Tecnobus rinasce: il nuovo Gulliver è già in strada

Torna ufficialmente alla produzione Tecnobus, la prima azienda italiana a produrre mini bus full electric. Il prototipo venne venduto al Forte Village di Cagliari nel 1987. La rinascita da Frosinone. "Con il Pnrr 500 mezzi all'anno”. Ora la fiera a Milano.

Buonjorno ‘uì l’è il ‘omune di Firenze: l’era ora ‘he rispondevate!”: a Frosinone il tecnico della Telecom aveva appena riallacciato le linee agli uffici che erano chiusi da ormai da anni. Il nuovo management dell’azienda aveva chiesto di mantenere i vecchi riferimenti. Scelta indovinata. Perché pochi minuti dopo avere riattivato quella linea è arrivata la chiamata dall’autoparco dei mezzi pubblici del Comune di Firenze. “Noi c’abbiamo ‘uì i vostri mezzi e devono fare la manutenzione. ‘uando mandate il te’nico?”.

Perplesso ma non più di tanto, l’imprenditore Paolo Marini domanda all’interlocutore toscano se “i mezzi” funzionassero bene. Risposta secca: “Certo, perché non dovrebbero?”. Perché i mezzi in questione sono i primi bus elettrici prodotti in Italia. Brevetto e manifattura della Tecnobus di Frosinone, consegnati alla municipalità di Firenze nel lontano 1994. E da allora ancora in circolazione. Nel frattempo la Tecnobus aveva fermato la produzione, avviato le procedure di fallimento, chiuso i capannoni per anni.

Poi è arrivato a distanza di tempo un nuovo proprietario, Paolo Marini ha riaperto le saracinesche. Ed è arrivata la telefonata. Tecnobus è la società che viaggia con trent’anni di anticipo: realizzava minubus full electric quando in Italia erano considerati una inutile nicchia radical.

Pronti alla sfida

Paolo Marini

Sei mezzi già pronti all’uscita delle linee, due pure targati e con la livrea personalizzata. Sono quelli del Comune di Cisterna di Latina. Progetti aggiornati, batterie migliorate, gestione dell’energia in modalità 4.0. La riapertura della Tecnobus è una realtà. “Ci avevano detto che sarebbero stati necessari un paio d’anni per ricertificare tutto e tornare operativi: abbiamo impiegato solo 8 mesi. E lo dobbiamo allo spirito di corpo del nostro personale. Sono tornati tutti, comportandosi come se la fabbrica fosse la loro. Non finirò mai di ringraziarli”. Lo dice in occasione della cerimonia di pre apertura: oggi c’è stato un incontro con gli operatori, nelle prossime settimane ci sarà un open day.

Il primo mezzo uscito da quegli stabilimenti nell’area industriale del Capoluogo ciociaro è datato 1987. Cliente: il Forte Village in Sardegna per gli spostamenti dei clienti più ecologicamente sensibili. Era un veicolo per i campi da golf ma un po’ più grande, chiuso, con le cappelliere ed il portabagagli per le valigie. “Cammina ancora”, assicurano dall’azienda. (Leggi qui: Gli Strani casi della vita ed il pioniere dell’elettrico).

La prima amministrazione pubblica a commissionare quei bus rivoluzionari fu Firenze nel 1994. Poi venne Roma e poco alla volta le principali città italiane ed estere. In Spagna ed in Germania, in alcune città dell’Inghilterra ed in Portogallo. Addirittura in Canada e Taiwan In totale sono stati venduti circa 600  modelli. Gli ultimi, però nel 2019. Poi lo stop.

Il progetto Tecnobus si è messo in moto per la seconda volta grazie ad una serie di circostanze. (Leggi qui: Il bus partito da Frosinone con 25 anni d’anticipo).

La rinascita di Tecnobus

L’officina Tecnobus di Frosinone

Tutto riprende con un’intuizione di Paolo Marini. Nulla a che vedere con l’ex sindaco di Frosinone Michele: viene da Latina dove ha fondato nel 1998 la Officine Marini Srl cresciuta fino a diventare l’attuale IcapGroup che agisce nei campi della cibernetica e dell’automazione robotizzata. Un centinaio di addetti, proiezione consolidata all’estero, sedi in Usa e Cina. Nel suo know how c’è la gestione industriale nei settori tessile, commerciale ed agricolo.

