Storico incontro Spreafico e Imam italiani «Condanna per chi uccide in nome di Dio»

L’incontro è stato costruito nel tempo. Un passo alla volta. Ci sono voluti anni per arrivare al primo dialogo tra gli imam delle comunità islamiche in Italia e gli esperti della Conferenza Episcopale guidati dal vescovo Ambrogio Spreafico. E’ la prima volta che avviene nella storia della relazioni tra cattolicesimo ed islam.

Il vescovo di Frosinone, nella sua veste di presidente della Commissione Cei per il dialogo, ha avuto un ruolo importante nella lenta costruzione del ponte di fiducia reciproca e di amicizia. Fino ad arrivare all’appuntamento di queste ore a Roma. Si è aperto con due meditazioni sulla Misericordia: il punto di vista islamico e quello cristiano, alternando la lingua araba e quella italiana. Presenti i membri del gruppo di studio sull’islam dell’Ufficio Cei per l’Ecumenismo e il Dialogo ed i rappresentanti delle maggiori associazioni islamiche in Italia: c’erano il presidente della Coreis Italia Yahya Sergio Pallavicini, l’imam della grande Moschea di Roma, Salah Ramadan Elsayed, rappresentanti dell’Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii), dell’Associazione degli imam e guide religiose, della Confederazione islamica italiana e di “Partecipazione e Spiritualità musulmana”.

A darne notizia è stata l’informatissima agenzia Sir – Servizio Informazioni Religiose. A lei monsignor Spreafico ha detto «Uno dei grandi problemi di oggi è capire come poter vivere insieme nelle nostre differenze. Solo questo ci permetterà di non rimanere soffocati e imprigionati dalla paura».

Un impulso a disinnescare la paura è arrivato dall’ondata di sangue sparsa durante la scorsa estate: in Medio Oriente come in Europa, con ragazzi che si sono lanciati in guerre fratricide ad Oriente ed altro coetanei che hanno ucciso in Occidente da Nizza a Bruxelles.
Per il vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per il Dialogo «Viviamo un tempo difficile dove il terrorismo, le guerre, dove talvolta la presenza stessa dei profughi in mezzo a noi, suscitano interrogativi e paure. In questo contesto vogliamo dire che è possibile incontrarsi innanzitutto per conoscerci nella nostra differenza».

“Il dialogo – spiega monsignor Spreafico – non è rinuncia a se stessi, non è rinuncia alla propria fede ma, al contrario, è l’identità forte di ognuno che permette di riconoscere che anche nell’altro, nella sua differenza, c’è qualcosa di vero e di buono. Vogliamo iniziare questo percorso per poter offrire al nostro Paese gli strumenti sia culturali ma anche di amicizia che ci permettono di costruire la società del vivere insieme perché uno dei grandi problemi di oggi è capire come poter vivere insieme nelle nostre differenze. Solo questo ci permetterà di non rimanere soffocati e imprigionati dalla paura».

I lavori si sono conclusi in queste ore con un comunicato congiunto nel quale si definisce l’incontro «particolarmente atteso e da tutti definito importante». E poi si evidenzia che

«Il dialogo – si legge nella nota – valorizzando esperienze già avviate in diverse realtà locali, ha consentito d’intraprendere un percorso di reciproca conoscenza, di approfondire il valore della misericordia in questo momento storico segnato da conflittualità e sofferenze, con l’intento d’individuare forme e linee di azione di un impegno condiviso per il bene comune della società italiana».

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