I territori nella trappola del Rosatellum

Il Rosatellum rischia di diventare una trappola. Soprattutto nei territori. Cioè proprio quelli che avrebbe dovuto tutelare. I candidati paracadutati, i meccanismi bizantini al suo interno produrranno un caos. Ecco quale

A meno di colpi di scena davvero clamorosi il nuovo sistema elettorale (concepito ed approvato dalla santa alleanza Pd-Forza Italia) non darà a nessuno schieramento politico la maggioranza assoluta. Non ci saranno neppure i numeri per le grandi intese. Resta l’ipotesi del Governo del presidente della Repubblica, con una sorta di (quasi) tutti dentro. Che riporti il Paese alle urne dopo aver cambiato la legge elettorale. Avete capito bene: cambiare la legge elettorale appena approvata e con la quale stiamo andando alle urne.

In effetti il Rosatellum, non prevedendo la possibilità del voto disgiunto, va a sacrificare l’effetto del voto nel maggioritario. Si può scegliere il candidato “migliore”, legato però ad una coalizione o ad un Partito. E’ la negazione del maggioritario nel maggioritario.
Poi ci sono le soglie di sbarramento all’1% e al 3%, davvero paradossali. I voti di un Partito all’1,3% vengono conteggiati, in via proporzionale, a favore di tutti gli altri Partiti della coalizione, ma non a quello che li ha ottenuti, perché non ha superato il 3%.

Sotto l’1% i voti non vengono neppure conteggiati.  Il che vuol dire che Noi con l’Italia nel centrodestra, Civica Popolare, Insieme e +Europa della Bonino nel centrosinistra o superano il 3% o non avranno propri rappresentanti. Alla faccia del proporzionale.

E che quindi hanno partecipato con la sola funzione di portare l’acqua al mulino di Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

Il legame con il territorio doveva essere assicurato da candidati locali nei collegi uninominali maggioritari, ma anche nei listini corti del proporzionale.

Invece non è andata proprio così: paracadutati ovunque, big nazionali e regionali sistemati nei primi posti dei listini ad ogni latitudine. La traduzione è che la rappresentanza dei territori provinciali sarà assicurata da pochissimi “eletti” (è il caso di dirlo), peraltro inseriti in contesti di partito rigidissimi, al confronto dei quali le caserme sono dei luoghi da… figli dei fiori.

La provincia di Frosinone non fa eccezione, anzi c’è un dato che la rende ulteriormente marginale. Siccome nei collegi maggioritari il trend è abbastanza consolidato, finora i leader si sono visti con il contagocce. E’ venuto soltanto il segretario nazionale della Lega Matteo Salvini, per legittimare la candidatura di Francesco Zicchieri e tranquillizzare Fabio Forte che aveva minacciato azzeramenti e scissioni. Per il resto, almeno finora, nessuno: non Silvio Berlusconi, non Giorgia Meloni (peraltro impegnata a Latina), non Matteo Renzi. Non Luigi Di Maio, considerando che i Cinque Stelle si stanno concentrando nei collegi del sud per cercare di evitare che il centrodestra possa vincere al primo turno.

Ecco allora che i protagonisti locali si concentrano soltanto sulla loro elezione. Altro che territori protagonisti.

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