Tajani, l’unico in grado di rassicurare le cancellerie in Europa

Il presidente del Parlamento Ue ha il profilo necessario per rassicurare le cancellerie europee sulla situazione italiana. A Bruxelles, come a Berlino e a Parigi guardano al voto italiano trattenendo il respiro. L'eventuale vittoria dei partiti euroscettici - M5S e Lega - rischia di creare ulteriori problemi all'Ue

Marco CONTI

per Il Messaggero

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«Ma no, no. Salvini non sarà mai presidente del Consiglio», Per Raffaele Fitto, leader della gamba moderata del centrodestra, «prima dei numeri contano le condizioni politiche». La photo opportunity di ieri, scattata durante la manifestazione al Tempio di Adriano, non nasconde le differenze tra Berlusconi, Meloni, Salvini e Fitto.

«Il nostro candidato è Antonio Tajani», aveva sostenuto poche ore prima il Cavaliere ospite delle Tribune elettorali di Rai2. Il presidente del Parlamento europeo ieri pomeriggio non c’era all’evento in piazza di Pietra, ma la contesa tra alleati su chi potrebbe andare a palazzo Chigi in caso di vittoria elettorale, nasconde la partita sull’egemonia del centrodestra.

Una sfida che supera l’appuntamento del 4 marzo e che divide FI alle prese con esponenti che per il dopo guardano più al leader del Carroccio che ad un’alternativa interna.

 

LA SCURE

Resta il fatto che Il Cavaliere non ha nessuna intenzione di mollare. Ha fatto una campagna elettorale ventre a terra. E’ ancora sotto la scure della legge Severino che lo ha reso ineleggibile e ha quindi avuto bisogno di proporre un suo candidato premier da contrapporre alle auto-candidature di Salvini e Meloni.

Tajani ha certamente il profilo giusto. Da sempre stretto collaboratore dell’ex premier e uno dei fondatori di FI, Tajani è in Europa dal 95 e vanta ottimi rapporti con le più importanti cancellerie europee. Il ruolo da presidente del Parlamento europeo lo costringe a negare ogni velleità nella corsa a palazzo Chigi, ma rappresenta una carta importante che il Cavaliere può giocare sia in caso di vittoria del centrodestra sia in una situazione di stallo che potrebbe spingere il Paese verso le larghe intese.

«Tajani sarebbe un buon presidente del Consiglio ma sono perplesso all’idea di un italiano che lascia la poltrona di presidente del Parlamento europeo per venire in Italia», sostiene Rocco Buttiglione che però poi aggiunge che «se forse la situazione in Italia è così grave gli altri Paesi capirebbero».

A Bruxelles, come a Berlino e a Parigi guardano al voto italiano trattenendo il respiro. L’eventuale vittoria dei partiti euroscettici – M5S e Lega – rischia di creare ulteriori problemi all’Unione proprio nella stagione di riforme promessa dal presidente francese Macron e dalla cancelliera Merkel e che si aprirà a breve.

Schierare l’attuale presidente del Parlamento europeo significa negare la linea sovranista che mette insieme Lega e FdI, e puntare sull’elettorato moderato specie nel centrosud dove FI punta a fare il pieno di collegi maggioritari. L’Europa, attraverso l’uso dei fondi strutturali, potrebbe fare molto per il Sud e l’azzurra Mara Carfagna lo sottolinea ricordano «l’attenzione di Silvio Berlusconi» e «la strada tracciata da Antonio Tajani» per «un uso più efficiente e mirato degli investimenti».

Malgrado le critiche non siano mancate negli anni di governo e il rapporto con Bruxelles e la Merkel abbia avuto alti e bassi, Berlusconi politicamente non vuole staccarsi di un centimetro dall’Europa, tantomeno dal Ppe. Ma se Tajani rappresenta per FI quello che Gentiloni è per il Pd, non così la pensano sia Salvini che la Meloni.

L’USCITA

Tutti e due avevano sollecitato più volte Berlusconi a fare il nome del candidato premier di FI, ma ora temono le capacità che ha Tajani, grazie anche ai buoni uffici di Gianni Letta, di cucire e di avere buoni rapporti con molti leader degli altri partiti. Un ruolo, in vista di un possibile governo di larghe intese, il presidente del Parlamento europeo potrebbe averlo anche se, come ricordava sopra l’ex ministro Buttiglione, la situazione dovrebbe essere veramente complicata e senza via d’uscita perché l’Italia possa permettersi di fare non certo una bellissima figura in Europa.

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