Stellantis, niente tagli e avanti con il vecchio piano

L'incontro tra management Stellantis e sindacati. L'azienda conferma il vecchio piano industriale. E si impegna a condividere il nuovo, passo dopo passo. Occorre però un tavolo nazionale. Per rendere competitivo il comparto

Stellantis non intende ridurre la capacità produttiva: né nello stabilimento di Cassino Plant né negli altri italiani del gruppo. A garantirlo è stato il management dell’azienda nel corso dell’incontro avvenuto a Torino con i sindacati. “Piuttosto, Stellantis immagina azioni finalizzate a fronteggiare il forte calo della domanda di mercato“.

Su un lato del tavolo erano presenti le sigle dei metalmeccanici: Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcfr. Sull’altro lato c’era il nuovo management ma non l’amministratore delegato Carlos Tavares.

Avanti con il vecchio piano

Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Come si muoverà l’azienda? Su una rotta precisa: quella tracciata dal piano industriale presentato due anni fa. È in ritardo ma solo a causa del Covid. Si stanno elettrificando i modelli, se ne stanno creando di nuovi: a Cassino i prototipi del Grecale sono già in strada da giorni e stanno macinando chilometri.

E per il futuro meno prossimo? C’è un nuovo piano industriale: è il primo dalla fusione di Fca e Psa e – spiegano i sindacati – “Stellantis ha manifestato la volontà di condividere il nuovo piano man mano che prenderà forma“.

Anche per questo, il confronto proseguirà. Il prossimo appuntamento tra le parti è previsto per maggio. (Leggi qui Stellantis, paura per Cassino: si prevede poca produzione).

Serve un piano nazionale

C’è la consapevolezza che occorra un tavolo nazionale sull’Automotive. Perché i problemi emersi non possono risolverli né i lavoratori né l’azienda: sono problemi di sistema. In tutti gli stabilimenti visitati, Carlos Tavares ha esaminato l’efficienza, la produttività ed i costi. Sottolineando ogni volta che ci sono due voci troppo alte rispetto ai Plant in Spagna ed in Francia. Qui costa troppo l’energia con cui muovere gli impianti, c’è una fiscalità che penalizza se confrontata con quella negli altri Paesi.

La risposta sta in un piano energetico nazionale, in una tassazione differente. I sindacati allora chiedono al Governo di convocare un tavolo di settore capace di supportare l’industria automotive “nelle profonde trasformazioni in atto per competere con le altre potenze industriali“.

Sviluppo e occupazione

Foto: Imagoeconomica

Tutti convinti dal tavolo di oggi? I sindacati chiariscono “Non ha fugato tutti i nostri dubbi e timori, li approfondiremo nei prossimi confronti sia a livello locale sia nazionale“. Sottolineano che “lo stesso confronto costante avuto oggi dovrà tenersi sui luoghi di lavoro, affinché i recuperi sui costi non abbiano impatti negativi sui lavoratori“.

Ci sono concetti sui quali i sindacati hanno fissato dei punti non negoziabili: i posti di lavoro e gli stabilimenti. Sui posti, di lavoro c’è stata una levata di scudi chiedendo, nella sostanza, quale sia il reale piano del gruppo: da tempo sono state bloccate le assunzioni e non vengono rimpiazzati i lavoratori che vanno in pensione. Il numero complessivo degli addetti è stato ridotto in maniera consistente.

Su occupazione e stabilimenti siamo intransigenti. Sviluppo e salvaguardia occupazionale sono le nostre parole d’ordine. Queste sono le linee di indirizzo che devono caratterizzare qualsiasi scelta di recupero di efficienza e costi” ha detto il segretario nazionale Fim Ferdinando Uliano al termine dell’incontro con Stellantis.

Non si riduce la capacità produttiva, ma si devono costruire le condizioni per aumentarne la saturazione assegnando nuovi prodotti e produzioni a partire del completamento del piano industriale Fca e del futuro di Stellantis” ha aggiunto. È il caso di Cassino Plant che è tra i peggiori del Gruppo perché non produce: se avesse modelli da realizzare, la sua redditività tornerebbe alla pari con quella degli altri Plant che invece le macchine da realizzare le hanno. (Leggi qui Stellantis, a Cassino Plant il peggiore resultato).

Uliano chiede “interventi di razionalizzazione che non devono e non possono impoverire le competenze professionali e tecnologiche, di sviluppo e di ricerca“.

Bene confronto a tutto campo

Foto: Gaetano Lo Porto / Imagoeconomica

C’è moderato ottimismo nelle file di Fismic Confsal. Il Segretario generale Roberto Di Maulo si dice soddisfatto “per l’intenzione espressa oggi dall’azienda di dare una risposta positiva alla nostra richiesta di aprire un confronto a tutto campo sia a livello nazionale sia territorialmente negli stabilimenti“.

Fismic considera “importante la conferma degli investimenti previsti dal piano e la volontà di non voler abbassare in modo permanente la capacità produttiva nel nostro Paese”.

Ma dove bisogna andare a tagliare per ridurre i costi? Per Ulm ci sono ancora sacche di sprechi sulle quali è possibile incidere. Per questo il Segretario nazionale Uilm, Gianluca Ficco responsabile del settore auto dice che può avvenire un “recupero dei costi attraverso la riduzione degli sprechi. Le azioni di recupero dei costi – ha precisato – devono essere oggetto di confronto in sede aziendale. Devono essere perseguite con la riduzione degli sprechi e della complessità di prodotto e di processo, non certo arretrando sul piano delle condizioni di lavoro”.

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