Stellantis/2 Tridente ed elettrico: “Cassino ce la farà così, ma…”

L'analisi sul futuro dello stabilimento Fca Cassino Plant. La strada obbligata per raggiungere il rilancio. Perché Cassino preoccupa. E come può farcela

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Se qualcuno vi dicesse che il 2021 sarà peggio dell’orribile 2020 appena terminato, come la prendereste? La domanda, al limite del fantascientifico, poggia sulla base solida delle analisi firmate dal sindacato Fim Cisl. Ed apre scenari inquietanti sullo scenario dello stabilimento FCA di Piedimonte San Germano.

Colpo di reni impressionante

Ferdinando Uliano, uno dei top player europei nel sindacato dell’automotive, ha snocciolato dati ben precisi in una conferenza stampa organizzata dall’articolazione metalmeccanica della CISL. Lo ha fatto parlando delle produzioni nel 2020, delle prospettive di ogni fabbrica FCA e della nascita di Stellantis.

Operai al lavoro a Cassino Plant

Innanzitutto i numeri a livello nazionale: foschi, ma non troppo. Sì, perché chiudere l’anno più orribile dell’auto con “solo” il -12,6% a livello di volumi prodotti è un mezzo miracolo. Le auto uscite dalle linee lo scorso anno sono state circa 700 mila. Ma il dato positivo è che si è recuperato tanto terreno da un -35% di giugno e da un -27% a settembre. Il colpo di reni dell’ultimo trimestre è stato impressionante. Il tutto in un contesto in cui il mercato dell’auto italiano ha perso il 28%.

FCA, ha affermato Uliano, è riuscita a mettere in cantiere tutti e 5 i miliardi di investimenti del piano 2019-2021. All’appello di fatto mancano davvero poche cose: tra queste il Tonale che si produrrà a Pomigliano ed il Maserati Grecale che si produrrà a Cassino.

«Per Grecale – ha detto il sindacalistail job one avverrà a novembre. Questo modello insieme a Tonale, rappresenta un passo particolarmente atteso perché va ad inserirsi sullo stabilimento di Cassino. Stabilimento che, come Pomigliano, è quello che non ha ancora la piena occupazione».

Cassino torna a preoccupare

Sì, Cassino torna a preoccupare il sindacato e lo fa perché i numeri sono bruttissimi. Sotto l’Abbazia sono state prodotte in un anno circa 53 mila vetture. Con un calo della produzione del 9,1% ed una fabbrica tecnologicamente avanzata e oggetto di recenti investimenti, che lavora al 10% delle sue potenzialità.

Alfa Romeo, la gamma prodotta a Cassino Plant: Stelvio, Giulia e Giulietta

L’esempio è sempre lo stesso: ho la forza per produrre cento auto in un giorno, ma ne realizzo solo dieci perché tante ne richiede il mercato. Nel 2021 questo trend negativo – iniziato non oggi, ma nel 2017 – peggiorerà di un altro 20%. Perché non ci sarà più Giulietta che tanto ha pesato nelle produzioni degli ultimi anni.

E poi l’occupazione: «Per tutto il 2021 ci saranno gli ammortizzatori sociali. – ha detto Uliano – Ma nel corso dell’ultimo anno e mezzo c’è stata una riduzione di 900 lavoratori, passando da 4300 a 3400. Questo non è bastato per ridurre l’utilizzo della cassa. Gli impatti sull’indotto, naturalmente, sono altrettanto pesanti».

Nel 2020 Giulia e Stelvio, che nel 2017 avevano superato le 100 mila unità prodotte, hanno visto la realizzazione di 42000 unità circa. (Leggi qui Stellantis/1 “Cassino Plant è lo stabilimento Fca che soffre di più”).

Il futuro è un Tridente ma piccolo

Il futuro di Cassino ha un Tridente. Ma non basta

Ed il futuro? Il futuro porta il tridente, quello di Maserati e si spera una ventata di freschezza, quella portata dal Grecale.

Con il nuovo Suv, che verrà prodotto alla fine dell’anno, arriverà a Cassino anche la piattaforma elettrica (perché del modello Maserati è prevista la versione ibrida). Piattaforma che si spera consentirà di produrre anche le versioni elettrificate di Giulia e Stelvio. Per questi ultimi due modelli nel 2021 arriverà anche un restyling, con la speranza – o forse è meglio dire miraggio – che si possano incrementare le vendite.

«Ad oggi – ha affermato Uliano – Cassino è lo stabilimento più in sofferenza e rappresenta una priorità per il sindacato. Così come dovrà esserlo per il futuro piano di Stellantis. Se il gruppo vorrà crescere nel segmento premium, dovrà investire a Cassino con nuovi prodotti». Come a dire “Portate qui le produzioni Premium PSA, perché a Cassino ci sono i mezzi e le tecnologie per realizzare tante macchine.

Il preavviso a Tavares

Il Ceo Stellantis, carlos Tavares ed il ceo Fca Mike Manley

E questo è il preavviso per il nuovo amministratore Tavares, che la Cisl vuole incontrare prima del piano industriale che arriverà entro i prossimi tre mesi.

Uliano a tal proposito è stato molto chiaro, affermando che le fabbriche italiane hanno bisogno di ulteriori investimenti. Cioè i cinque miliardi che si libereranno grazie all’unione delle due case automobilistiche non possono bastare.

«Noi abbiamo un elemento di forza rispetto ai francesi. – ha detto il segretario – Abbiamo marchi come Alfa Romeo e Maserati. Loro sono forti con i segmenti piccoli. Noi con i dovuti investimenti per allargare la gamma di questi brand, possiamo fare tanto nel mercato globale».

Uliano cita Giorgio, la piattaforma presente a Cassino e solo a Cassino. Non è un caso. Quella piattaforma rappresenta il sogno di Marchionne, quella tecnologia può diventare la testa di ponte tra il pragmatismo francese e l’eccellenza italiana. Ma c’è bisogno della volontà di tutti. Anche della politica.

«Alla politica chiediamo di non far prevalere i nazionalismi, la fusione deve portare equilibrio e non un predominio di Francia rispetto ad Italia e viceversa».

Esempio Jeep e no ai nazionalismi

Jeep

L’esempio che cita Uliano è quello figlio della fusione tra Fiat e Chrysler, con Jeep, un marchio che stava andando in malora e che grazie a Melfi ha ripreso il volo ed ora vende ovunque, con cuore italiano e pelle USA.

Ma la politica deve anche essere attenta al settore ed Uliano conclude così: «Ci aspettiamo che il Governo abbia un ruolo positivo ed attivo per l’industria dell’auto, un settore importante in termini occupazionali e tecnologici. Siamo in una fase di transizione, la politica la accompagni, con incentivi e con l’indirizzamento specifico di parte delle risorse del Recovery Plan».

Forse è arrivato davvero il momento di passare dalle parole ai fatti, perché di bonus ed ammortizzatori sociali, il settore potrebbe anche morire e se muore lui porta dietro una vera e propria ecatombe.

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