Il terzo fronte di Scalia: dopo luce ed assicurazioni, tocca alla scuola

Il Movimento 5 Stelle mette nel mirino il senatore Francesco Scalia. Ma non gli rimprovera la sua posizione sulle bollette elettriche (secondo alcuni un maxi regalo alle compagnie private) e nemmeno quella sulle assicurazioni (che comporterebbe un piccolo risparmio da 1,5 milioni di euro per le compagnie assicuratrici): l’attacco arriva sul fronte della Scuola.

A sferrarlo è la cittadina deputata onorevole Silvia Chimienti, eletta a Montecitorio nella circoscrizione del Piemonte. Con il garbo tipico del suo Movimento politico, ha scritto sulla sua bacheca che «il Senatore Francesco Scalia è il nuovo paladino (governativo, sia chiaro) dei precari (…) l’hanno tirato fuori ora dal cilindro per questa ridicola messinscena».

Cosa ha fatto infuriare la cittadina deputata? Una innocente interrogazione con la quale il senatore della Repubblica, già assessore e consigliere regionale del Lazio, due volte presidente della Provincia di Frosinone e due volte sindaco di Ferentino ha osato chiedere «l’assunzione diretta e senza concorso per i TFA».

Intanto, cosa sono i TFA? La sigla TFA indica il Tirocinio Formativo Attivo, un corso di preparazione all’insegnamento: dura un anno, viene tenuto dalle università e permette, dopo aver superato l’esame finale, di ottenere l’abilitazione per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado. Il corso di abilitazione TFA è quindi rivolto a chi vuole svolgere la mansione di insegnante nella scuola secondaria di primo o secondo grado. Sostituisce i vecchi corsi SSIS e rappresenta una nuova nuova forma di abilitazione: non permette di accedere alle graduatorie permanenti (I fascia), tuttavia permette di accedere alle graduatorie di istituto di seconda fascia.

Ora, qualcosa non quadra. Un senatore di maggioranza chiede l’assunzione nella scuola per quelli che hanno seguito in maniera soddisfacente il corso per accedervi ed una deputata di minoranza lo mette nel mirino per questo?

Seguiamo il ragionamento fatto dall’onorevole e vediamo dove porta. Inizia il 25 giugno 2015 cioè il giorno in cui il senatore Francesco Scalia vota a favore di un provvedimento nel quale si prevede un concorso riservato agli abilitati TFA per essere assunti nella scuola. Il Movimento 5 Stelle contesta quel provvedimento perché «costringe gli abilitati TFA a giocarsi il tutto per tutto in un concorso folle e ad essere riselezionati per la seconda volta».

Trascorrono i mesi, il bando viene pubblicato ed i giochi sono fatti. Francesco Scalia presenta un’interrogazione in cui chiede al Governo di tornare sui suoi passi.

Fin qui, chiaro e lineare. Salvo poi vedere apparire all’orizzonte l’intervento della deputata piemontese, secondo la quale l’interrogazione di Scalia «ha lo stesso valore di uno starnuto, perché indirizzata ad un governo che lui sostiene e quindi indirizzata a se stesso, chiedendo di sabotare il suo stesso testo di legge. Sappiamo tutti che è troppo tardi, sappiamo tutti che nessuno ascolterà mai Scalia».

La deputata grillina parla di gioco al massacro e sottolinea come «Utilizzando il malcapitato prestanome Scalia, il PD cerca di confondere, di illudere e, peggio ancora, sceglie un solo bacino di precari da fingere di tutelare, per scatenare ancora la guerra tra poveri e far dimenticare per qualche giorno che presto ci sarà un concorso truffa che vedrà tutti sulla stessa barca. Per questo, invita a rispedire al mittente l’interrogazione Scalia».

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