Tarquini: «La maggioranza ormai è ridotta a minoranza»

La maggioranza di Alatri sull'orlo del baratro. Per colpa della Rigenerazione Urbana. Ma per Tarquini è solo l'ultimo dei problemi. Il ruolo (e le mancanze) del Pd. Gli scenari futuri. La possibile Grande Alleanza. Il M5S che non dialoga

Qualcuno, tempo fa, ha scritto che Tarcisio Tarquini incarna la versione alatrense di Bernie Sanders, il senatore democratico del Vermont che non ha mai avuto il timore di definirsi socialista. Perché il suo messaggio, come quello di Alatri in Comune e delle altre liste di riferimento, era finalizzato alla rottura di quello che gli americani chiamano establishment: quelli che abitano da tempo il palazzo comunale.

Ma le elezioni comunali ad Alatri non sono andate come Tarquini sperava. Qualcuno ha individuato nel presunto elitarismo una delle cause della mancata esplosione elettorale.

La coalizione per cui Tarcisio Tarquini era candidato a sindaco non è andata così male. E il giornalista, scrittore, autore di libri – inchiesta e già presidente di Edit Coop, tra i vari incarichi ricoperti nel corso della sua vita da professionista, è stato eletto, Siede tra gli scranni del consiglio comunale, dove anima l’opposizione con uno stile che la cittadina ciclopica aveva dimenticato di poter esprimere politicamente. Ma la sensazione comune è che l’esito di quella turnata sarebbe potuto essere maggiormente favorevole ai civici.

It is what it is” è un modo di dire usato spesso dai britannici. Benedict Cumberbatch, in una puntata di Sherlock, la celebre serie televisiva andata in onda dapprima sulla Bbc, lo ripete a mo’ di mantra. Quel che è
stato è stato, insomma. Ma adesso è tempo di allargare i confini. E
Tarquini non lo nasconde. Il copione prevede l’avvento di una
possibile crisi. La maggioranza guidata dall’Ingegner Morini è
chiamata a uscire dal ginepraio in cui pare essersi infilata: il piano
di Rigenerazione Urbana, la cui votazione è stata rimandata.

Consigliere Tarquini, ancora un rinvio sulla Rigenerazione Urbana. Come se lo spiega?

Anche i consiglieri della maggioranza si sono resi conto di essere stati indotti in errore da sindaco e assessori. Vorrebbero annullare il Regolamento attuativo della legge regionale, che più correttamente si potrebbe definire un Regolamento elusivo ed evasivo della legge. Ma non vogliono ancora ammettere di essersi sbagliati. Temono contraccolpi politici, ricadute di immagine, magari ci sono interessi particolari da difendere, rassicurazioni elettorali da confermare.

Non riesco a darmi altre spiegazioni, ritengo infatti risibile quella che pure viene sussurrata. E cioè che l’ostinazione del sindaco, che tiene in ostaggio la sua maggioranza, risiederebbe nel fatto che egli non voglia “darmi ragione”, visto che la questione l’ho sollevata io per primo e ben prima che intervenisse la diffida della Regione.

Sembra che la maggioranza abbia al suo interno almeno due persone non disposte a votare il piano per come il sindaco Giuseppe Morini se lo è immaginato. Pensate di far cadere questa amministrazione? La minoranza è unita?

La minoranza, e cioè sette consiglieri su sette, è certamente unita. E questa unità è il risultato di un processo di approfondimento che ha portato tutti i consiglieri di minoranza a condividere le preoccupazioni sulla pericolosità del Regolamento.

A luglio io non votai la “rigenerazione formato Morini”, assentandomi dall’aula con una motivazione di critica sulla delibera ma anche di attesa del previsto giudizio conclusivo della Regione che sarebbe dovuto intervenire prima della seconda e definitiva “lettura consiliare” imposta dalla legge proprio per evitare provvedimenti affrettati o superficiali.

A novembre ci sono stati tre voti negativi e cinque astensioni, a febbraio siamo diventati sette. Al gruppo si sono aggiunti, il 2 maggio, altri due consiglieri della maggioranza che così su questo punto è diventata minoranza.

Il nostro obiettivo è bloccare questo Regolamento per scriverne un altro che ne superi tutte le pericolosità, le confusioni, le violazioni di legge.

