Stop a D’Amato e veleni sul ruolo del Pd

Il coordinatore regionale di Pop Danilo Grossi e lo stop imposto a D'Amato. "Ottimo candidato. Ma qui ci viene proposta una nuova coalizione spostata al centro e senza alcun tipo di dibattito”. Gli errori di Conte e non del M5S regionale. La difesa del Modello Zingaretti. Le accuse al Pd "Alle Provinciali ha fatto fuori Salera”

Lui c’era. Ha ascoltato. E molto non gli è piaciuto. Per i toni, per i contenuti, per le prospettive. Danilo Grossi è il coordinatore regionale di POP, la formazione progressista creata da Marta Bonafoni, capogruppo della civica Zingaretti in questi cinque anni di Regione.

Nella veste di coordinatore regionale Danilo Grossi ha partecipato al tavolo del centrosinistra tenuto mercoledì. È quello nel quale il Partito Democratico ha ufficialmente presentato agli alleati il candidato Governatore che propone all’alleanza: Alessio D’Amato, l’assessore alla Sanità che in questi anni ha affrontato l’ondata di Covid nel Lazio. (Leggi qui: Regionali: il Pd azzera le polemiche e lancia D’Amato).

Ma quel tavolo non è andato bene. Ufficialmente è stato sospeso, in attesa degli incontri con sinistra e Cinque Stelle. Nei fatti, hanno detto ad Alessio D’Amato che senza M5S non si va da nessuna parte. Parlare di un passo indietro sulla candidatura di D’Amato non è eresia. (Leggi qui: Regionali: il centrosinistra sospende il tavolo, il centrodestra lo cerca).

Danilo Grossi, lei era presente, cosa è successo davvero?
Danilo Grossi con il Consigliere di Latina Valeria Campagna

Abbiamo detto da mesi, dalla scorsa primavera, quando il tavolo regionale del centrosinistra si è incontrato più volte per impostare il programma, che la decisione doveva arrivare in quel luogo e non dall’esterno. Partendo dal programma, dai confini della coalizione per terminare con il candidato presidente. E invece, come al solito, non è andata così. Sempre a causa delle questioni interne al Partito Democratico si è generata una accelerazione sinceramente incomprensibile nei metodi e nel merito.

Pensa che Alessio D’Amato non sia un buon candidato?

Penso che l’attuale assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato sia un ottimo candidato e lo ha dimostrato in questi anni di lotta al Covid. Come ottimo era il vicepresidente Daniele Leodori che è stato in questi anni un punto di riferimento amministrativo per tanti sindaci e presidenti di Provincia. Come lo è Marta Bonafoni che insieme a POP e a tanti altri movimenti e associazioni ha costruito una rete civica in tutto il Lazio di grande valore e di grande peso elettorale. Ma non è questo il punto.

E qual è?

Non abbiamo condiviso, insieme alle altre forze ambientaliste e di sinistra che venisse calato dall’alto senza alcuna condivisione non solo un candidato, ma una visione. Qui ci viene proposta una nuova coalizione spostata al centro e senza alcun tipo di passaggio intermedio. Per questo ritengo sia stata positiva la presa di coscienza da parte del Partito Democratico che non si può andare avanti senza la condivisione di un percorso con le altre forze della coalizione, come era avvenuto d’altronde fino a prima dell’estate quando tutta la coalizione aveva dato un importante contributo.

Valentina Corrado, coordinatore M5S del Lazio (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)
Compresi i 5 stelle: fino a quel momento il Movimento era parte attiva del dibattito…

Si compresi i 5 stelle. Noi abbiamo lottato in questi anni e lotteremo fino all’ultimo secondo utile perché possa continuare il lavoro prolifico di questi ultimi anni dell’Amministrazione Zingaretti. E non lo dico solo perché altrimenti vincerebbe una destra dura, impreparata ed agguerrita. Lo dico perché abbiamo dimostrato di lavorare bene insieme. Ci sembra veramente incredibile il tafazzismo di questi giorni, dover per forza smontare ciò che funzionava e stava cambiando in meglio la vita dei cittadini attraverso delle politiche progressiste che guardavano al futuro.

Di chi è la responsabilità?

