrare l’efficientamento irriguo.

«Lo sblocco di cantieri ed investimenti è condizione necessaria per rilancio del Paese nello scenario globale. Il Decreto per la Semplificazione deve avere al centro questo tema. Tema indispensabile per rispondere alle esigenze di competitività delle aziende ed alla necessità di creare lavoro. Speriamo si passi dalle parole ai fatti. Dal 2021 al 2027 le risorse dovranno essere destinate alle infrastrutture irrigue ed alla difesa idrogeologica».

Non si può essere generalisti e se arriveranno i fondi per i progetti,  i progetti dovranno essere pronti per poi diventare realtà. Chiacchiere a zero.

Anbi lo sa nel Lazio così come in Italia e su questo lavora. Anche perché, e Gargano non manca mai di evidenziarlo, le disponibilità idriche nel nostro Paese e quindi anche nel Lazio «sono ferme agli anni ’70. Il nostro è un paese ricco d’acqua, perché annualmente cadono circa 300 miliardi di metri cubi di pioggia. Miliardi di cui però riusciamo a trattenere al suolo solo 45».

«Quasi 50 anni fa, nel 1971, la Conferenza Nazionale sulle Acque indicò in almeno 17 miliardi di metri cubi. Cosa? La capacità d’invaso necessaria a rispondere alle esigenze di crescita del Paese nel 1980».

Dighe, invasi, meteo e agricoltura

LA DIGA DI ULA TIRSO IN SARDEGNA. FOTO © ICHNUSAPAPERS

Quarant’anni dopo la potenzialità di raccolta delle 534 dighe italiane è ferma a 11,9 miliardi. Risulta evidente l’importanza di aumentare, soprattutto nella prospettiva di un rilancio dell’Italia collegato al New Green Deal.

Cosa? La capacità d’invaso per sopperire alle accresciute esigenze idriche. Anche perché il clima è cambiato, impazzito ma non si deve ricordare solo quando accadono fatti eclatanti. Si deve ribadire ogni giorno per trovare risposte che prima non erano necessarie, utili, richieste. Il settore, che utilizza maggiori risorse idriche è l’agricoltura. Lo fa con circa venti miliardi di metri cubi all’anno, soprattutto nel Nord Italia, per irrigare complessivamente 3.300.000 ettari.

Sta, però, crescendo in molte aree del Paese la richiesta d’irrigazione per migliorare la competitività sui mercati. Inoltre numerose produzioni agricole, a causa del ripetersi di stagioni siccitose e alte temperature, necessitano ora di risorse idriche tutto l’anno.

Infine, va considerato che una costante disponibilità d’acqua ridurrebbe lo spopolamento delle aree collinari e montane. Risulta quindi fondamentale rendere disponibile più risorsa idrica. E di farlo attraverso la realizzazione anche di piccoli invasi e l’incremento della superficie servita da impianti irrigui.

Un cambio epocale

Sarà un cambio di passo epocale. Cioè una strategia nuova che poi è quella che anche nel Lazio si sta attuando. Partire dai dati, capire gli interventi, individuare criticità. E poi  trovare le risorse per le attività. Non serve più il percorso inverso. Partire dalle risorse e farle bastare. Non paga, pone freni e limiti.

E’ uno schema non più attuabile a tutti i livelli. Figuriamoci se si affrontano temi come la sicurezza ambientale, idrogeologica o la garanzia di irrigazione per i prodotti alimentari.  Anbi lo ha ribadito. In Italia nel Lazio. Dove si è già attivato questo percorso le cose sono migliorate e nettamente. Duplicarlo in tutti i territori dove è possibile sarà il prossimo obiettivo da mettere nel mirino. In sinergia vera a vantaggio di ambiente e cittadini.

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