Stellantis, a Cassino ancora tagli pure nel 2022

Giù il numero degli occupati Stellantis anche nel 2022. La necessità di affrontare una trasformazione radicale. Il ruolo della politica che deve creare le condizioni per rendere attrattivo il territorio. I numeri e le previsioni della Fim Cisl

Emiliano Papillo

Ipsa sua melior fama

«Lo stabilimento Stellantis Cassino Plant non chiuderà ma è certo il calo sensibile degli occupati anche nel 2022. Ma il fatto ancora più grave è che se non governiamo ora il passaggio dall’Automotive alla Mobilità Sostenibile rischiamo il tracollo dell’Industria dell’auto a Cassino come in Italia. Non c’è piu’ tempo da perdere. Da anni ormai lanciamo appelli ai vari Governi che si sono succeduti: il costo della produzione di un’auto in Italia è il doppio rispetto ad altri paesi UE». A rinnovare l’allarme è il segretario provinciale Fim Cisl di Frosinone, Mirko Marsella.

La Fim è la categoria della Cisl che si occupa del settore Metalmeccanico. In ciociaria conta circa 100 aziende seguite dal sindacato con poco meno di 10.000 occupati. Gran parte degli occupati, 3200 sono concentrati sullo stabilimento Stellantis di Cassino che negli ultimi anni ha perso circa 1300 addetti. Sta soffrendo più di tutti la crisi legata alla pandemia: perché la catena dell’appovvigionamento dei pezzi è lunga, basta uno stop in un qualunque Paese del mondo per mandare in crisi la produzione. Alla pandemia si è aggiunta la crisi dei semiconduttori. Arrivata insieme a quella dovuta alla transizione dal motore tradizionale a quello elettrico. Su tutto la rivoluzione epocale che porterà dall’Automotive alla mobilità di nuova generazione. (Leggi qui L’estinzione dell’Automotive iniziata sotto i nostri occhi).

Cassino Plant resisterà

Mirko Marsella

 «Come Fim Cisl non siamo preoccupati sul rischio che lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano possa chiudere. Ma ragionevolmente nel breve periodo può esserci un’ulteriore riduzione di personale attraverso l’uscita volontaria o gli scivoli verso il pensionamento». (Leggi qui Via da Stellantis: oltre 2mila prendono l’incentivo e si dimettono).

Su Cassino Plant si sono abbattute tre crisi e tutte estranee alla qualità del prodotto. Sono crisi legate al sistema. I dipendenti sono in contratto di solidarietà con scadenza a giugno ed è a quella scadenza che ora il sindacato sta guardando. «Pensiamo che si debba ragionare ancora di ammortizzatori sociali– ha spiegato Mirko Marsella-. La produzione a Piedimonte San Germano è in calo ci sono stati solo nel 2021 ben 98 giorni di Cassa Integrazione Straordinaria. Addirittura alcune volte i dipendenti restano a casa per mancanza di materie prime».

Proprio la mancanza di materie prime è un grosso problema. Mancano i microchip che arrivano dalla Cina spesso in ritardo e con costi elevati legati anche al trasporto. Un po’ per via della crisi energetica un po’ per precisa strategia, il trasporto di un container ha visto il suo costo moltiplicarsi in pochi mesi. Stellantis ha già annunciato che metterà mano al problema ed a marzo spiegherà nei dettagli la strategia, svelando il suo nuovo piano industriale. (Leggi qui Stellantis annuncia la svolta: a marzo il piano).

«La Germania – evidenzia Marsella – sta provando a produrli in loco. Sarebbe un bel segnale per l’Europa con costi sicuramente minori rispetto alla Cina, ma i tempi non saranno brevi. Da quando si progetta un passo simile a quando lo si vede realizzato trascorrono due anni. L’Italia su questo è in ritardo: su queste tipologie di produzioni è purtroppo in grave ritardo».

Alla fine la bolletta è arrivata

 Ma non solo i microchip creano problemi. Si è avverata la profezia del Ceo Carlos Tavares fatta nel giorno in cui mise piede a Cassino Plant. Fece i complimenti a tutti per l’organizzazione e l’efficienza. Individuò subito la criticità: i costi dell’energia.

Non tutti compresero quel giorno la gravità della frase. Oggi è un’evidenza. «Il costo dell’energia si è moltiplicato in poco tempo. Sul territorio ci sono state aziende che hanno spento i forni, in giro per l’Italia sono in tanti ad avere fermato la produzione». L’Italia dipende dagli altri Paesi, la lezione degli Anni ’70 e la crisi petrolifera che appiedò l’Italia non ci ha insegnato nulla. «Le aziende debbono imparare ad essere autosufficienti» dice Marsella.

