Studia, che la testa ce l’hai

Senza ricevuta di Ritorno. La raccomandata del direttore su un fatto del giorno. Si torna ad investire sul merito. In Italia è una rivoluzione

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Chi ha almeno cinquant’anni avrà ancora nelle orecchie il rimprovero della mamma. Che diceva: “studia, altrimenti finisci come me e tuo padre”. La loro era una generazione di operai, braccianti, salariati, dove una specializzazione o un avviamento professionale erano titoli che facevano la differenza. Di lavoro e di salario.

Il diploma di un figlio, o addirittura una laurea, erano un’occasione di affrancamento, una soddisfazione, un ascensore sociale.

Poi venne il periodo in cui tutto questo non contava più. Più importante di quello che dicevi era come lo dicevi. Più importante di chi eri era come apparivi e ti vestivi. Immaginate che ad un certo punto apparve un Partito politico che invece di selezionare i suoi candidati tra quelli più intelligenti, più preparati, con le idee migliori per il Paese, organizzò dei casting come se si dovessero selezionare delle comparse.

A questo si è ridotta una parte del parlamento: poco più che comparse.

Mario Draghi

Per questo è rivoluzionario quanto annunciato oggi dal Premier Mario Draghi:  raddoppierà il numero delle borse di dottorato, verrà stanziato un miliardo per le donne nella scienza.

Finalmente si torna ad investire nel merito. Ed i cinquantenni potranno dire ai loro figli, quello che i genitori dicevano a loro: “studia se vuoi costruirti un avvenire”.

Senza Ricevuta di Ritorno.

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