The End il Pd decide di staccare la spina al sindaco Bassetta

The End. Il Pd decide di revocare la fiducia al sindaco di Anagni Fausto Bassetta. Lunedì il voto del direttivo. Il segretario Sordo: Si dimetta prima. La genesi della crisi. Bassetta: In Consiglio ci divertiremo

Tre colpi d’ascia e l’ex assessore al Bilancio Aurelio Tagliaboschi abbatte il sindaco di Anagni Fausto Bassetta. L’ultimo colpo di scure all’amministrazione comunale lo darà lunedì sera il Direttivo cittadino del Partito Democratico: sarà quella riunione politica a staccare ufficialmente la spina.

 

I TRE COLPI D’ASCIA

I tre colpi d’ascia di Aurelio Tagliaboschi arrivano durante una conferenza stampa. Che però si trasforma in un’assemblea aperta del Pd. Perché l’assessore sfiduciato la settimana scorsa senza preavviso dal sindaco non si presenta da solo di fronte a telecamere e taccuini. Accanto a lui c’è il segretario politico cittadino Francesco Sordo, ci sono i Consiglieri del Pd Maurizio Bondatti e Sandra Tagliaboschi: tulle le anime del Pd sono nella saletta. Ed hanno l’avvallo della segreteria provinciale del Partito già consultata l’altro giorno. Soprattutto ci sono decine di iscritti e di simpatizzanti, al punto che la saletta seminterrata della “Taverna Gotica” non basta a contenere tutti.

Il primo colpo d’ascia. L’assessore defenestrato non lo manda a dire: c’è stata una manovra per mettere all’angolo lui e isolare il Pd. La sua revoca è da assessore al Bilancio «è stata un pretesto».

Il secondo colpo di scure lo assesta il segretario Francesco Sordo: «Noi siamo uniti, chi tocca uno di noi deve avere chiari che sta toccando il Partito Democratico. E se ne assume le conseguenze politiche».

Il terzo colpo, quello finale. «Noi siamo all’opposizione (scatta l’applauso nella sala) . E non esistono vie di mezzo: o si sta in maggioranza o si sta dall’altra parte. Con tutto quello che ne consegue». Lunedì si riunisce il Direttivo «La decisione spetta all’organismo dirigente del Partito».

La decisione è già presa: staccare la spina all’amministrazione di Fausto Bassetta. E tornare alle urne insieme a Ferentino tra quattro mesi.

 

IL CASUS BELLI

A scatenare la reazione del Pd è stata la decisione del sindaco di revocare l’assessore al Bilancio. Una doppia offesa per il Pd: per la forma e per la sostanza.

La forma.  Aurelio Tagliaboschi ricorda che una settimana fa il Pd aveva chiesto un confronto con il sindaco. Perché «negli ultimi consigli comunali avevamo intuito che qualcosa non andasse. Per questo avevo detto “Sindaco, occorre ricompattare la maggioranza, in fretta: altrimenti questa maggioranza non può tenere a lungo”». (leggi qui Il Pd porta Bassetta al bivio: o si cambia o è crisi)

Lunedì nel pomeriggio l’assessore è a Frosinone, al grattacielo Edera, per lavoro. Lo chiamano i messi comunali dicendogli che c’è una busta da notificargli con urgenza «Ci vediamo a metà strada, assessore?»

Aurelio Tagliaboschi risponde «No, sto partendo: vi raggiungo. Dopo pochi minuti sono ad Anagni, Firmo. Apro: dentro al plico sigillato c’era la lettera che mi revocava l’incarico». Senza una telefonata, senza un preavviso, senza una discussione. Nemmeno la domestica infedele viene messa così alla porta.

La motivazione scritta nella lettera: «il grave danno d’immagine arrecato al Comune».

 

IL “PRETESTO”

Quale danno d’immagine. la vicenda è quella del Bilancio consolidato (leggi qui il precedente: La vendetta di Bassetta, servita fredda al Pd e Felli) In pratica un problema tecnico legato al Bilancio consolidato 2016 che ha reso necessario riportare in aula consiliare i conti. (leggi qui Una pezza sul Bilancio per tappare il buco dei cinque posti saltati)

Per il Pd è un non problema che è stato montato ad arte. Perché un ‘non problema’? Perché «Stiamo parlando di 960 euro, sui quali non c’è alcuna scelta che competa all’assessore ma soltanto passaggi tecnici che competevano agli uffici»

Perché montato ad arte? «Sono uscite sulla stampa tutte le carte. C’è una stranezza: l’unica carta che non è uscita è quella con cui il responsabile del servizio chiarisce in maniera inequivocabile come siano andate le cose. E cioè senza che vi sia alcun passaggio imputabile alla parte politica e cioè all’assessore».

 

IL TERREMOTO POLITICO

Dal momento della revoca, il sindaco e l’assessore non si sono più sentiti. «Non ci siamo incontrati, non abbiamo avuto modo di parlare. Ci siamo visti invece con il direttivo del Pd. Che ha preso decisioni importanti: abbiamo deciso di passare all’opposizione. E lunedì sera alle 20:30 prenderemo le logiche decisioni conseguenti».

C’è una mozione di sfiducia già firmata da sei consiglieri di opposizione. Se la firmano altri tre l’amministrazione Bassetta non esiste più e va a casa.

Il Pd ha tre firme. «Lo deve deliberare il Direttivo». È un si o un no? «Il Partito è all’opposizione. Quando si sta all’opposizione ci sono logiche conseguenze. Il sindaco si è assunto l’onere di dire che questa amministrazione può andare avanti senza il Partito Democratico: prego si accomodino e facciano».

Al primo consiglio comunale faranno saltare il sindaco.

In sala intanto si diffonde la voce che Fausto Bassetta si sia dimesso. Al telefono, con i cronisti, lui smentisce in tempo reale «Al prossimo consiglio ci divertiremo» dice.

Francesco Sordo, a distanza, gli fornisce un ultimo consiglio politico a Fausto Bassetta: «Chi di dovere dovrebbe trarne le conseguenze. Perché due piu due fa quattro, non fa cinque e non fa tre, sei hanno firmato, noi siamo tre».

The End.

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