Supermario, lo ‘sciupafranceschi’

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Svolazza tra un Francesco e l’altro con una leggerezza disarmante. Ogni volta che si libra in volo, il battito d’ali diventa politicamente mortale. Per uno dei due Francesco naturalmente. Supermario Abbruzzese da circa due anni fa il bello e cattivo tempo sulle macerie del Pd.

Tutto cominciò con la Saf, quando il consigliere regionale di Forza Italia lasciò la scena al sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani nella “guerra” a Mauro Vicano. In realtà, ad Abbruzzese, Vicano al timone della Società Ambiente Frosinone stava e sta benissimo. L’ex manager della Asl era sostenuto da Francesco De Angelis in quella che, con il senno di poi, è stato il prequel della frantumazione perenne del Partito Democratico in provincia di Frosinone.


Abbruzzese era pronto a chiudere anche sulla candidatura alla presidenza della Provincia con l’area di De Angelis. In un torrido pomeriggio preferragostano definì il tutto con il segretario Simone Costanzo in un albergo di Gaeta. I venti del Golfo trasportarono subito la notizia, ma non successe nulla.
 Fino a quando Supermario sentì nell’aria un altro vento e capì che a quel giro il Francesco vincente sarebbe stato un altro, Scalia. Infatti, al culmine di una notte da tregenda si lanciò in un dietrofront capace di far impallidire anche il sostegno in extremis di Silvio Berlusconi ad Enrico Letta. Il beffato fu Francesco De Angelis.
 L’eletto in Provincia grazie a Mario fu Antonio Pompeo.

Ma poi alle elezioni del Consorzio Asi nuova piroetta alla Nureyev del ballerino democristiano-azzurro. Alle ortiche il patto con Francesco Scalia, intesa con Francesco De Angelis, che proprio grazie a Forza Italia conquistò la presidenza del Consorzio.


Altro giro, altra corsa. Nell’ottobre scorso Mauro Buschini lancia la crociata contro il manager della Asl Isabella Mastrobuono. Il via libera arriva da Francesco De Angelis, mentre Francesco Scalia tenta di opporsi. Ma nel giorno dell’assemblea dei sindaci è ancora Mario Abbruzzese a risultare decisivo: accordone con Buschini e Mastrobuono “sotto” nella conta sul giudizio politico sul suo operato.


Però il capolavoro avviene a Cassino, quando Mario Abbruzzese capisce che la candidatura di Francesco Mosillo è molto di più che una sfida a Giuseppe Golini Petrarcone. Che si sta consumando l’ennesimo scontro tra i due Francesco. Abbruzzese mette in campo Carlo Maria D’Alessandro, riunisce il centrodestra, fa accordi con tutti. Perfino con Belzebù se si fosse materializzato. Il Pd non ha il simbolo, al ballottaggio nessuna possibilità di accordo tra Petrarcone e Mosillo. Poi succede che Abbruzzese butta l’occhio sui voti di Massimiliano Mignanelli, consigliere provinciale che in Provincia sta con Pompeo e a Cassino con Mosillo. Si rende conto che il Pd cassinate è insofferente, anche per le intese dell’area di Scalia con “pezzi” socialdemocratici. Supermario spinge sull’acceleratore e alla fine Giuseppe Golini Petrarcone perde.

Il Partito Democratico implode in modo fragoroso. Forza Italia vince le elezioni, il Pd naufraga. Si salva soltanto Alatri, dove vince Giuseppe Morini. Quella è la roccaforte di Mauro Buschini, delfino di Francesco De Angelis. E’ per questo che Abbruzzese tutto sembrava meno che dispiaciuto quando arriva la notizia che Antonello Iannarilli, candidato di Forza Italia ad Alatri, è fuori dal ballottaggio. Vuoi vedere che l’asse De Angelis-Abbruzzese ha viaggiato tra Cassino e Alatri…? Ma no! Mica stiamo parlando di Belzebù per davvero.


Supermario celebra il trionfo davanti ad Antonio Tajani dicendo: “Gli accordi trasversali? Non penalizzano noi”. Infatti hanno annientato i due Francesco e il Pd. Pensare che Alfredo Pallone aveva avvertito De Angelis e Scalia: “Fate attenzione ad Abbruzzese”. Non lo hanno ascoltato.
Adesso è troppo tardi.

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