Tar del Lazio, l’allarme del presidente: servono subito riforme e rinforzi

Inaugurato l'Anno Giudiziario 2019 del Tar Lazio. La relazione del presidente Carmine Volpe. Occorre in fretta una riforma: "Abbiamo competenze che non ha nessun altro Tar in Europa". Servono rinforzi: "non so fino a che punto potrà essere garantita la giustizia"

 «Non mi aspetto che qui sia l‘anno della svolta. Mi basterebbe riuscire a garantire una giustizia piena, effettiva e tempestiva. Ma per fare questo occorre riconoscere una volta per tutte la situazione di assoluta specialità di questo Tribunale». Carmine Volpe è il presidente del Tar del Lazio: l’organo della magistratura che affronta le controversie tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Ma anche tra le pubbliche amministrazioni in conflitto tra di loro. Nel giorno dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario si sente un incompreso.

Lo dice nel corso del suo intervento: occorrono riforme, capaci di rendere più snello l’intero sistema, più rapida la risposta di giustizia avanzata dai cittadini. Ma il Tar del Lazio è differente da tutti gli altri Tribunali Amministrativi d’Italia. Perché ha alcune competenze esclusive. Infatti, funziona da giudice amministrativo di primo grado per il Lazio e svolge le competenze di Tar centrale: decide sugli atti dei ministri e del Governo, degli organi a rilevanza costituzionale, come il Csm, e delle Autorità indipendenti.

Però, di fronte al Ministero ed al Csm è solo uno dei Tar che in Italia sbrogliano le matasse di una pubblica amministrazione sempre bizantina e mai alleggerita dei lacci che ne rallentano l’azione.

La riforma necessaria

È per questo che oggi il presidente, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2019 ha detto che «Considerate competenze e ruolo, il Tar del Lazio non può essere trattato allo stesso modo degli altri Tribunali amministrativi: è necessario intervenire di conseguenza».

In assenza di interventi «non so fino a che punto potrà essere garantito quanto previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, secondo cui ‘ogni persona ha diritto a che le questioni che la riguardano siano trattate in modo imparziale ed equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni, organi e organismi dell’Unione».

Tuttavia, per Volpe «la vera rivoluzione sarà quando sarà introdotto il giudice monocratico di primo grado, il Tar del Lazio non deciderà sempre e comunque su tutto e saranno previste efficaci forme di risoluzioni alternative delle controversie amministrative».

Su quest’ultimo punto, Volpe si e’ riferito all’ufficio della mediazione che deve «trovare spazio adeguato nelle controversie devolute al giudice amministrativo».

Il Tar nel mirino

Altri aspetti della rivoluzione pensata dal presidente, la diminuzione delle pendenze, tempi dei giudizi più contenuti, copertura totale dell’organico e diminuzione della incertezza del diritto. Infine, anche la piena fiducia da parte degli utenti nell’istituzione Tar del Lazio.

A cosa si riferisce il presidente Volpe quando parla di ‘piena fiducia‘? Nel 2017 il Tar del Lazio è stato al centro di violenti attacchi portati avanti su diversi organi di stampa da qualche esponente politico che non condivideva i provvedimenti adottati dal Tribunale.

«L’anno trascorso, a differenza del 2017, è stato abbastanza tranquillo, forse si è preso atto che questo Tribunale non costituisce intralcio alla crescita del Paese».

Scomodi perché…

Il problema nasce perché sempre più spesso i conflitti amministrativi insorgono tra le pubbliche amministrazioni stesse. In questo caso, ha spiegato ancora il presidente, «il giudice amministrativo interviene in un campo che dovrebbe invece essere lasciato ai vari ambiti amministrativi, nella ricerca della soluzione dei conflitti insorti tra loro. E interviene anche nella carenza dall’esercizio di poteri attribuiti alla legge».

Il che, ha sottolineato Volpe, «non vuol dire ingerenza del giudice amministrativo. Significa, invece, supplenza dell’inerzia – illegittima – dell’amministrazione nell’esercitare i poteri a essa spettanti e all’incapacita’ dell’apparato amministrativo di assumersi le proprie responsabilita’ nelle risposte da dare al cittadino».