Arriveremo alla caduta di questa Amministrazione?

Non lo so e per il momento non mi interessa, anzi paradossalmente potrebbe succedere proprio il contrario, sgomberato il campo da un atto pericoloso e indifendibile la maggioranza potrebbe trovare una nuova serenità.

Certo i problemi della nostra città non finiscono con la “rigenerazione urbana”, che pure è un atto di notevole rilevanza urbanistica e amministrativa.

C’è un giudizio tecnico, ma ne esiste anche uno politico. Qual è il suo sulla giunta Morini?

È difficile distinguere tra giudizio tecnico e giudizio politico perché, a mio avviso, gli errori tecnici, nel regolamento della rigenerazione e in tanti altri campi, sono conseguenza di indirizzi politici sbagliati e confusi dettati agli uffici del comune che così adottano provvedimenti altrettanto sbagliati e confusi.

È qualcosa che rileviamo in tutti i settori dell’amministrazione, dalle scelte sulla sicurezza comunale a quelle sull’impostazione delle gare per l’affidamento dei vari servizi. E che si riflettono perciò sulla qualità dell’intera azione amministrativa e sulle condizioni di vita dei cittadini di ogni angolo di Alatri.

Il problema non sono i tecnici ma gli indirizzi politici che mancano, sono deboli e contraddittori e trasmettono l’idea che questo comune sia governato dal pressapochismo, dalla cura degli interessi dei “fedeli” di una parrocchia che diventa peraltro sempre più ristretta, e con metodi che tendono a riproporre il meccanismo clientelare, che è un disonore del nostro comune e
ingabbia tutte le sue energie. Che pure ci sono e sarebbero disposte a
mettersi in gioco per un bene di tutti.

Anche il dissesto economico delle casse comunali, la gestione delle finanze dell’ente, la scarsa cura della politica delle entrate, che ha origine ben prima della crisi economica che ha fiaccato le nostre famiglie, il disordine e gli sprechi delle spese, tutto ciò non può certo imputarsi solo all’amministrazione Morini, nasce da un’incuria e da connivenze annose.

Ma contro questo andazzo il sindaco e la sua maggioranza non hanno fatto nulla, anzi hanno negato finché hanno potuto l’evidenza e perciò non hanno cercato i rimedi tempestivi che avrebbero forse potuto rendere meno difficile la situazione.

Fermento attorno alle civiche. Programma Alatri si riorganizza. Alatri in Comune cosa ha intenzione di fare? Si sussurra di un “grande polo civico” per le prossime comunali comprendente le forze citate e quella di riferimento dell’avvocato Pavia…

Ho partecipato con interesse e con amicizia all’assemblea di Programma
Alatri, ho un ottimo rapporto di collaborazione consiliare con i consiglieri della minoranza e, in particolare, con l’avvocato Pavia, sono interessato a operare in modo che la bella esperienza di “Alatri In Comune” e delle liste collegate prosegua, trovi nuovi protagonisti e protagoniste.

Penso che sia utile, necessario, trovare la strada per un programma comune delle liste civiche, quelle autentiche e che non nascondono, non già i loro valori che debbono esserci e debbono essere dichiarati con chiarezza, ma appartenenze partitiche più o meno dirette. Ma voglio anche essere più esplicito su un punto, prima che la retorica dell’abbracciamoci tutti contro il nemico comune faccia le sue vittime.

Non penso che sia utile un’alleanza solo “contro” e che rinunci a scegliere chi deve starci e chi no, perché alla fine le differenze verrebbero fuori e regaleremmo ai nostri concittadini altra ingovernabilità e cattiva amministrazione.

Discutiamo dunque, senza chiuderci ma, per come la vedo io, senza fare sconti sul piano della chiarezza dei programmi, dei valori che li ispirano, dei comportamenti pubblici che li attuano.

Sa che una parte del Partito Democratico pensa di poter arrivare ad accordi con voi?

Sinceramente non mi è stato detto da nessuno né ho motivi di supporlo. Gli accordi si fanno discutendo alla luce del sole e, in ogni caso, ripeto che non vedo di buon occhio operazioni finalizzate a garantire continuità con questo recente passato amministrativo.

E il Movimento 5 Stelle? Esiste un dialogo?

