Stop immediato alla discarica: Roccasecca blocca il Governo Italiano al Tar

Il Tar ordina lo stop all'ampliamento della discarica di Roccasecca. Lo aveva autorizzato la regione, recependo il provvedimento del Consiglio dei Ministri. Che il Comune ha portato davanti ai giudici

Come nella leggenda del piccolo pastore Davide che armato solo di una fionda bloccò il terribile gigante Golia. Allo stesso modo il piccolo Comune di Roccasecca ha fermato il Governo della Repubblica Italiana. Lo ha fatto con un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. I giudici lo hanno esaminato ed hanno detto che non è campato in aria, potrebbe essere fondato e vogliono approfondire. Hanno fissato l’udienza al 16 aprile prossimo. Nel frattempo hanno bloccato l’ampliamento della discarica privata Mad di Roccasecca che è il centro di riferimento per tutti i Comuni della Provincia di Frosinone.

Tutta colpa di Roma

Il problema si chiama Roma Capitale. È lei ad avere mandato all’aria tutti i calcoli fatti dalla Provincia di Frosinone, dai Comuni ciociari riuniti nella società pubblica Saf che si occupa della lavorazione dello smaltimento delle immondizie, le stime ed i dimensionanti fatti dalla Mad che è privata ma svolge un servizio pubblico: le immondizie della provincia di Frosinone entrano ad un pezzo ‘calmierato’ e non a tariffa piena come avviene invece per gli altri.

Cosa c’entra Roma Capitale? Non ha realizzato nemmeno uno degli impianti indispensabili per gestirsi da sola i propri rifiuti. In un continuo rimpallo di responsabilità con la Regione Lazio, sta sempre in emergenza. E manda le sue spazzature nelle province. A Saf ne arriva una quota: pagata a peso d’oro. Una parte viene trasformata in combustibile per il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio. Ma una parte finisce nella discarica Mad. Occupando lo spazio che era stato calcolato per la provincia di Frosinone. In un paio di anni la discarica ha esaurito tutti gli spazi.

Lo scontro sull’ampliamento

Da lì nasce tutto. La Mad nel 2018 avverte la Provincia di Frosinone e la Regione Lazio che i volumi si stanno esaurendo. Chiede un ampliamento per poter continuare a garantire il servizio: o un nuovo invaso (il quinto) o una soprelevazione.

Il progetto iniziale prevedeva la creazione di una collina da 750mila tonnellate  sui bacini  Numero 3 e Numero 4. Ma la Regione Lazio ha detto no: perché sul Bacino 3 c’era un vincolo ambientale. E nei mesi scorsi ha ridotto quel progetto, dicendosi favorevole solo all’ampliamento del Bacino 4 e solo per 190mila tonnellate.

A quel punto è stato il Ministero dei Beni Culturali a metterci il naso. Ha contestato che anche sul bacino 4 c’era un altro vincolo ambientale, contrariamente a quanto sostenuto dalla Regione Lazio. Inoltre il Ministero ha fatto notare che le strutture di servizio al Bacino 4 erano troppo vicine al fiume Melfa e sforavano all’interno della fascia di rispetto.

Anche la Provincia di Frosinone aveva da ridire. Contestava che se proprio bisognava autorizzare Mad a fare l’ampliamento bisognava però metterlo a servizio dei Comuni ciociari e non anche di Roma.

Nonostante tutte queste eccezioni, il provvedimento finale della regione ha autorizzato l’ampliamento per 190mila tonnellate in sopraelevazione sul 4°  Bacino con l’obbligo di far scaricare anche i rifiuti di Roma.

Tanto per fare un confronto: 190mila tonnellate sono il fabbisogno dell’intera provincia di Frosinone per 7 anni. A Roma sono sufficienti per coprire meno di un anno.

Il ministero ed il ricorso di oggi

Il Ministero a quel punto ha proposto opposizione al Consiglio dei Ministri. Che il 7 marzo scorso ha autorizzato una sopraelevazione di soli 10 metri rispetto a 20 iniziali e fissato un termine di 14 mesi per l’utilizzo della discarica. Poi, fine dell’attività.

La Regione, senza spettare un nuovo progetto, ha preso atto della decisione del Consiglio dei Ministri ed autorizzato immediatamente la Mad a scaricare.

Il Comune di Roccasecca ha chiesto l’intervento dell’avvocato Massimo Di Sotto ed ha impugnato quel provvedimento. Evidenziando una serie di irregolarità.

Tra le quali il fatto che non c’è un progetto specifico per una soprelevazione di 10 metri, al posto di quello iniziale da 20 metri. E nonostante questo la Regione scaricherebbe a Roccasecca circa 750 tonnellate di rifiuti al giorno.

Nel suo intervento, l’avvocato del Comune di Roccasecca ha sostenuto un principio: «Le discariche sono un’attività umana che deve essere pianificata e programmata in tempo nel totale rispetto del bene paesaggio che è primario e infungibile. Cioè è un bene dotato di una sua specifica individualità economico-sociale che non consente la sua sostituzione con un altro».

In pratica, peggio per chi non si è organizzato prima. Non può essere il territorio di Roccasecca a pagare il rimpallo di responsabilità tra Roma Capitale e Regione Lazio.

E poi, la richiesta del blocco immediato dell’attività a Roccasecca. Perché rappresenterebbe «la violazione del bene paesaggio, costante e immediata e irreversibile».

I giudici hanno detto che c’è materia per discutere. Hanno fissato l’udienza a metà aprile. E bloccato subito l’ampliamento.

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