Tajani: «Soltanto noi possiamo decidere il destino del Paese»

Da Strasburgo il presidente del Parlamento Ue difende l'Italia. "È una democrazia compiuta, i suoi cittadini sono maturi e sanno decidere». I timori per l'Euro. La necessità di migliorare

di Andrea BASSI

per IL MESSAGGERO

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Il nome di Gunter Oettinger, non lo pronuncia mai. Ma se gli si chiede come abbia preso le parole del commissario tedesco che ieri, salvo poi una mezza correzione, ha più o meno spiegato che i mercati finanziari avrebbero insegnato agli italiani come si vota, il fastidio lo si percepisce chiaramente all’altro lato della cornetta anche a migliaia di chilometri di distanza.

Da Strasburgo, dove si trova per presiedere una riunione plenaria, il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, risponde al telefono e non usa mezzi termini. «L’Italia», dice mentre lo spread tra i Btp e i Bund tedeschi ha rotto, per poi ripiegare, la soglia dei 300 punti, «non ha bisogno dei mercati. Gli italiani», dice col tono di voce che si alza, «sono maturi, l’Italia è una democrazia compiuta, sono i cittadini con il loro voto che decidono il destino del Paese».

A Oettinger, che non nomina, al Der Spiegel, che qualche giorno fa aveva apostrofato i cittadini della penisola come «scrocconi», ma che non cita, Tajani chiede «di rispettare la volontà degli italiani». Anche perché, sottolinea, «l’Italia non è un Paese a sovranità limitata».

Quello del commissario tedesco è stato sicuramente un autogol. Un tiro nella porta sbagliata che ha indotto i rappresentanti delle istituzioni europee, da Donald Tusk a Pierre Moscovici, a Jean Claude Juncker, a schierarsi come un sol uomo a difesa di Roma.

 

I TIMORI

Ma è anche vero che la situazione di incertezza che si è creata dopo il voto del quattro marzo, una crisi inestricabile dalla quale nessuno sembra riuscire a trovare una via di uscita, desta preoccupazione nei partner europei.

«L’Europa», dice Tajani, «ci guarda perché siamo la seconda economia industriale dell’Unione. Siamo», ragiona, «una delle grandi potenze economiche del mondo, siamo nel G7, è ovvio che tutti osservino con attenzione e preoccupazione quello che succede. Anche per valutare le conseguenze sui rispettivi Paesi».

Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, ci saranno dei passaggi delicatissimi per il futuro dell’Europa. C’è la discussione sulla riforma della governance, con Emanuel Macron che spinge verso una unione politica più forte. Un’integrazione che presupporrebbe una maggiore condivisione dei rischi, che invece i tedeschi non sembrano volere.

All’orizzonte c’è la fine del Quantitative easing, il programma di acquisto dei titoli pubblici da parte della Bce e che, anche in queste ore, nonostante le fiammate, sta calmierando lo spread tra Btp e Bund. In questo scenario, gli italiani potrebbero essere chiamati alle urne in piena estate, a fine luglio. «Se bisogna votare anticipatamente», è il pensiero di Tajani, «meglio votare quando non tutti gli italiani sono in vacanza. Mi sembra», dice, «molto complicato andare alle urne in piena estate».

 

IL PASSAGGIO DELICATO

Ma il punto più delicato è un altro. La prossima campagna elettorale rischia di delinearsi come un referendum sull’euro e sull’Europa. Su questo il giudizio di Tajani è netto: rinegoziare senza scissioni.

«L’uscita dall’euro», sostiene, «è una sciocchezza. Sarebbe una follia. Un conto», ragiona, «è discutere dei poteri della Banca Centrale, e dell’Unione bancaria, ma abbandonare la moneta unica significherebbe fare un danno all’occupazione e ai risparmi degli italiani. Mi auguro che nessun governo in futuro pensi di fare questo, piuttosto garantisca gli interessi nazionali. E non significa rendere servizi o prendere ordini da chicchessia». Lo stesso Tajani è convinto che non tutte le istanze di cambiamento dell’architettura europea che arrivano dai partiti sovranisti siano prive di senso.

«Si possono fare delle cose per cambiare l’Europa come è stata finora. Gli italiani devono essere più presenti a Bruxelles e lavorare a fondo in tutte le commissioni e i luoghi dove si prendono decisioni». Per esempio, dice, sono a favore di dare alla Bce un mandato come quello della Federal Reserve statunitense. Una proposta, a ben vedere, sostenuta anche da Paolo Savona. «Ma distruggere l’Europa è una cosa inconcepibile: si può cambiare, ma non distruggere».

 

LA PROPOSTA

Mentre in Italia si cerca disperatamente una via d’uscita alla crisi istituzionale, in Europa la macchina continua a marciare.

La Commissione ha appena sfornato una nuova proposta per la programmazione economica del prossimo quinquennio. A sorpresa l’Italia riceverà più fondi strutturali che in passato, 38,5 miliardi contro i 36,2 del bilancio scorso. Frutto del meccanismo di calcolo che premia di più le aree che sono cresciute di meno. E il Mezzogiorno, rispetto ai Paesi dell’Est, è rimasto al palo.

Dall’altro versante, però, è previsto un taglio di 2,5 miliardi dei fondi per l’agricoltura. «Sulla politica agricola», dice Tajani, «bisogna fare di tutto perché le scelte vengano riviste, anche se sui fondi di coesione ci saranno più soldi perché l’Italia non è cresciuta».

 

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