Tav sfida Covid: crescere in sicurezza anche da Cassino a Torino

Foto © Stefan Wohlfahrt

L'Ad di Ferrovia dello Stato parla della trasformazione in atto. Con il trasporto su rotaia rivoluzionato. Il ruolo dell'alta velocità

Niente caffè, niente bistrot per fare uno spuntino. In compenso si sta comodi, come mai prima: il doppio dello spazio e delle prese per attaccare smartphone e computer, la metà della gente a succhiare dati dalla wireless che così scarica più veloce, quasi come il mondo oltre il vetro. Dal finestrino tutto scorre a 300 chilometri all’ora: benvenuti sulla nuova normalità dei Frecciarossa. Chi diceva che il Covid avrebbe ammazzato le due nuove fermate Tav di Frosinone e Cassino deve rivedere i conti.

Alle 6.05 del mattino di un venerdì d’autunno come tanti sono una trentina le persone ferme al binario 3 della stazione di Cassino. Nel sottopassaggio due persone in mimetica fermano tutti e controllano la temperatura: ci ha più di 37 gradi non viaggia.

Foto © Stefan Wohlfahrt

Il treno 9302 tarda dieci minuti, colpa di un guasto sulla linea elettrica poco prima di Cassino; li recupererà strada facendo prima di arrivare a Torino. A Frosinone intanto, all’alba sono almeno una sessantina le persone che aspettano. I passeggeri ci sono, Tav sta accorciando il mondo: arrivare a Roma è il tempo di un pettegolezzo, a Firenze ci stai all’ora di colazione, a Milano in tempo per l’aperitivo, a Torino quando non è ancora l’ora del pranzo per quelli partiti mentre l’abazia è immersa nella nebbia. (Leggi qui La Ciociaria non scorre più dal finestrino, adesso il Freccia Rossa si ferma).

Covid come opportunità

Covid come opportunità. Cambiare, adattandosi alla nuova normalità che ci circonda. È la sfida che ha portato a mettere sicurezza ed ottimizzazione di orari, convogli e percorsi a disposizione di un mondo cambiato. E’ un mondo in cui viaggiare equivale ad essere più che mai protetti: prima di Roma la signorina delle pulizie è passata già due volte con lo spruzzino a disinfettare ogni superficie sul treno Tav, accanto a qualunque pulsante c’è il gel per le mani. Prima del controllore è passato un giovane che ti regala mascherina e lattina d’acqua. E guai se non tieni la mascherina sul naso.

«Abbiamo assolto bene a nostra funzione sociale, aspettiamo cambiamenti su Alte Velocità e trasporto regionale». E ancora: «Nella discontinuità dobbiamo cogliere l’opportunità di creare un nuovo mondo». Parole di Gianfranco Battisti da Fiuggi, Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane. Parola pronunciate nelle ore scorse intervenendo al dibattito su “La trasformazione dei mercati” in corso ad Assisi.

Il dibattito è inserito nella manifestazione “Cortile di Francesco”. Con lui gli amministratori delegati di Eni Claudio Descalzi. Poi di Tim Luigi Gubitosi e di Alitalia Fabio Maria Lazzerini. Tutti chiamati a confrontarsi su come mettere a sistema una nuova equazione energia-trasporti. Nuova come il mondo che il coronavirus ha consegnato all’Italia e al mondo.

Nuovo modello che punta al sociale

Battisti ha voluto battere su un tema per lui centrale, quello della crisi Covid intesa come opportunità di sviluppo. O quanto meno come elemento per creare nuovi modelli di crescita. Uno sviluppo che esca dal vecchio modello in cui si puntava solo agli utili, dove i treni Tav erano solo per la clientela business. «Dalla crisi coronavirus esce la necessità di ridisegnare un modello di sviluppo. Modello più incentrato sulla persona che sulla massimizzazione dei profitti».

E la logistica in questo senso ha fatto scuola: per contribuire a ripartire, per fare la propria parte. «Abbiamo avuto – evidenzia Battisti – un grandissimo insegnamento sull’approvvigionamento della filiera logistica. Abbiamo trasportato 5 milioni di tonnellate di merci che hanno garantito la sopravvivenza del Paese. Lo abbiamo fatto mettendo anche a disposizione i nostri asset. Oggi, in un’area riconvertita a Bologna produciamo 1,2 milioni di mascherine al mese. E la produzione in eccesso la doniamo alla Protezione Civile».

Sartoria riconvertita alle mascherine Foto: Imagoeconomica

Ma il cambiamento è anche sul futuro. «L’Alta Velocità come l’abbiamo immaginata fino ad oggi probabilmente non ci sarà più per una certa utenza business. Questo perché ci abitueremo a utilizzare in maniera diversa i modi di riunirsi».

Il richiamo è ai nuovi modelli sociali che Covid ha imposto e che ha ormai standardizzato per il futuro. Un nuovo concetto di velocità per un nuovo modo di usarla. E di massimizzare la sua funzione per collegare i vasi sanguigni dell’economia.

Tav e treni regionali, meno concentrati

Gianfranco Battisti Ceo Ferrovie dello Stato © Imagoeconomica, Sergio Oliverio

E i trasporti regionali? La parola d’ordine lanciata da Battisti è “disperdere”. Non più orari di punta e flussi monstre, ma una rete agile e giocata su tanti piccoli step di approdo. «Sul trasporto regionale invece abbiamo l’esigenza di abbassare la curva di ingresso dei treni nell’ora di punta. Il vecchio modello ‘concentrato’ non può più funzionare. Va ridisegnato un mondo. Non è più pensabile di far viaggiare tutti alla stessa ora con le scuole che aprono tutte insieme».

Perché il pendolarismo produce assembramenti per fisiologie. E perché gli assembramenti non sono più violazioni di norme emergenziali, ma pericolo costante a cui il sistema dei trasporti deve mettere rimedio pratico. «Questo ci permetterà di ridistribuire i pendolari. Facendoli pagare anche meno, con meno treni che viaggiano vuoti».

Cosa che da Cassino e Frosinone, verso Roma e Napoli, con le fermate Tav accade sempre meno.

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