Stellantis, a Cassino Plant il peggiore resultato

Come si leggono i numeri diffusi ieri dal sindacato. E cosa dice Stellantis. Cassino Plant lo stabilimento che produce meno: ma perché non ha modelli da realizzare. "Tavares colpito positivamente”

Massimo Gentile

Sao ko kelle terre...

Le parole pesano come un macigno, più dei numeri. Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim-Cisl, ha illustrato a Torino il report relativo al primo trimestre dell’anno sulla produzione degli stabilimenti italiani del gruppo Stellantis. Ha fotografato la cruda realtà. “Quello di Cassino è lo stabilimento con il peggior risultato produttivo rispetto al 1° trimestre del 2020”. (Leggi anche Stellantis, paura per Cassino: si prevede poca produzione).

Cassino fa peggio del Covid

Jean-Philippe Imparato sulla linea dello stabilimento Stellantis Cassino Plant

L’ironia, amara, porta a dire a Uliano che “Cassino fa peggio del Covid”. Il segretario della Fim-Cisl si riferisce al fatto che Stellantis cresce nel complesso del 30,9% e lo fa in quasi tutti gli stabilimenti. Del resto, non era difficile: il confronto era con i dati con dell’analogo periodo del 2020 quando scattò il lockdown e, quindi, lo stop totale della produzione nel mese di marzo. Nei primi tre mesi del 2020 la produzione totale degli stabilimenti italiani superò di poco le 159.000 unità, quest’anno sfiora le 209.000. 

Anche Cassino, come gli altri stabilimenti, ha potuto beneficiare di un mese in più di produzione rispetto al 2020. Ma lo ha fatto con una vettura in meno: a dicembre è infatti terminata la corsa di Giulietta. E così se nei primi tre mesi del 2020 le vetture sfornate dal sito pedemontano sono state 12.839, quest’anno al 31 marzo risultano prodotte 10.566 unità di Giulia e Stelvio: solo le uniche due vetture a marchio Alfa rimaste sulle linee.

Il Suv Grecale della Maserati è atteso per il mese di ottobre. Per tutto il 2021, dunque, la strada si annuncia in salita. E si temono le ripercussioni sull’indotto. 

Non andrà meglio in tutto il 2021

Ferdinando Uliano

Paure che il segretario nazionale della Fim-Cisl non ha nascosto, ha infatti evidenziato: “Per tutto il 2021 continuerà l’utilizzo di ammortizzatori sociali per mettere in sicurezza l’occupazione, che nel corso dell’ultimo anno e mezzo si è ridotta di 900 lavoratori, passando da circa 4.300 a 3.400”. (Leggi qui Stellantis, si inizia a ballare. La sfida Green alle eco mafie).

Sono mediamente 500 i lavoratori giornalmente in Cassa Integrazione, che si alternano in rotazione, a cui bisogna aggiungere circa 23 giorni di chiusura collettiva che ha riguardato tutto l’organico nei primi tre mesi del 2021”.

Naturalmente la situazione sta avendo pesanti riflessi sull’indotto dello stabilimento. La situazione dello stabilimento di Cassino – spiega a chiare lettere Uliano – è certamente quella più in sofferenza in termini di volumi e i futuri piani industriali di Stellantis dovranno prevedere un forte investimento in nuovi prodotti, per caratterizzare e rafforzare ancor di più questo stabilimento e il gruppo nel settore premium”.

A giugno lo sblocco dei licenziamenti

Carlos Tavares

Una situazione difficile, dunque, che diventa poi ancora più preoccupante se si considera che a giugno ci sarà lo sblocco dei licenziamenti e che il Ceo di Stellantis Carlos Tavares ha annunciato che gli stabilimenti italiani costano troppo e in alcune fabbriche del Gruppo, senza nessuna comunicazione ufficiale ai sindacati, si starebbe già studiando la possibilità di internalizzare alcuni servizi ora affidati a fornitori esterni.

A pagare le conseguenze dei tagli potrebbero essere dunque gli operai dell’indotto.

Il segretario nazionale della Fim-Cisl, spiega ad Alessioporcu.it: “Il problema non è tanto l’internalizzazione dei servizi: è un processo già avvenuto in passato con la Plastica, quando lo stabilimento era ancora Fiat, ma il tutto deve avere una logica”.

Noi come sindacato abbiamo fatto battaglie contro la delocalizzazione, non il contrario. Il problema è capire qual è la filosofia dell’azienda e perchè se c’è questa intenzione, come ci giunge voce da alcuni stabilimenti, tra cui anche Cassino. Noi sindacati non siamo stati avvisati. Voler ottimizzare i costi può essere anche una scelta giusta, ma bisogna capire poi come andrà poi ad incidere”.

Così Cassino non conviene

Il tavolo Stellantis riunito a Cassino

In ogni caso il problema per Cassino è un altro: fino a quando si lavora al 15% della capacità produttive resta difficile l’abbattimento dei costi e purtroppo appare difficile immaginare che anche l’arrivo del Grecale possa saturare lo stabilimento e portarlo a pieno regime”.

Concetto che ieri pomeriggio è stato poi ribadito dagli esponenti locali dei sindacati nel corso della Consulta dei sindaci in sala Restagno. “Noi a Cassino abbiamo una capacità produttiva di 1.400 vetture al giorno e ad oggi siamo fermi a 380” ha spiegato Roberto Costantini della Uilm. E’ uno dei sindacalisti che ha preso parte all’incontro con Tavares e ha rivelato: “Il Ceo di Stellantis davvero è rimasto molto colpito dal nostro stabilimento e le speranze per fare meglio ci sono perchè Tavares non ha detto che Cassino dovrà continuare a fare solo vetture premium”.

Rosa D’Emilio della Fiom ha messo in evidenza che loro come sindacato da tempo mettono in guardia sul futuro nebuloso per Fca visto che in Psa c’è una forte presenza dello Stato e in Italia no.

Quindi Mirko Marsella della Fim-Cisl ha invitato tutto il territorio a fare squadra.

E il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil Donato Gatti ha spronato gli amministratori: “Non basta riunirci qui ogni tanto, farci fare qualche foto per andare sui giornali e poi dimenticarci del problema”. (Leggi qui Stellantis “Qui costa troppo”: il dopo è un nuovo modello di sviluppo).

Il documento per il Mise

Pronta la risposta di Enzo Salera: “La nostra attenzione è massima, non solo perché per noi è un dovere morale essere in prima linea ma anche e soprattutto perché noi comuni siamo il front office dei tanti cittadini che perdendo il lavoro o trovandosi in difficoltà economiche bussano alla nostre porte chiedendo aiuti ai servizi sociali”.

La Consulta dei sindaci ha quindi stilato un documento da inviare al Mise e si è data appuntamento al 16 aprile, giorno dopo in cui è previsto l’incontro tra Tavares e i sindacati.

Oggi pomeriggio, intanto, prima in assoluto, si svolgerà un assemblea in modalità conference call tra gli operai dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano e della fabbriche dell’indotto: l’allerta resta alta.

Guarda la gallery dell’incontro

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