La vera toga che ha rimesso in libertà il possibile assassino di Emanuele

Il tritacarne mediatico ha fatto il suo dovere ancora una volta. Ha preso ciò che c’è stato infilato e lo ha sminuzzato, senza porsi domande. Al resto ci ha pensato Facebook, prendendo una parte di quella poltiglia e spandendola in giro. Lo ha fatto con la storia del giudice romano che ha rimesso in libertà Mario Castagnacci durante l’udienza per il possesso di droga. Quella stessa sera Castagnacci sarà sulla piazza di Alatri nella quale viene massacrato Emanuele Morganti: e le indagini dicono sia stato tra quelli che l’hanno picchiato in maniera più feroce.

Il giudice finisce nel tritacarne con tutta la toga. E’ il maledetto che avrebbe potuto fermare la mano dell’assassino. Impedirgli di sporcarsi del sangue che verrà versato solo qualche ora più tardi. Invece gli ha spalancato le porte della cella, lo ha rimesso in libertà. Libero di colpire e forse uccidere. Il comitato di presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura autorizza l’apertura di una pratica in prima commissione. Significa che quel magistrato rischia il trasferimento.

Si tratta solo di fumo negli occhi. Il magistrato è solo una vittima mandata davanti al plotone d’esecuzione dell’opinione pubblica. Per coprire ben altre responsabilità. Che in larga parte sono di quella politica che ora ha chiesto la punizione per lui.

Vediamo di riesaminare il film della scarcerazione, premendo il pulsante che manda all’indietro la pellicola, un fotogramma alla volta.

Scena finale: Castagnacci viene scarcerato. Scena precedente: il giudice esamina il fascicolo. Non deve giudicare il possesso della droga, è competenza di un suo collega che si occuperà del caso; lui deve limitarsi alla libertà personale dell’indagato. Anzi, degli indagati: perché con Castagnacci ci sono altre tre persone che dividono con lui un appartamento a Roma. In quel fascicolo non viene chiesta la detenzione ma solo l’obbligo di firma: il giudice non è d’accordo, ritiene che sia una misura inefficace ma non può imporre lui una detenzione che non gli viene richiesta.

Un fotogramma ancora indietro. Chi ha fatto quella richiesta al giudice. E’ un Pubblico Ministero Onorario. Che roba è? In teoria, a chiedere libertà o prigione dovrebbe esserci un magistrato dell’Accusa. Ma è raro che scendano e vadano ad occuparsi di cose simili: sono pochi, contati, pieni di inchieste delicate fatte di rapine, omicidi, traffici internazionali, corruzione, querele di ogni genere… Non scendono ad occuparsi di cose simili. Chi lo fa al posto loro?

Un altro frame indietro. Ad indossare la toga dell’Accusa è un avvocato. Un avvocato di quelli che difendono gli imputati. Passa dall’altra parte della barricata e fa il Pubblico Ministero Onorario: 80 euro lorde per ogni causa di cui si occupa, fino ad un massimo di 1300 euro. E’ lui quindi ad avere studiato il fascicolo di Castagnacci ed avere deciso che non era necessario chiedere la detenzione.

Perché lo ha fatto? Un altro step indietro. Cosa dice il codice? La droga sequestrata sono 40 grammi, se ne assumono la responsabilità in quattro e dicono d’averla comprata per loro: hanno tutti un lavoro e possono permettersi di pagare quei dieci grammi a testa. La norma, in materia, è abbastanza chiara.

Ecco. Siamo arrivati alla fine del film. Con le vere domande da porsi: chi ha permesso che ad occuparsi di persone trovate con la droga sufficiente per farci circa 400 dosi fosse un avvocato vestito da magistrato? Chi ha permesso che la maggior parte di questioni simili finisca a persone che si impegnano per 80 euro lordi e cioè meno della tariffa chiesta da un idraulico per cambiare rubinetto? Chi ha scritto le norme in base alle quali bisogna evitare di mandare dentro la gente trovata con la droga che potrebbe finire sulle nostre strade e le nostre piazze?

Meglio fermarsi qui: il film giallo è già diventato una farsa.

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