Servono rinforzi

Il presidente Volpe ha spiegato che «se effettivamente la giustizia amministrativa deve rappresentare un servizio pubblico reso ai cittadini, le dotazioni organiche di questo Tribunale non possono essere mantenute nelle attuali elevate percentuale di scopertura (30,2%)».

Attualmente, si legge nella relazione, il numero dei magistrati in servizio al Tar Lazio e’ di 60, di cui tre presidenti, su 86 previsti in organico ed è uguale a quello che esisteva al primo gennaio 2015. 

I dati del 2018

Nel 2018 il Tar del Lazio ha registrato un “evidente aumento dei depositi” rispetto al 2017. Sono passati da 13.407 a 15.527, pari al +15,8%, attestandosi su valori in linea con quelli del 2016.

Tra i fattori che hanno contribuito all’incremento, “una parte significativa” e’ riconducibile ai ricorsi ordinari in materia scolastica e universitaria, +42%, ai ricorsi per mancata esecuzione del giudicato, +34%, e a quelli in materia di silenzio (+39,5%).

Sul totale dei ricorsi depositati presso la Giustizia amministrativa italiana, aumentati nel 2018 di poco piu’ del 2,9%, il Tar del Lazio ha registrato una incidenza “considerevole”, pari al 31,07%, con un incremento del 3,46% rispetto al 2017.

Oltre ai contenziosi scolastici e universitari, che nel 2018 sono stati 3.395, i ricorsi in materia di immigrazione di cittadinanza sono stati 1.583, pari al 10,19% degli introiti complessivi, seguiti da quelli per l’esecuzione di giudicato con 1.244 depositi.

In materia di appalti, il numero complessivo dei ricorsi depositati è stato pari a 552, con una incidenza sul totale del 3,55% e una flessione rispetto al 2017 del 10,2%.

Meno provvedimenti emessi

Volpe ha poi spiegato che, riguardo i provvedimenti emessi, “si deve dare conto di una diminuzione nel corso del 2018 delle pronunce rispetto all’anno precedente che ha riguardato indistintamente, sia pure con diverse incidenze, tutte le tipologie di provvedimenti“.

Il dato piu’ evidente riguarda i decreti decisori adottati nel 2017: ne sono stati pubblicati 8.050 a fronte dei 6.537 del 2018.

Il numero delle sentenze definitive ha registrato una flessione pari al 4,5% nel 2018: ne sono state pubblicate 9.244, a fronte delle 9.679 pubblicate nel 2017.

«La diminuzione del numero dei provvedimenti emessi– ha detto Volpe- è da ricondurre per un verso al permanere di una situazione di mutata criticità riguardante l’organico del personale di magistratura, e per l’altro ai riverberi di carattere organizzativo legati al significativo tasso di turn over che ha coinvolto il personale stesso nel corso del 2018».

In ogni caso, pure a fronte di tale riduzione, il rapporto tra ricorsi definiti, pari a 16.519, e ricorsi pervenuti nell’anno, pari a 15.527, fa registrare comunque un valore di segno positivo pari a circa l’1,06.

Il saldo attivo tra i ricorsi pervenuti e quelli definiti, ha poi spiegato Volpe, ha determinato una ulteriore diminuzione del 2,85% dei ricorsi complessivamente pendenti al Tar del Lazio, che al dicembre 2018 ammontavano a 53.101, mentre al 31 dicembre 2017 erano 54.659.

«Tale dato– ha detto infine il presidente- ove raffrontato con le pendenze rilevate al 31 dicembre 2009, pari a 172.782, delinea l’ampiezza del decremento realizzato negli ultimi nove anni“.

I tempi medi di definizione dei ricorsi con sentenza e ordinanza si attestano su 1.123 giorni, poco piu’ di 3 anni, circa sei mesi piu’ di quanto richiesto nel 2017. “Ma il tempo di definizione dei ricorsi con sentenza– ha fatto notare Volpe- si riduce a 822 giorni se non si considerano i corsi definiti nel 2018 in occasione di udienze dedicate allo smaltimento dell’arretrato, pari a circa 900 ricorsi“.

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