Tajani “Noi votiamo il Mes. Ma non rompiamo il centrodestra”

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Antonio Tajani usa tutta la sua diplomazia. Per tenere la barra di Forza Italia in rotta verso il Mes. Ma evitare, allo stesso tempo, di rompere il patto con Lega e FdI. La sentenza tedesca "Non ci saranno conseguenze per l'Italia”. Le elezioni? "Come deciso, non in estate. Pericoloso per la salute”

«Il futuro del centrodestra ruota attorno a una visione del Paese. Noi abbiamo idee molto chiare: dobbiamo fare ripartire l’Italia abbattendo la pressione fiscale, quindi flat tax, arrivare a un patto fiscale, un piano per il rilancio dell’edilizia, un grande piano casa»: Antonio Tajani ribadisce la linea di Forza Italia dai microfoni di Radio 1. Lo ha fatto nel corso del programma ‘In viva voce‘.

Per il vice di Silvio Berlusconi «serve rinviare tutti gli adempimenti fiscali alla fine dell’anno, servono aiuti alle imprese che riassumeranno i lavoratori in cassa integrazione».

Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani Foto © Imagoeconomica / Paolo Cerroni

Il solco con Fratelli d’Italia e Lega è netto. Da giorni Forza Italia ha preso una rotta sempre più centrista, molto distinta da quella sovranista e populista. La distanza è totale sullo strumento del Mes. Antonio Tajani evidenzia «Abbiamo una visione complessiva del Paese. Il Mes è una linea di bilancio per 36-37 miliardi, legata al coronavirus: noi siamo convinti che quei soldi debbano essere utilizzati, a patto che non ci siano condizioni, così come è stato detto». Giorgia Meloni e Matteo Salvini non la pensano così.

Forza Italia invece ribadisce la sua convinta linea europeista. «Il voto di Forza Italia, se si dovesse votare sul Mes, sarà favorevole» dice Antonio Tajani.

Una posizione che però non porterà alla rottura del Centrodestra. Perché «non è sul Mes che si fonda il centrodestra, sarebbe una cosa un po’ misera se così fosse. Ci sono visioni diverse, ma non ha nulla a che vedere con la solidità della coalizione».

Nei fatti però quella posizione relega il Lega e FdI ad una posizione più marginale, proietta Forza Italia al centro dello scenario, la rilancia come l’interlocutore affidabile dell’Europa. Riscrive gli equilibri.

La sentenza tedesca, vedremo

La sede della Banca Centrale Europea Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

Antonio Tajani ha avuto per anni un ruolo chiave nella commissione economica dell’Ue, è tuttora un interlocutore ascoltato. In queste ore a Karlsruhe la Corte Costituzionale tedesca ha pronunciato una sentenza che rischia di avere ripercussioni pesanti sul futuro dell’Italia. Ha fissato una serie di paletti per i programmi di acquisto dei titoli di Stato: un programma conosciuto come Quantitative easing da parte dell’Eurosistema. La Corte ha riconosciuto la legittimità del QE ma ha giudicato sproporzionato quel programma sproporzionato. E per questo ha chiesto alla Banca Centrale Europea di chiarirlo nel giro di tre mesi. Non solo: ha detto al governo Merkel di prendere posizione affinché il meccanismo sia rivisto.

Preoccupazioni per l’Italia? Molti dei Titoli di Stato al centro del QE sono quelli italiani: è attraverso quei soldi che entra la liquidità con cui lo Stato riesce a garantire i servizi.

Dice Antonio Tajani «Il diritto comunitario prevale su quello nazionale, nel dispositivo della sentenza si parla di legittima scelta della Bce. Mi auguro non ci siano conseguenze negative, bisogna valutare, però credo non ci saranno conseguenze negative. In questo momento servono scelte europee non nazionali».

Elezioni? Non a luglio

Antonio Tajani

Nel pomeriggio Antonio Tajani era intervenuto pure sulla questione delle elezioni.

Con un tweet il vice presidente di Forza Italia ha ribadito che le elezioni Regionali e Comunali «devono svolgersi in autunno. Come già deciso. Ogni cambiamento per votare a luglio sarebbe pericoloso per la salute degli italiani. Campagne elettorali con riunioni affollate sono controproducenti nella lotta anti Covid-19».

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