Terremoto in Forza Italia, il ground zero di Claudio Fazzone

In un’intervista a Ciociaria Oggi il coordinatore regionale di Forza Italia fa il punto. Ecco cosa succederà adesso: nessuna risposta ai consiglieri regionali “ribelli”, nessun regalo ad Abbruzzese, fedeltà politica a tempo anche verso Tajani. E conferma dell’asse di ferro con Ottaviani.

Nicola Ottaviani è rimasto deluso da quello che era stato un “impegno” a riorganizzare il Partito, cambiando perfino il nome. Puntando su un “contenitore” per i moderati e per gli amministratori che volevano continuare a stare nel centrodestra in una posizione diversa. Quel progetto è stato bloccato senza una spiegazione. Lo abbiamo regalato alla Lega e a Fratelli d’Italia. Per mesi il sindaco di Frosinone, insieme ad altri, ha lavorato a questa piattaforma. È chiaro che è rimasto deluso: ecco perché sta prendendo in considerazione la proposta della Lega”.

Nell’intervista rilasciata a Corrado Trento su Ciociaria Oggi, (leggi qui La ruspa di Fazzone: “Forza Italia, o si cambia o si muore”) il senatore Claudio Fazzone, coordinatore regionale di Forza Italia, spiega in maniera chiara cosa è successo in questi mesi e perché alla fine Nicola Ottaviani ha scelto altre strade.

In campo c’era il progetto dell’Altra Italia altro che invenzioni. (leggi qui Forza Italia addio: nasce L’Altra Italia di Berlusconi e parte da Frosinone) Doveva essere presentato a Frosinone prima della tre giorni di Fiuggi di Antonio Tajani. Come raccontato da alessioporcu.it. (leggi qui L’Altra Italia, Tajani la battezza all’Astor e Berlusconi la benedice a Fiuggi). E’ stato bloccato, probabilmente da quello che poi lo stesso Ottaviani ha definito il “cerchio magico” che controlla Forza Italia. (leggi qui Contrordine compagni, Berlusconi non fa più il nuovo Partito). 

Detto ora da Claudio Fazzone equivale ad una certificazione da “tripla A”.

Ma il senatore di Fondi fa capire il suo pensiero su tutti i fronti. Invitando Silvio Berlusconi a dire in modo inequivocabile chi sceglie come suo successore. Ma soprattutto illustrando le mosse necessarie per rilanciare il partito.

Dice Fazzone a Corrado Trento:

«La classe dirigente andrebbe scelta dai territori e sui territori. Mettendo in primo piano anche i collegi elettorali. Io stesso sto cercando di portare avanti questa impostazione da anni».

Poi un’altra considerazione importante: «il partito mantiene percentuali accettabili nel centro-sud, ma viene guidato da una ristretta classe dirigente del nord. Con un’impostazione nazionale e verticistica. Non può essere. Non vedo la “politica”, questo è il dramma».

E’ un attacco al “cerchio magico”. Poi il coordinatore regionale piazza tre affondi politicamente terribili. Il primo: «Io sono leale a Berlusconi e Tajani, ma non condivido il modo con il quale viene gestita Forza Italia. La mia lealtà c’è stata sempre, ma oggi non può diventare una “ghigliottina” per un’intera classe dirigente che sta dietro di me, che mi sostiene con altrettanta lealtà».

Il secondo: «Silvio Berlusconi si rispetta dicendo la verità, non nascondendosi dietro il suo nome per conservare rendite di posizione».

Il terzo: «Io sono un “fedelissimo” di Antonio Tajani, ma non posso garantire la fedeltà di altri che non capiscono l’immobilismo di Forza Italia. Lo sosterrò alle europee. Ammiro Tajani, ma sono deluso da molti che lo circondano».

Cosa accadrà ora

Parole che aiutano a capire quello che succederà nei prossimi mesi: Fazzone resterà in Forza Italia sperando in un cambio di rotta, ma se non ci sarà, andrà via. Non da solo naturalmente.

Il senatore di Fondi non si porrà il problema del recupero politico con i consiglieri regionale Antonello Aurigemma, Pasquale Ciacciarelli e Adriano Palozzi. Convocherà il congresso provinciale di Frosinone se e quando lo riterrà opportuno lui. Non certo perché lo chiedono Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli.

In provincia di Frosinone, comunque vadano a finire le cose, i suoi interlocutori politici ed amministrativi, resteranno Nicola Ottaviani e Adriano Piacentini. Come del resto dimostra la vicenda dei ricorsi contro il decreto con il quale il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha istituito il Consorzio industriale unico.

Sul territorio Abbruzzese e tutti i suoi fedelissimi dovranno cavarsela da sola. Infine Antonio Tajani: deve scegliere. Ma stavolta mettendo in conto lo strappo con Claudio Fazzone.

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