Significa che devono produrre da sole la loro energia: quando il presidente di Unindustria Cassino Francesco Borgomeo lanciò la proposta di autorizzare un termovalorizzatore in ogni area industriale Stellantis in Italia in pochissimi capirono la portata strategica di quella provocazione. (Leggi qui Stellantis, la spallata di Borgomeo ed il silenzio di una politica paurosa).

L’elettrico costa troppo

Carlos Tavares

A Cassino si sta mettendo su strada un’altra delle profezie inascoltate del guru dell’Automotive mondiale Carlo Tavares. La scelta del motore elettrico non è stata industriale ma politica, con tutto quello che ne deriva. Stellantis Cassino Plant tra qualche mese sarà capace di produrre veicoli elettrici ma i costi per i clienti sono alti ed anche in quel caso c’è il problema energetico. Come far camminare le auto. (Leggi qui L’urlo di Tavares: “Auto elettrica scelta brutale dei politici”).

Ci sono molte aziende dell’indotto che stanno soffrendo. La ASDE nel cassinate chiude mandando a casa 45 addetti. Molte altre si sono rette grazie agli ammortizzatori legati al Covid che scadranno a giugno-luglio. «Da questa crisi – dice Mirko marsellasi esce solo se il Governo capirà che deve attuare una vera politica industriale. Occorre un progetto di sistema che coinvolga l’intera filiera, non bastano i rattoppi. Serve una visione di insieme. È chiaro che le aziende legate all’Automotive debbono formare i dipendenti verso le nuove produzioni ed essere pronte alla diversificazione ed alle nuove tecnologie».

In Francia ad esempio il costo dell’energia è più basso. Hanno nucleare, termovalorizzatori e biodigestori che qui in Italia non abbiamo voluto fare: ci siamo strangolati da soli bloccando la trivellazione per estrarre il gas che invece dall’altra parte dell’Adriatico prendono senza problemi.

Questione politica

«Il discorso su nucleare e termovalorizzatori è più politico che sindacale. Certamente abbiamo avuto tempo per investire su energie rinnovabili (scelta più logica per quanto mi riguarda)» aggiunge Marsella.

«Purtroppo anche sotto questo aspetto siamo in ritardo. Dovremmpo cercare di recuperare il tempo perso. Servono fondi per formazione ed ammortizzatori straordinari per il settore accompagnati da politiche attive. Ed incentivare chi investe sul nostro Paese. Se un territorio è efficiente le industrie non delocalizzano: le notizie di questi giorni non parlano più di fondi stranieri che vengono ad investire su questo territorio ma di aziende che da questo territorio vendono a fondi esteri».

Il Sito di Piedimonte San Germano ha il problema della diminuzione dei volumi produttivi: «e questo genera enormi difficoltà nell’indotto dove gli occupati tenderanno a scendere nel tempo anche breve».

Il Metalmeccanico che funziona

Leonardo Elicotteri

Nel comparto ci sono però anche luci che attenuano le ombre. È il caso della ABB Spa di Frosinone specializzata nella produzione di interruttori che oggi conta 900 addetti. «È un fiore all’occhiello del manifatturiero in Ciociaria» spiegano dalla segreteria Cisl Mirko Marsella e Mauro Greci. «Malgrado la pandemia non ha chiesto ammortizzatori sociali e nei prossimi mesi potrebbe addirittura incrementare la forza lavoro».

Dati positivi arrivano anche dai due siti Leonardo di Anagni e Frosinone legati alla componentistica aerea. Ottimi i numeri della Fantini di Anagni che con 110 addetti produce macchinari per estrazione nelle cave. Segnali positivi dalla Isopan di Patrica che produce pannelli isolanti con 90 addetti in espansione.

Cosa ci dobbiamo aspettare allora per il 2022? Con sano realismo Mirko marsella risponde “Conservare il livello occupazionale del 2021. Sarebbe un grande successo”.

La Fim Cisl una strada la vede. «Le aziende devono essere capaci di presentare progetti – concludono Marsella e Greci- per utilizzare nel miglior modo i fondi del PNNR. Sarà fondamentale la concertazione con le parti governative per valutare piani industriali che possano creare occupazione nel nostro territorio. Le aziende dovranno investire molto sul Green, sul Circular e sulla formazione. L’efficientamento energetico unitamente alla diminuzione dell’impatto Ambientale saranno elementi imprescindibili, la valorizzazione dei lavoratori dovrà avvenire attraverso la formazione con l’obiettivo di affrontare le riconversioni dettate dalle innovazioni tecnologiche già in atto».
 

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