Stellantis, Cassino Plant cresce ma è ancora poco

Il bollettino periodico sullo stato di salute degli stabilimenti Stellantis. Ci sono segnali di ripresa per Cassino Plant. Ma vanno letti in maniera globale. Per capire che la situazione non è delle migliori

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Mezzo pieno o mezzo vuoto. Ma non è questione di punti dai quali si guarda il bicchiere di Stellantis. Partiamo dal dato positivo: lo stabilimento Cassino Plant grazie a Maserati Grecale rialza la testa. Dopo anni di produzione ridotta ai minimi termini ed in continuo calo, i dati dei primi nove mesi del 2022, confrontati con quelli dell’anno precedente, vedono il ritorno del segno positivo, con 40730 vetture prodotte. In particolare la crescita si attesta intorno al 25%.

Una buona performance in un panorama nazionale in cui la crescita ancora non c’è e le produzioni tricolore fanno segnare un -2,4% nell’aggregato. I dati sono quelli puntuali che ogni tre mesi la Fim Cisl fornisce, nel suo bollettino sullo stato di salute delle fabbriche Stellantis in Italia. 

IL BICCHIERE MEZZO VUOTO

Foto: Sergio Oliverio © Imagoeconomica

La parte vuota del bicchiere in realtà è un barile, col solo fondo colorato di vino. Il dato fornito in precedenza, se lo proiettiamo sul 2019, ovvero prima della pandemia, non l’età dell’oro per la produzione, scende dell’1,8%. Va ancor peggio rispetto al 2017, l’anno in cui entrarono in produzione Giulia e Stelvio, affiancate alla Giulietta che faceva numeri importanti. Allora la produzione era di due volte e mezzo più elevata, con circa 100 mila auto prodotte in un anno.

Un dato entusiasmante quello del 2017? Per rispondere basta ricordare che Cassino Plant con 100 mila auto prodotte lavora ad un terzo della sua capacità. Da quel 2017 ad oggi sono stati persi: il 65% della produzione ed oltre 1100 lavoratori. Nessun licenziamento: si tratta di lavoratori usciti in maniera anticipata e mai rimpiazzati, perché di fatto se non ci sono auto da produrre i lavoratori non servono. Sarà brutale, ma è così.

IL 2022 FALCIDIATO DAL MICROCHIP

Il Ceo Alfa Romeo Jean-Philippe Imparato sulla linea Stelvio a Cassino Plant

Ma come è suddivisa oggi la produzione nei capannoni di Cassino Plant? La Alfa Romeo Stelvio fa la parte del leone, con il 53% dei modelli realizzati; poi c’è Giulia al 30% ed infine il 17% è rappresentato dal nuovo Maserati Grecale. Ciò significa che l’auto del Tridente, in soli tre mesi ha già assorbito quasi un quinto della produzione: un buon viatico per i prossimi mesi, ma come abbiamo visto ciò non può bastare se si produce poco più del 10% rispetto alla capacità dell’impianto.

Nei primi sei mesi dell’anno il ritmo del lavoro in fabbrica è stato, per usare un eufemismo, a singhiozzo: a causa delle mancate forniture di semiconduttori gli stop produttivi hanno riguardato complessivamente 46 turni di lavoro, coperti in parte con contratti di solidarietà ed in parte con recuperi produttivi. Che molte volte sono anche saltati.

Nei restanti giorni di lavoro, in media, ci sono stati circa 150 operai in cassa integrazione. Il tutto lavorando solo sul turno centrale con le produzioni di Giulia e Stelvio, a cui si è aggiunto il Grecale a partire dal secondo trimestre. Questo è il frutto della carenza di microchip e di altri componenti, una crisi iniziata già nel 2021 e che andrà avanti, condizionandolo in parte, anche nell’anno che verrà. Si stima che in totale, rispetto alle potenzialità, a causa della crisi dei semiconduttori in tutti gli stabilimenti italiani si produrranno, al 31 dicembre, 200 mila auto in meno: un’infinità.

LE RICHIESTE DEL SINDACATO

Ferdinando Uliano

La Fim-Cisl, proprio a partire dal Grecale, chiede quindi che l’arrivo del Suv Maserati sia la molla per invertire la rotta, azzerando gli ammortizzatori sociali e costruendo le condizioni per accogliere nuove vetture del segmento premium e del lusso.

Potenzialmente – sottolinea il Segretario FIM Ferdinando Ulianoquesto è uno stabilimento con una capacità produttiva di 300mila modelli, quindi se la strategia è quella di quadruplicare i ricavi nel segmento premium, con i marchi Maserati, Alfa Romeo, Lancia e DS, come Fim-Cisl chiediamo nuove assegnazioni.

Ultimo dato è quello relativo alle infrastrutture: nel 2023 infatti grazie a Grecale arriva nello stabilimento la piattaforma elettrica su cui costruire il Suv del Tridente. Nel frattempo, di quest’auto, già si producono le versioni ibride ed è stata avviata la formazione per i lavoratori che poi produrranno le versioni elettriche di Grecale, ma anche di Giulia e Stelvio. Certo è che ora un ruolo fondamentale per la Cisl lo dovrà giocare il Governo, mancato per quattro mesi, nel pieno dei poteri tra qualche giorno. L’esecutivo – afferma Uliano – deve essere consapevole che senza un piano per la transizione industriale attivabile da subito, il rischio licenziamento e desertificazione industriale diventa certezza”.

ORA SI PARLI DI CASSINO

Foto: Sergio Oliverio © Imagoeconomica

Le prospettive sono tutte legate al piano “Dare Forward 2030”, quello che ha come obiettivo primario le zero emissioni di carbonio entro il 2038. La Fim-Cisl sottolinea come questo sia un piano “Step by Step”, che prevede verifiche e confronti sindacali. Se per diversi stabilimenti questo è già avvenuto, di Cassino nessuno ha parlato con nessuno.

L’obiettivo dichiarato da Tavares è quello di “non chiudere stabilimenti, ma di trasformarli tecnologicamente” ed allora la Fim chiede che ci siano stati di avanzamento concreti e positivi su tutti gli aspetti. Il sindacato ne individua quattro in particolare: allocazione di future piattaforme e produzioni, il futuro dell’Italia nella ricerca, il rilancio dei marchi italiani e la possibilità di produrre auto di marchi stranieri nel nostro Paese.

Tutti punti a cui Cassino non può che essere interessata. Purché qualcuno intenda parlarne.            

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