Nessun posto per Iannarilli al tavolo con Tajani. Nemmeno per Quadrini. Ma Magliocchetti si

Antonello Iannarilli, confinato ad un tavolino tondo sistemato in fondo alla stanza con il vice coordinatore del Partito Alessia Savo. Il capogruppo in Provincia Gianluca Quadrini disperso da qualche parte nella sala. Nessun posto per loro, al tavolo insieme ad Antonio Tajani.

La politica si capisce guardando le cene. Decifrando i messaggi nascosti. Chi ha ricevuto l’invito e chi ha aspettato invano il postino. Chi è seduto al centro e chi ai lati. Chi è rimasto seduto per tutta la sera e chi invece si è alzato. Chi ha parlato con chi, per quanto e dove. Chi si è seduto di spalle e non è andato mai a parlare con qualcuno in particolare.

Svela tanti piccoli dettagli, la cena dell’altra sera con il presidente del Parlamento Europeo al Pavone di Cassino, al termine del tour ciociaro tenuto sabato.

 

Tavolo ‘a ferro di cavallo‘. Il presidente  è al centro. Alla sua destra ed alla sua sinistra ci sono il dominus Mario Abbruzzese, il sindaco Carlo Maria D’Alessandro, il primo cittadino di Frosinone Nicola Ottaviani. Ma anche il senatore Francesco Giro, il consigliere regionale Adriano Palozzi, il capogruppo nel consiglio comunale di Roma Capitale Davide Bordoni. 

L’asse è tutto istituzionale: Europa, Comune ospitante e Capoluogo, Senato, Regione, Roma Capitale. Ma è anche politico: chi sta lì non c’è per caso.

La notizia non sta lì. E’ alle ali di quel tavolo.  Perché lì sono stati fatti accomodare il coordinatore provinciale Pasquale Ciacciarelli, il consigliere provinciale e comunale di Frosinone Danilo Magliocchetti. Soprattutto c’era Alessandra Mandarelli, già assessore regionale del Lazio e comunale di Frosinone. E’ il segnale che sarà lei la ‘quota rosa’ per Forza Italia. Camera o Regione Lazio ancora non è chiaro. E che Magliocchetti con Ciacciarelli saranno i due uomini sui quali Mario Abbruzzese scommetterà nelle due prossime cavalcate elettorali. Senza far mancare niente agli altri. Ma loro sono i due numeri che devono uscire.

Il segnale è chiaro e deve essere comprensibile a tutti quelli che li dovranno votare. Anche solo con un colpo d’occhio. Sono loro i due uomini del presidente Abbruzzese. E’ per questo che lì non c’è seduto Gianluca Quadrini che è il capogruppo in Provincia e presidente di Comunità Montana ma al posto suo c’è Danilo Magliocchetti che gerarchicamente dovrebbe essergli subordinato. Per lo stesso motivo lì non c’è seduto Antonello Iannarilli: due volte deputato, due volte consigliere regionale, una volta assessore e ultimo presidente della Provincia eletto dai cittadini. Invece al posto suo c’è Pasquale Ciacciarelli che non è più nemmeno assessore a San Giorgio a Liri.

Il medagliato ex fidatissimo amico di Antonio Tajani è seduto ad un tavolo tondo insieme al vice coordinatore Alessia Savo ed alcuni sindaci. Lui, scoperta la disposizione, non dice una  parola. Ma risponde all’offesa sedendosi in modo da dare le spalle al presidente Tajani e tutta la tavolata presidenziale.

Andiamo alla cena.

I camerieri portano impeccabili l’antipasto con frittatine, bruschettine al tartufo e sformatino di formaggio. Nessuno si alza da tavola, tutti chiacchierano al loro posto. Si discute del più e del meno, di Europa e di quanto sia stato difficile centrare l’elezione a presidente dell’aula di Bruxelles e Strasburgo.

Arriva il primo piatto. Tortiglioni a base di funghi e salsiccia impreziositi da un leggerissimo soffritto con carota ed una cipolla tritata talmente fine da essere impercettibile nella salsina bianca senza pomodoro. Tra il primo ed il secondo, Magliocchetti e Ciacciarelli si alzano e iniziano la loro caccia al voto dei grandi portatori di preferenze. La sala è piena di sindaci e consiglieri: sono loro a drenare il consenso nei rispettivi paesi. Il consigliere provinciale saluta l’ex presidente della Provincia (di cui fu Capo di Gabinetto) ma non c’è molto calore. Solo di circostanza la risposta a Ciacciarelli.

I due sono talmente impegnati a catturare il consenso che nemmeno si accorgono dell’arrivo di un brasato al vino rosso, cotto per circa quattro ore e poi informato, servito con accanto un’insalatina.

Gianluca Quadrini li lascia fare e si gode la cena (chiama il bis un paio di volte e solo per creanza non si fa lasciare il vassoio intero). Il capogruppo in Provincia sa  che non è un caso se ha preso, lui da solo, circa il cinquanta per cento dei voti ponderati espressi dai sindaci e dai consiglieri. Li osserva, vede con chi parlano e per quanto. Memorizza e poi passerà lui nei prossimi giorni dai suoi elettori.

Non ha bisogno di alzarsi e girare per i tavoli Alessandra Mandarelli: la sua riserva di caccia elettorale è un’altra. E’ quella base che comunque la voterebbe indifferentemente se si candidasse con Democrazia Proletaria o con Comunione e Liberazione. Quella alla quale per ora punta Nicola Ottaviani per avere lo scatto decisivo con cui tenere inalterato il distacco con tutti i suoi competitor alle comunali. Mario Abbruzzese invece gira, controlla i tavoli. E’ a metà tra il padrone di casa ed il padre della sposa: verifica che ci siano tutti e che tutto proceda bene. Tra poco più di un anno toccherà a lui rastrellare le preferenze.

Arriva la torta: taglia Antonio Tajani per il brindisi finale.

Qualcuno non prende il dolce: né Iannarilli né Quadrini. Chi servirà l’amaro alla fine del pasto elettorale lo si vedrà.

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