Tira più un buffone in costume, non il futuro della città

Un incendio minaccia una delle zone strategiche per lo sviluppo della città. Ma la gente parla di un buffone che imita un pagliaccio. E non si interroga sul futuro dei propri figli.

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Ci sono due questioni che in questi giorni stanno tenendo banco ad Anagni. La prima è quella relativa ad un vero e proprio disastro ambientale. Ovvero, l’incendio che alla fine della scorsa settimana ha devastato un centinaio di ettari della zona della ex polveriera. Un incendio (ormai è certo) doloso.

Che ha, nell’ordine: 1-creato serie preoccupazioni per i residenti della zona; 2-peggiorato la già complicata situazione ambientale del territorio; 3-riproposto il problema di cosa fare della ex polveriera. Che, bene ricordarlo, dal 2009 attende di sapere cosa ci sarà (se ci sarà qualcosa) al suo interno. 

Il futuro della Polveriera

Il centro per la manutenzione aeronautica a Malta

Se ne è parlato? Si, senz’altro. Un paio di articoli sulla stampa locale, una nota di Legambiente. E basta. Come se non si trattasse di una delle zone più importanti della città. Una realtà su cui si potrebbe fondare, se valorizzata, il futuro di Anagni. E sulla quale si sono giocate almeno le ultime due campagne elettorali per le comunali.

Tempo fa il gruppo dell’imprenditore Domenico Beccidelli aveva presentato il progetto per realizzare un polo aeronautico nella ex Polveriera. È una distessa di decine d’ettari presidiata dai soldati fino agli anni Novanta, cioè fino a quando è stata il deposito delle munizioni della intera Regione Militare Centrale dell’Esercito Italiano.

Beccidelli voleva concentrare lì il polo della manutenzione per gli aerei di linea che in quel perido le grandi compagnie stavano esternalizzando. C’erano stati due incontri in Canada con i produttori, una serie di tavoli con generali dell’Aeronautica e dell’Esercito.

Poi è entrata in pista la burocrazia. Risultato? Quel centro ora esiste: non ad Anagni ma a Malta. (Leggi qui La distrazione di massa per non pensare all’ospedale).

Il presente del buffone

Pennywise

Poi c’è l’altra questione. Quella relativa ad un buontempone che, pare, si diverta, di sera, ad andare in giro in alcune zone della città, travestito da Pennywise. Cioè, per chi ancora non lo sapesse, il cattivissimo protagonista di It, il capolavoro di Stephen King

È una burla? Senz’altro sì. È di cattivo gusto? A questo punto sicuramente sì. L’autore della cosa ha commesso un reato? Boh. A naso sembra di no.
Se ne parla? Praticamente ad Anagni non si fa altro da giorni. Si descrivono incontri fortuiti; si fa riferimento a coltelli mostrati pericolosamente a tarda sera; si pubblicano video.

Il web esplode; si organizzano (per ora solo nelle intenzioni) squadre di vigilantes; si parla della decadenza dei costumi dei giovani del posto; si contattano carabinieri e polizia locale. Ad occhio, non c’è gara. Conta più un Pennywise (finto) che un incendio (vero).

Morale della storia

Che ci insegna questa storia? Senza voler scomodare il concetto abusato delle armi di distrazione di massa, è oggettivo il fatto che ci si impegna a discutere con più passione delle evoluzioni di un buffone emulatore di un buffone piuttosto che del futuro di un’area centrale per le sorti della città.

Ad occhio sono le stesse persone che non sono state viste scendere in piazza per il futuro dell’ospedale. O per la crisi economica che da tempo attanaglia la città. Quelli che il covid è colpa degli altri. Quelli che tanto non cambia niente. Nel caso, ci pensino gli altri che io ho già dato.

Però attenti al pagliaccio, mi raccomando.

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