Stirpe raffredda la tensione tra industriali e Governo

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Il vice presidente nazionale di Confindustria manda segnali di distensione al Governo Conte 2. Importanti perché vengono dalla stessa persona che nei giorni scorsi non aveva risparmiato critiche severe. Dopo il decreto "Si va nella giusta direzione". Anche se ci sono ancora cose da aggiustare. L'intervista all'associazione Franco Costanzo

La colonnina del mercurio inizia a scendere: il termometro della tensione tra gli industriali ed il Governo registra temperature accettabili. Ancora una volta è il numero due di Viale dell’Astronomia Maurizio Stirpe a dare il segnale sullo stato di salute dei rapporti tra Confindustria ed esecutivo Governo Conte 2. Lo aveva fatto nei giorni scorsi intervenendo all’assemblea della Piccola Industria. E lì aveva bollato gli inquilini di Palazzo Chigi come incompetenti, incapaci e sadici. Ora il nuovo segnale arriva da un’altra intervista: quella concessa ieri sera in diretta social all’associazione “Franco Costanzo”, intitolata all’indimenticato ex segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Frosinone.

Ad intervistare il vice presidente nazionale di Confindustria è stato Arturo Lavalle, responsabile Innovazione e Ricerca dell’Università Guglielmo Marconi. A lui dice la frase che segna la fine dell’escalation della tensione: «Penso che i provvedimenti adottati dal Governo con il recente decreto vadano nella giusta direzione». Significa che gli industriali iniziano a vedere le risposte che da settimane sollecitavano al Governo: quelle necessarie per organizzare la ricostruzione dalle macerie generate dal Covid-19.

Nella giusta direzione

Maurizio Stirpe Foto © Imagoeconomica / Rocco Pettini

«Penso che i provvedimenti vadano nella giusta direzione. Se vogliamo cercare delle critiche: possiamo solo ravvisarle nella frammentarietà dei vari interventi, si dirigono verso tantissime direzioni. Se c’è una pecca è che non c’è un disegno unitario».

È un messaggio del tutto diverso da quello lanciato solo pochi giorni fa quando aveva accusato il Governo di essere un novello Torquemada che prova quasi un gusto sadico nel rendere complicate anche le cose semplici che gli industriali poi devono applicare. (leggi qui Stirpe, assalto al Governo: «Scarsa competenza e sadico». Avviso ai sindacati).

Ora invece analizza: «Ritengo che la sospensione del saldo dell’Irap e dell’acconto sul 2020 sia stata una misura che indennizza immediatamente le aziende: è semplice da applicare. Ed è stata accolta con favore dal mondo dalle imprese. Perché l’Irap è un’imposta odiosa che si paga a prescindere se l’azienda produce o meno il reddito: sembra che sia lì solo perché c’è l’impresa».

Poi gli altri segnali positivi colti da Confindustria: «Tutti gli altri provvedimenti che riguardano Imu, Tosap, Cosap, i provvedimenti sugli ecobonus vanno nella direzione giusta. Anche i provvedimenti relativi alla cassa integrazione: il Governo ha fatto bene mettendoli in cantiere».

Limiti da superare

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Ci sono però dei limiti oggettivi da superare. Limiti tecnici. Dovuti alla scrittura del testo. Che non ha tenuto conto degli scalini che vengono a determinansi. E sui quali c’è il rischio di inciampare. Ad esempio. «la mancata sovrapposizione tra previsione di licenziamento e durata della ‘cassaintegrazione Covid’. Se la cassa termina prima del divieto di licenziamento le imprese non hanno la cig e nemmeno possono licenziare».

Un altro scalino: la frammentazione del periodo di cassa integrazione. Allunga le settimane di cassa per le aziende colpite dalla crisi dovuta al lockdown ma le suddivide in più periodi, non possono essere fatte tutte insieme. Spiega Maurizio Stirpe «Si potrebbe verificare una situazione in cui le aziende terminano a metà giugno il primo ciclo di cassa e poi non hanno più nulla perchè devono aspettare settembre per il secondo ciclo».

Ma non si lamenta più di tanto, il vice presidente di Confindustria. Le condizioni di salute del Paese non permettono molto di più. «Non possiamo dimenticare che questo paese ha 2500 miliardi di debito pubblico, faceva fatica a fare una finanziaria da 25 miliardi, ogni anno c’era la rincorsa per evitare le clausole di salvaguardia. È vero che in due mesi ha fatto due finanziarie in condizioni per niente semplici».

Innovazione e sviluppo

Gianfranco Battisti © Imagoeconomica

Maurizio Stirpe guarda al futuro. Chiede di tutelare le catene produttive: dell’Automotive, degli elettrodomestici, dell’industria del legno… Chiede di puntare su innovazione, sviluppo del mercato dei beni durevoli, digitalizzazione delle industrie. 

Indica la via dell’economia circolare e dello sviluppo green, sostenendo che l’Italia «ha tutti gli ingredienti e le possibilità per portare avanti una cultura contro lo scarto. In tanti settori sono prassi consolidate, ritengo che l’economia circolare non sia neanche un driver del futuro, ma qualcosa di obbligatorio».

Manda in soffitta le polemiche sulla nuova stazione dell’Alta Velocità, sull’inutile dibattito tra Nord e Sud della provincia. «La fermata della Tav rappresenta la connessione della provincia di Frosinone con l’Europa. Una rete di collegamento che permetterà all’intero territorio di essere strategico con importanti e vitali ricadute».

Il passaggio chiave è “vitali ricadute per l’intero territorio”. Fine delle discussioni. Riporta le cose nella giusta dimensione: «Ritengo che le fermate di Frosinone e Cassino e la successiva introduzione di una stazione non risolveranno i problemi del pendolarismo. Però congiungerà questo territorio al resto d’Europa, oltre che a Roma e Napoli: sono due bacini di sviluppo importantissimi con nuovi e importanti impulsi». 

Il ruolo della scuola

L’Istituto Meccatronico

Un territorio che continua a non mettersi al passo. Perché le opportunità ci sono ma mancano le persone capaci di rispondere. Un esempio è l’istituzione del primo Istituto Tecnico ad indirizzo Meccatronico: nato per iniziativa di Unindustria dopo oltre 25 anni di inutili discussioni della politica.

«Questo succede – spiegato Maurizio Stirpeperché il mondo della scuola, dell’università, della ricerca, delle imprese per troppo tempo sono stati compartimenti stagni che non hanno saputo dialogare. Anche perché non hanno avuto un soggetto animatore che favorisse questo dialogo. Abbiamo parlato tardi, e male, del concetto di alternanza scuola-lavoro, degli istituti tecnici e delle lauree manifatturiere».

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