Tajani a Strasburgo: «I sovranisti non vinceranno. Ecco perché»

Il presidente del Parlamento Ue conferma l'intenzione di ricandidarsi. Spiega perché i movimenti sovranisti non vinceranno. E accusa la Lega di avere tradito le attese dei ceti produttivi del Nord

No pasaran, assicurava Dolores Ibarruri per incitare i soldati repubblicani sul fronte spagnolo. Non vinceranno, tuona Antonio Tajani suonando la carica per le prossime elezioni Europee. È sicuro che «sovranisti e populisti non vinceranno, al di là della propaganda» e che «non ci sarà alcuna rivoluzione nell’Unione».

È il messaggio con il quale lancia la sua corsa verso la rielezione al Parlamento Ue ed alla Presidenza dell’assemblea di Strasburgo e Bruxelles. Tajani lo dice nel corso di un forum all’agenzia di stampa Ansa.

Nessuna alleanza con loro

Esclude al momento un’alleanza tra popolari e sovranisti in Europa: «Non é all’ordine del giorno». E ritorna a chiedere a Matteo Salvini di ‘mollare’ il Movimento 5 Stelle, evidenziando che nulla unisce le due forze politico sotto il profilo dei progetti, degli ideali, degli obiettivi da raggiungere.

«Non hanno nulla in comune a parte la gestione del potere – dice il vicepresidente di Forza Italia – sull’economia la Lega si sta facendo manovrare dai Cinque Stelle».

I sondaggi evidenziano le perplessità dei ceti produttivi del Nord Italia: hanno votato la Lega, convinti di appoggiare un progetto politico in linea con gli interessi dello sviluppo. Ora Tajani si dice curioso di sapere cosa dirà Salvini «ai ceti produttivi del Nord, se ad esempio non si farà la Tav».

I gilet della violenza

Non solo. Antonio Tajani accusa Luigi Di Maio di flirtare con «i gilet gialli che distruggono le città» e con «i sovversivi». Conferma quella che già dall’inizio è la sua opinione: «L’alternativa é il centrodestra unito».

Per Tajani non pagano gli atteggiamenti come quelli di Di Maio «che si schiera con chi devasta le città, i gilet gialli, a favore della sovversione».

La speranza del Presidente è che il leader leghista stacchi la spina a questo governo, un esecutivo in cui spicca il recente attivismo del premier sui migranti. «Non può essere una guerra tra Conte e Salvini. Il primo ha vinto la partita sulla Sea Watch, la linea ‘nessuno sbarcherà’ non é stata approvata».

La nuova Forza Italia

Mentre si festeggiano i 25 anni di storia di Forza Italia, Antonio Tajani parla del Partito che si rinnova. Sottolinea che i gilet azzurri nati in Aula a Montecitorio, faranno eventi in tutta Italia. E che Forza Italia non è in agonia nonostante ciò che indicano in questa fase i sondaggi. «Berlusconi sta rinnovando la classe dirigente» con il «70% di parlamentari nuovi».

Il vero fronte però non è quello italiano. Ma quello Europeo. Perché il rischio è l’ondata si sovranismo nel continente. Antonio Tajani è convinto che «la partita si gioca prima di tutto in Europa». Prevede che «I sovranisti non avranno il risultato che si aspettano, é solo propaganda». E lo dice riferendosi soprattutto all’Italia.

Evidenzia le divisioni nel campo populista, «con gli stessi Paesi a cui guarda Salvini che sono stati i più severi con il governo italiano sulla manovra».

Nessuna rivoluzione in arrivo

«Non c’é nessuna rivoluzione in vista» legata alle elezioni Ue a maggio dice Antonio Tajani partecipando al forum dell’Ansa. «La nuova Commissione avrà un commissario leghista o M5S, ammesso che rimanga questo governo in Italia – riconosce il presidente del Parlamento Ue -. Ma é escluso che sovranisti e populisti possano far parte di una maggioranza a Strasburgo».

Il presidente ribadisce di essere pronto a ricandidarsi alla presidenza, perché è «uno spazio politico che è giusto che vada ad un italiano».

Le idee di Conte

Il presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giuseppe Conte sarà ospite del Parlamento Ue in sessione plenaria il 12 febbraio a Strasburgo. In agenda c’è il progetto italiano di riforma dell’Unione.

Il problema immigrazione resta centrale e il presidente dell’Europarlamento chiede agli Stati di uscire dall’empasse, dagli egoismi. «Abbiamo approvato una riforma dell’accordo di Dublino, ma gli Stati perdono tempo – ricorda Antonio Tajani -. Prevede di ricollocare i rifugiati e chi non ne vuole ci mette i soldi. Il problema dei problemi é l’Africa, che nel 2050 avrà 2,5 miliardi di abitanti e a milioni partiranno. Ci vuole un grande Piano Marshall, aiuti per 50 miliardi di euro».

Sul futuro dell’Europa Tajani chiosa «mi dispiace pensare a una Ue senza Regno Unito, è un’anima democratica e un contrappeso alla Germania. Mi auguro avvenga il miracolo e la Gran Bretagna decida di prendere tempo e fare un nuovo referendum. Naturalmente spetta al popolo britannico decidere».

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