A Frosinone ci arriva per caso, appassionandosi alla storia della Tecnobus. Incontra l’ultimo proprietario: capisce subito che a fermare quel progetto era stata l’assenza di un know how industriale che affiancasse lo sviluppo ed il commerciale. La trattativa per la cessione è lunga. Ma va a termine.

Alla prima riunione di Unindustria a Roma con la Regione Lazio, Paolo Marini partecipa in quanto responsabile del settore Meccatronica. Si presenta lì con l’unico dei bus rimasti in fabbrica ma già pronto a circolare. È una folgorazione per l’assessore alle Attività Produttive Paolo Orneli: capisce che Marini sta rispondendo ad una dannata esigenza del Lazio. E cioè coprire il segmento che unisce l’attuale Automotive con la Mobilità Sostenibile.

Il resto lo fa una cena con Paolo Marini e l’ingegner Maurizio Pica, l’anello di congiunzione tra la Tecnobus dei pionieri e quella di oggi: sono a Roma e parlano del loro progetto. A quella tavola c’è una funzionaria del Ministero dello Sviluppo Economico: non vuole sentire altro, l’Italia ha un polo industriale attivo nei bus full electric e lei non lo sapeva. Vuole conoscere tutto. Nei dettagli. È ciò che il Paese stava cercando.

Le prospettiva

La conferenza durante la pre apertura

Tecnobus ha ripreso la produzione. Manifattura artigianale ma tecnologie 4.0. Marini ha bisogno di meccatronici e per sua fortuna è stato tra i promotori del primo ITS per Meccatronici nel Lazio Sud. I progetti vengono adeguati, ripartono i contatti.

Stimiamo che grazie alla spinta del Pnrr si possa arrivare ad un mercato di 500 mezzi all’anno. Una volta esaurita la spinta del Pnrr ci si attesterà sui 250 mezzi. Scommettiamo sulla sensibilità delle amministrazioni pubbliche: se ogni Comune si dotasse di un solo bus elettrico questo Paese abbatterebbe in modo sensibile le polveri sottili che lo soffocano” assicura Paolo Marini durante la pre apertura. “C’è tanto lavoro da fare. Rispetto alla  domanda c’è poca capacità produttiva. La sfida – aggiunge  – si gioca su questo passaggio”. 

Il Comune di Frosinone dà subito l’esempio. Tra i presenti c’è il sindaco Riccardo Mastrangeli. “Dieci anni fa la flotta delle circolari che si muoveva dentro Frosinone viaggiava con motori diesel. Con l’arrivo dell’amministrazione Ottaviani siamo passati all’ibrido. Nel prossimo bando inserirò i mezzi full electric perché vogliamo una città sempre più green e sempre più libera dallo smog”.

Smart ma Gulliver

Ora c’è la tappa di Milano: il Next Mobility Exhibition dove il modello Gulliver in versione 4.0 sarà l’attrazione.

 Il minibus Gulliver è ancora oggi uno dei leader europei nella mobilità sostenibile: 100% Made in Italy, l’unico al mondo con oltre 500 mezzi venduti e “più di 200 milioni di chilometri percorsi”. ovunque in Europa e nel mondo: Italia, Norvegia, Germania, Belgio, Inghilterra, Francia, Portogallo, Spagna, Grecia, Canada, Taiwan e Sudafrica.

Oltre alla alimentazione elettrica, la particolarità di Gulliver sta nelle dimensioni: lungo poco più di 5 metri, con una portata di 30 passeggeri, perfetto per spostarsi nei centri storici, nelle città d’arte, nei piccoli borghi, nelle zone a traffico limitato delle grandi città. È l’unico ad essere dotato di batteria intercambiabile, rendendolo illimitato nella percorrenza, senza utilizzo del litio, completamente riciclabile, senza necessità di processi second life.

Terminata la tappa di Milano si tornerà a Frosinone. A produrre e studiare: con le università La Sapienza di Roma e Unicas di Cassino. Perché la sfida dell’innovazione è sempre aperta. Anche se per due anni il telefono è rimasto staccato e da Firenze chiamavano in continuazione.

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