La responsabilità naturalmente è collettiva. Ma la conferenza stampa del Presidente Conte non ha aiutato, diciamolo. Avendo puntato sugli elementi che dividono come l’inceneritore, piuttosto che sul grande lavoro che proprio in quelle ore dalle stanze della Pisana stavamo facendo insieme alle assessore e ai consiglieri dei 5 stelle, è sembrato quantomeno strumentale. Evidentemente fredde strategie politiche nazionali hanno prevalso sul futuro dei cittadini del Lazio.

Proprio per questo ha sbagliato il PD in questa accelerazione; abbiamo chiesto di fermarci e provare e riannodare i fili con il Movimento 5 stelle sulla base dei programmi che ci sono, che abbiamo portato avanti in questi anni e che uniscono. Sappiamo che i vertici regionali sono su questa linea, se dal nazionale del Movimento continuano a buttare benzina per incendiare il fuoco delle divisioni, sapremo definitivamente di chi sarà la responsabilità del mancato accordo.

Alla luce di questo quadro cosa farà la rete civica di POP?
Marta Bonafoni e Roberta Lombardi

È già dalla scorsa estate, grazie al Tour dei desideri che insieme a Marta Bonafoni ha intrecciato migliaia di persone in tutto il Lazio, abbiamo cercato di riallacciare rapporti proprio con quel pezzo di società che non va più a votare. Tutto questo non può essere disperso, perché è una forza vera, di grande valore contenutistico ma anche di grande valore elettorale che i partiti tradizionali non intercettano più e che è fondamentale per provare a vincere nuovamente.

Costruirete una lista, quindi?

Il percorso che stiamo facendo porterà certamente a confrontarci elettoralmente; e siamo sicuri che per profili e per numeri, questo progetto può diventare davvero la seconda gamba della coalizione. Io sono sicuro che il centrosinistra non disperderà tutto questo lavoro e che anzi avrà la capacità di valorizzarlo.

E se non succederà?

Penso che sarebbe un fatto molto grave; se non succederà ci confronteremo insieme a tutta la rete civica che abbiamo costruito in questi anni per capire il percorso da fare, non escludendo nulla naturalmente.

Sta seguendo la questione delle Provinciali di Frosinone. Quale è la sua posizione?

Luca Di Stefano e Riccardo Mastrangeli

Quella di sempre. Noi di POP abbiamo sempre avversato gli accordi trasversali e quelli sottobanco tra le coalizioni. E lo abbiamo fatto a testa alta anche nelle comunali.

Lo dimostrano le battaglie fatte a Ceccano, a Pontecorvo, a Sora, ad Alatri o a Cervaro quando il Pd faceva accordi con candidati di destra e noi intrecciavamo forze sane e vere che oggi sono ancora entusiasticamente in campo. L’identità si definisce nella vittoria, come è avvenuto a Cassino, ma anche nella sconfitta.

Perché le persone non vanno più a votare o non votano il centrosinistra? Perché una gestione annacquata e pronta all’accordo con la peggiore destra, solo per sedersi su quelle poltrone è quanto di peggio si possa fare. Quindi sta facendo benissimo il sindaco Salera a spaccare il fronte di accordi malsani che fanno solo male al nostro territorio.

Ma il sindaco di Cassino Salera non può diventare presidente, ormai.

Per come lo conosco, e lo conosco bene, sarebbe stato un ottimo Presidente della Provincia. Innanzitutto rappresenta la seconda città della provincia, tenuta ai margini dal potere politico provinciale fino ad oggi, ma Salera sarebbe stato presente, operativo, funzionale e con grandi capacità di traghettare questo ente provinciale in un futuro spero diverso dalla provvisorietà che vive quotidianamente. Ma qualcuno non ha voluto. (Leggi qui: Provinciali, la bomba di Pompeo: «Così il Pd ha segato le gambe ai candidati»).

Ha saputo della riunione al Teatro Manzoni. Che ne pensa al riguardo?

Io mi domando se risponde al vero quanto dichiarato dal presidente Antonio Pompeo. Chi non ha voluto Salera? Chi non ha voluto un Presidente dichiaramente di centrosinistra? Qualcuno non sta dicendo la verità. Penso sia importante fare chiarezza, non tanto nei confronti degli attori in campo, ma quanto degli elettori di centrosinistra, stanchi dagli scandali, dalle polemiche di questi mesi e da una scarsa chiarezza politica. Solo così possiamo davvero ripartire. (Leggi qui: Provinciali, Sacco è in campo).

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