Termovalorizzatore, il ministro scarica sulla Regione

Il ministro di fronte alle commissioni Bilancio e Finanze. Il termovalorizzatore a Roma: gli impianti sono competenza della Regione. "Noi abbiamo tracciato le linne, le Regioni devono elaborare i loro piani all'interno di quelle linee”

Dotarsi o meno di un termovalorizzatore per eliminare i rifuti di Roma e trasformarli in energia elettrica ed acqua calda per bagni e riscaldamenti «è una scelta che spetta alla Regione nel momento della stesura del Piano Rifiuti». Palla al centro. Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani rimette alla Regione Lazio la decisione se dotarsi o meno di un impianto come quello di Milano, Parigi, Vienna, Berlino, Coopenhagen.

Lo ha detto nel corso della sua audizione alle commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera dei Deputati; tema del confronto il Decreto Aiuti. Al suo interno c’è la norma che conferisce poteri straordinari al sindaco di Roma. Quelli per realizzare tutti gli impianti necessari ad eliminare il problema delle immondizie che soffocano la Capitale.

Purché sia compatibile

Roberto Gualtieri (Foto: Andreo Panegrossi © Imagoeconomica)

Ed il sindaco Roberto Gualtieri ha annunciato l’intenzione di realizzare un termovalorizzatore. Di fronte al No del Movimento 5 Stelle (che potrebbe mettere in discussione l’alleanza alle prossime elezioni Politiche del 2023) è nato un tavolo di confronto. L’assessore alla Transizione ecologica del Lazio Roberta Lombardi ha proposto tecnologie differenti.

I deputati hanno chiesto al ministro. Per lui la competenza sull’impiantistica è delle Regioni. Ed il loro Piano «deve essere del tutto compatibile con il Piano nazionale e le regole europee». Poi «se va a ridurre» la quota di rifiuti conferiti in discarica «è una soluzione che va considerata».

Roberto Cingolani ha messo in chiaro che il suo ministero «ha prodotto la Strategia nazionale per i rifiuti. Le regioni devono produrre la Strategia regionale ed il ministero verifica compatibilità tra regionale e nazionale».

«Siccome l’inceneritore è eventualmente una prerogativa della Regione e non del ministero, se la Regione vuole inserire l’ipotesi inceneritore deve seguire regole ben precise».

Ci sono soluzioni migliori

Il Termovalorizzatore di Acerra Foto: Scudieri / Imagoeconomica

Il ministro non fa salti di gioia. Spiega il motivo ricordando che in base alle norme europee «esiste una gerarchia del rifiuto. Il livello più basso è la discarica ed al penultimo posto c’è l’inceneritore, le cose sopra sono tutte piu raccomandabili».

Per le linee guida europee in un ciclo virtuoso il «65% va riciclato, il 10% è quello che non sai cosa fare va in discarica e oggi mettiamo più del 10% in discarica». Quindi «in una ipotesi di piano regionale che lo preveda e sia compatibile con il piano nazionale e rispetti le Best Available Technology (BAT) e la differenziazione, è importante vedere cosa entra nel termovalorizzatore, se va a ridurre il 10% in discarica è soluzione che va considerata» spiega Cingolani.

Ciò detto, “il ministero puo solo garantire che siano seguite le migliori tecnologie e la totale consistenza con il Piano nazionale e le regole europee“, conclude. Ma “le regole sono chiare e scritte bene».

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