Tajani finisce nel mirino: “Su Durigon è Ponzio Pilato”

Antonio Tajani interviene al meeting di Rimini. Elio Vito lo attacca. Dicendo che doveva difendere Lamorgese e prendere le distanze da Durigon. E lo paragona a Ponzio Pilato

Antonio Tajani finisce nel mirino dei suoi parlamentari. Ad aprire il fuoco oggi è stato su Twitter il deputato di Forza Italia Elio Vito. Scrivendo: “Non per fare polemica, ma vorrei sapere se solo io in Forza Italia trovo gravi le parole del nostro coordinatore nazionale Antonio Tajani. Al Meeting di Rimini, da novello Ponzio Pilato se ne lava le mani, non difende la ministra Lamorgese e non prende le distanze dalle dichiarazioni del sottosegretario Durigon”.

L’intervento da Ponzio Pilato

Antonio Tajani

Cosa aveva detto a Rimini Antonio Tajani? Il braccio destro di Silvio Berlusconi ha espresso la posizione di Forza Italia sui due casi sorti all’interno del Governo Draghi. Lo ha fatto dicendo: “Non mi ergo a giudice, né della ministra Lamorgese – attaccata dalla Lega e difesa dal Pd – né del sottosegretario Durigon – attaccato dal Pd e difeso dalla Lega – Tutti possono sbagliare ma in questo momento non perderei tempo in battaglie politiche“.

Del resto – ha aggiunto – anche io non condivido ad esempio l’operato del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per quanto riguarda la posizione sulle imprese. Servono una politica industriale e una riforma del fisco, della burocrazia, della giustizia. Non serve mettere paletti politici“.

Elio Vito non condivide la posizione tracciata dal suo presidente nazionale. Ritiene più coerente una difesa senza riserve della Ministra ed una denuncia senza riserve per Durigon e le sue frasi sulla re intitolazione del Parco di Latina ad Arnaldo Mussolini.

Vito la spina nel fianco

Elio Vito è tra i non allineati. Il 4 novembre 2020 insieme a quattro colleghi di Forza Italia (Giusi Bartolozzi, Stefania Prestigiacomo, Matteo Perego e l’ex governatore della Regione Lazio Renata Polverini), Vito aveva votato a favore del disegno di legge Zan.

Non solo. il 14 aprile scorso, per protesta contro le mancate dimissioni del presidente del Carroccio Raffaele Volpi, si è dimesso da membro del Copasir. Il motivo? Il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica spetta all’opposizione, non alla Lega che è in maggioranza. E quindi ad un esponente di Fratelli d’Italia.

Claudio resiste

Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica

Claudio Durigon è asserragliato nel fortino e resiste ad oltranza. Nelle ore scorse c’era stata una doppia blindatura di Matteo Salvini. Che suona però come un’ultima disperata difesa, oltre la quale dovrà chiedere un passo di lato al suo sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze. Il Capitano ieri aveva incontrato il premier Mario Draghi, dichiarando poi “Durigon? Oggi ho sentito Draghi ma abbiamo parlato di Afghanistan, salute e lavoro. Non credo abbia come priorità i parchi di Latina. Con lui non abbiamo mai parlato di Durigon“.

Poi la seconda linea di difesa: “Con Durigon stiamo lavorando alla nuova riforma delle pensioni– ha spiegato Salvini – una cosa che interessa milioni di persone. La storia ha già condannato fascismo e comunismo, quasi tutti gli estremismi tranne quello islamico“. (Leggi qui Durigon, ora la blindatura di Salvini e doppia).

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