Teatro D’Annunzio, polemiche sulla gestione: datelo alle ballerine

Il teatro è fermo da sette anni, non si sa quando riaprirà, ma si litiga su come gestirlo. Dimenticando la città reale: quella fatta di scuole di danza, che riempie i loggioni...

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Latina non ha ancora il teatro (il teatro comunale Gabriele D’Annunzio è inagibile da sette anni) ma già litiga su come gestirlo prima di riaprirlo. (Leggi qui Il teatro non serve, ci accontentiamo di tanti teatranti).

Lbc, Latina Bene Comune (il Partito del sindaco Damiano Coletta) vorrebbe farlo “avviare” per due mesi dalle associazioni e per il resto del tempo darlo ai privati; il Pd vorrebbe farne un polo culturale polivalente (che significa poco o niente); la destra tace ma forse ci vorrebbe fare un “centro congressi” o “darlo all’università”. (Leggi qui Pure l’ex tabacchificio all’Università: pare brutto non far studiare i nostri immobili).

Osare nell’impossibile

Il teatro D’Annunzio di Latina

Sono sette anni che è chiuso e prima di queste idee su una cosa che per ora non c’è, sarebbe necessario riportare le persone ad avere confidenza col teatro, uscire dal politicamente corretto e osare nell’impossibile scorretto.

A Latina ci sono oltre 40 scuole di danza con centinaia di allieve che hanno mamme, papà, nonni, zie, amiche, fidanzati. Un tempo, a teatro aperto, da maggio a giugno riempivano la zona del teatro con tutu, fiori, scarpette da camminarci sulle punte, spettatori elegantissimi, fotografi a immortalare saggi di un giorno da ricordare a vita. Poi le insegnanti e gli insegnanti di danza, con la grazia dentro, le ex ballerine diventate eleganti signore a rivedersi in uno stargate del tempo. Due mesi, quelli dei saggi, coloratissimi, profumati. 

Non vi dovete inventare niente dovete seguire la storia: la lirica popolare e popolana riempie i teatri, fa una nazione, diffonde l’idea di Patria. A La Scala non contano gli intellettuali, ma i loggionisti quelli della passione del canto.

Il coraggio di affidarsi alle ballerine

Foto: Briam-Cute

Ci vorrebbe allora il coraggio di far gestire il teatro alle ballerine, alle scuole di danza. Far ballare i ragazzi e le ragazze mentre gli intellettuali severi stanno zitti a guardare la bellezza che cresce e non seguire sempre le proprie ambizioni.

Dare il teatro alle scuole di danza, poi ai cori, che sono tanti e quindi capaci di riempirlo di vita vera.

Chi lo gestirà? Ma la città che lo ha pagato, i cittadini che lo considereranno il loro teatro. Non avremmo mai il Piccolo di Milano, manco La Scala ma… abbiamo migliaia di bambini e bambine, tra loro talenti infiniti. Si può scommettere su loro per una volta.

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