Non so se il Movimento 5 Stelle, ad Alatri come altrove, sia intenzionato a dialogare con qualcuno; si era detto di un’apertura alle liste civiche ma non ne vedo, almeno da noi, le intenzioni.

Io ho tentato di aprire un dialogo, anche per alcune coincidenze tra tematiche fondative dei 5 Stelle e l’ispirazione politico-programmatica di Alatri In Comune, per esempio sulla importanza dell’innovazione della nostra democrazia comunale con l’innesto di processi partecipativi o il recupero di una dimensione volontaria, non retribuita, dell’attività pubblica locale.

Ho cercato anche di coinvolgere i dirigenti principali dei 5 Stelle di Alatri su questioni “istituzionali”, come l’incompatibilità del sindaco vista la sua professione sul territorio, e sulla “rigenerazione urbana”. Non ci sono riuscito, forse per colpa mia, forse per la diffidenza che questi giovani nutrono per uno come me che viene identificato – e non so bene perché né per quale addebito, se si eccettuano l’età e l’esperienza – con la vecchia politica. Ma, al di là di me, penso sia uno spreco di energie la presenza solo episodica dei 5 stelle nella vita politica e amministrativa di Alatri.

Quale sarebbe, dal suo punto di vista, l’impostazione corretta di un piano di Rigenerazione Urbana?

Un piano che non metta quotidianamente i nostri concittadini a rischio di commettere, senza volerlo, abusi e che aiuti davvero la rigenerazione del tessuto urbanistico ed edilizio di Alatri e delle zone della sua ampia periferia urbanizzata.

In questi giorni dovremo votare in Consiglio Comunale numerose ordinanze di demolizione di abitazioni abusive, non saremmo arrivati a questo punto se ci fosse stata chiarezza nella politica urbanistica e edilizia della nostra amministrazione, se i controlli fossero stati veri e non solo formali, se l’abuso non fosse diventata una moneta di scambio nella prassi elettorale degli amministratori comunali.

E soprattutto se si fosse dato alla città quel nuovo Piano Regolatore Generale che avrebbe permesso sviluppo produttivo, costruzioni, risanamento e recupero urbanistico e edilizio del centro e dell’esterno, cancellando alla
base la necessità o la tentazione di ricorrere all’abuso.

È nostro dovere creare, con l’opportunità che ci viene offerta dalla legge regionale sulla rigenerazione, una situazione nuova della quale potranno avvalersi tutti, cittadini, imprenditori del commercio, artigiani, piccoli industriali. Un nuovo regolamento serve a questo.

Non è un dare ragione a Tarquini, o alla minoranza o alla Regione. Spero che si capisca.

Pensa di poter tornare nel centrosinistra nel momento cui – sarà obbligato a farlo per via del limite dei due mandati consecutivi – il sindaco Morini non ricoprirà più la carica? Qualcuno pensa che alcuni limiti di coalizione dipendano essenzialmente da questo fattore.

Spesso vengo definito “ex socialista”, ma io ci tengo a replicare ogni volta che sono socialista, anche se non ho un partito socialista nel quale riconoscere il mio impegno. Questo per dire che il mio mondo di riferimento è il centro-sinistra, ma tutto qua.

E ciò non coinvolge l’esperienza di Alatri In Comune che è molto ampia e si caratterizza per l’adesione a valori comuni che questi tre anni di attività amministrativa hanno confermato e consolidato. Per risponderle, voglio dire che mi sono convinto che il vero problema dell’amministrazione e del centrosinistra formato locale non è Morini, è più profondo.

Il vero problema è il PD, la rinuncia che questo Partito ha compiuto di orientare, guidare, correggere l’attività amministrativa. È il PD che non ha avuto la forza o l’intenzione di dire a Morini che alcune scelte non andavano fatte, che la sua incompatibilità, insieme con quella dell’assessore Fontana, era una questione che doveva essere affrontata e risolta in un minuto e non con l’ipocrita gioco a nascondino che ha portato all’esplosione la situazione urbanistica del nostro comune e insieme con essa di tutto il resto.

Se un partito, uno schieramento, rinuncia a svolgere la sua funzione come può essere un interlocutore credibile per chi, come me e tanti altri, vede un
futuro della nostra città da riscattare?

Francesco Boezi
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