Tavolo Pd-5 Stelle al lavoro: tutti i segnali dell’intesa

Foto © Imagoeconomica, Livio Anticoli

Tutti i segnali che hanno spianato la strada all'accordo. Delegazioni Pd-M5S riunite: esce la prima foto. Il tweet di Trump. L'inversione dello spread appena iniziata la riunione

Il segno della svolta è una foto che appare in rete pochi minuti prima delle ore 19. Ritrae un tavolo in una delle stanze di Palazzo Montecitorio: lì intorno siedono le delegazioni Pd-M5s che stanno limando i dettagli del programma di governo. Ci sono il capogruppo Pd a Montecitorio Graziano Delrio, il capogruppo a palazzo Madama Andrea Marcucci, il vice segretario nazionale del Pd Paola De Micheli, il vicepresidente del Gruppo alla Camera Andrea Martella. Per il Movimento 5 Stelle ci sono il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli, il capogruppo alla Camera Francesco D’Uva, il deputato Francesco Silvestri ed il vice capogruppo al Senato Gianluca Perilli.

Quella foto è un segnale perché mai, fino a questo momento, le delegazioni di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle si erano fatte ritrarre nel corso dei confronti. Significa che la tensione è scesa. E che gli ostacoli stanno via via saltando. Lasciando spazio alla trattativa.

Le delegazioni M5S – Pd

Il post di Toninelli

Ettore Rosato Danilo Toninelli, Carlo Sibilia e Fabiana Dadone

L’altro segnale era arrivato intorno alle 18.15: un post del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. È stato uno dei più strenui oppositori del Pd quando Matteo Renzi governava il Partito ed il Paese. Molti dei grillini contrari ad un accordo guardano verso di lui ed aspettano un segnale. Che arriva ma non è di guerra. Scrive il ministro sulla sua bacheca Facebook:

«Luigi e tutto il M5S stanno lavorando per il bene del Paese. Accordarsi col Pd? Certo che non è semplice e ve lo dice chi ha condotto in prima linea la battaglia per salvare la Costituzione dall’attacco di Renzi. Ma oggi la situazione è diversa».

«Siamo di fronte a un bivio. Da una parte c’è il rischio dell’abisso per l’Italia, con l’aumento dell’Iva nel breve termine e un governo con Berlusconi di nuovo protagonista, magari addirittura nella veste di presidente della Repubblica nel medio termine. Dall’altra, c’è la possibilità di scrivere a quattro mani un accordo con il Pd di Zingaretti, in cui le parti possano vincolarsi ai punti in esso contemplati. Punti che il M5S ha ben descritto dopo il primo giro di consultazioni. Su cui il Pd si deve ancora esprimere con piena chiarezza».

M. E. Alberti Casellati Foto: Francesco Ammendola

Il ministro manda un segnale all’ala di Alessandro Di Battista che in mattinata aveva espresso tutto il suo dissenso. (leggi qui Ore 16: dead line per le trattative M5S – Pd). Parla dell’impegno «da portare avanti nella tutela dei beni comuni, anche attraverso la revoca delle concessioni, in particolare quelle autostradali».

Il tweet di Trump ed i mercati

Messaggi erano arrivati anche dall’estero. Forti. Chiari. Inequivocabili. Il primo è il tweet delle 16.23 lanciato sul profilo ufficiale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Starting to look good for the highly respected Prime Minister of the Italian Republic, Giuseppe Conte. Represented Italy powerfully at the G-7. Loves his Country greatly & works well with the USA. A very talented man who will hopefully remain Prime Minister!

«Giuseppe Conte uomo di grande talento, ama il suo Paese, spero resti presidente del Consiglio».

Donald Trump

In altri tempi sarebbe scoppiato il finimondo ed il presidente Usa sarebbe stato occupato di ingerenza nelle questioni italiane, Oggi è un segnale politico potentissimo: gli Usa appoggiano Giuseppe Conte, lo considerano un interlocutore affidabile. È il segnale che l’amministrazione di Donald Trump ha scaricato Matteo Salvini. È il de profunduis su una possibile, fino a quel momento, riedizione del Governo gialloverde.

L’altro segnale dall’estero arriva dalla Borsa: gli investitori stranieri tornano ad avere fiducia. E lo spread inverte ancora il verso. Torna a scendere subito dopo la riapertura delle trattative tra Pd e M5S. In giornata si era spinto fino a 195 punti base: a metà giornata ha ripiegato fino a 183 punti dai 191 segnati in avvio.

Ostacolo vicepremier

In giornata erano stati rimossi tutti gli ostacoli. Il 5 Stelle chiedeva una dichiarazione di accettazione su Conte, ci pensa Delrio a dire che non esiste alcuna pregiudiziale se il M5S appoggia le linee di principio indicate dal Pd. Il Partito Democratico chiedeva a Di Maio di rinunciare al Ministero dell’Interno, ci pensa il premier Giuseppe Conte a dire che in sua presenza non è stata avanzata una richiesta simile. (leggi qui Ore 16: dead line per le trattative M5S – Pd).

Luigi Di Maio

In giornata sorge l’ostacolo dell’incarico di vice presidente del Consiglio. Andrea Marcucci sbarra la strada a Luigi Di Maio attraverso un tweet: «Di Maio non può pensare di fare il vicepresidente del nuovo governo». Immediatamente getta acqua sul fuoco Graziano Delrio: «Nessun veto da parte di nessuno e sugli assetti si vedrà non è un problema», dice uscendo dal Nazareno.

Zingaretti resta in Regione

Nicola Zingaretti Foto © Imagoeconomica Alessia Mastropietro

Confermato quanto Alessioporcu.it aveva anticipato nei giorni scorsi: Nicola Zingaretti non lascerà la Regione Lazio per andare a fare il vicepremier o il ministro. (leggi qui Verso il governo M5S – Pd. Zingaretti resta in Regione).

A confermarlo è il capogruppo del Pd al Senato Marcucci. Ai giornalisti dichiara «Mi sento di poter confermare che Zingaretti non farà parte della squadra di governo».

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