Stranieri, l’opportunità sfuma se restano invisibili

Presentato dalla Cisl Lazio il report del centro studi e ricerche Idos. Gli stranieri residenti nel Lazio sono oltre 680mila. A Frosinone sono meno che a Latina e Viterbo. Sviluppano economia e lavoro: molti hanno imprese. La crisi ha colpito pure loro. Coppotelli: "Fenomeno ormai permanente con il quale confrontarci sempre”

Alessio Brocco
Alessio Brocco

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo

I numeri ed il loro significato. I numeri dicono che il Lazio è una delle aree con la più elevata presenza di immigrati in Italia. E la crisi scatenata dalla pandemia sta colpendo anche loro. Ma leggendo quei numeri si scopre un significato nuovo: i migranti di oggi non sono più solo gli straccioni ed i morti di fame d’inizio anni Novanta. Molti nel lazio hanno trovato il loro sogno italiano: hanno imparato la lingua, si sono integrati, hanno aperto un’attivita e si sono fatti una posizione. I numeri dicono che senza il fatturato che producono gli stranieri, le assunzioni che fanno, le attività che svolgono, l’economia della regione starebbe molto peggio.

La copertina dell’Osservatorio

Ad offrire una visione aggiornata dei migranti nel Lazio è stata la quindicesima edizione dell‘Osservatorio Romano sulle Migrazioni. Lo realizza il Centro Studi e Ricerche IDOS con il sostegno dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V“. Uno studio che aggiorna e approfondisce il panorama migratorio nel Lazio, conferma una delle aree a più elevata presenza di immigrati in Italia. Non si limita ad aggiornare i dati statistici sugli stranieri, ma analizza le dinamiche sociali che la presenza della popolazione immigrata genera nei singoli territori.

Equilibrio fragile

Il quadro che emerge dal quindicesimo rapporto Idos evidenzia come la crisi innescata dalla pandemia ha indebolito anche le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati esponendoli a ulteriori fragilità.

“Se per molto tempo abbiamo pensato all’immigrazione come ad un fenomeno episodico e momentaneo – afferma il segretario generale Cisl Lazio Enrico Coppotellioggi dobbiamo prendere atto che, invece, rappresenta un fenomeno strutturale permanente con cui bisogna confrontarsi continuamente.

Enrico Coppotelli

Per Coppotelli le parole chiave sono rigenerazione e opportunità.

Se non riusciamo a rappresentare adeguatamente i nuovi bisogni che questo contesto richiede rischiamo di non riuscire a dare tutele a questi mondi così vitali, ma troppo spesso invisibili. Come dice Papa Francesco peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla e di non cogliere l’occasione di trasformarla in rigenerazione e in opportunità.

Sulla stessa lunghezza d’onda Ewa Blasik, presidente dell’Associazione nazionale oltre le frontiere (Cisl – Anolf) del Lazio. “Siamo ancora immersi ancora della drammaticità dell’emergenza sanitaria, economica e sociale in un contesto complicato che ha ulteriormente compromesso i fragili equilibri delle economie dei lavoratori immigrati.

Equilibro fragile evidenziato dal dato relativo al reddito medio annuo dei lavoratori dipendenti stranieri che, mediamente, è la metà di quello degli italiani (11.714 euro contro 24.965 euro).

I dati nel Lazio e in Ciociaria

Perché Coppotelli dice che gli stranieri sono un fenomeno “strutturale e permanente”? Basta un numero per comprenderlo: nel Lazio sono 683.409 su una popolazione totale di 5,8 milioni. Significa che più di un residente su dieci nel Lazio è straniero.

In provincia di Frosinone sono 26.464. Un numero che, in questa speciale graduatoria, posiziona la Ciociaria al quarto posto tra le province laziali, ce ne sono meno soltanto nella provincia di Rieti che conta 13.610 immigrati residenti.

Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica

La percentuale degli stranieri residenti in provincia di Frosinone rispetto al complessivo regionale è del 3,87%. (Leggi qui Emigranti e migranti: la Ciociaria a due facce).

Più alti i numeri per Viterbo (31.876) e Latina (54.633).

Nel Lazio, ovviamente, a fornire dati più corposi ci sono Roma e la sua area metropolitana che contano 556.826 presenze (81,5% del totale regionale) di cui solo nella Capitale ci sono 382.635 immigrati.