Top e Flop, i protagonisti del giorno: 18 maggio 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire cosa è accaduto e cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Alla fine il rischio era davvero ragionato. Ragionato, non calcolato. Vuol dire che il presidente del consiglio si è basato su analisi scientifiche ma anche su previsioni politiche. L’Italia riapre con cautela.  A partire dal coprifuoco, che da domani viene spostato alle 23. Tutto il resto seguirà sulla base del miglioramento dei parametri che regolano l’analisi e la gestione di questa pandemia.

A cominciare dall’aumento della percentuale di popolazione vaccinata, sia con la prima che con la seconda dose. Il ragionamento iniziale è stato quello che una volta riaperto, non si può tornare indietro. Alla fine tutti hanno dovuto accettare le scelte del Governo. Non senza qualche polemica, ma l’impianto globale trasmette la sensazione che esiste un piano che tiene tutto insieme.

Così come ora bisognerà procedere con quelle riforme che l’Europa chiede da anni, per poter accedere ai finanziamenti del Recovery Fund. Perché i finanziamenti del Recovery Fund verranno dati non tutti insieme, ma relativamente ai progetti presentati, sulla base anche delle riforme.

Dalla Lega al Pd, i Partiti non hanno altra scelta che quella di sostenere Mario Draghi. Un’ora più come termine per il coprifuoco è un segnale anche politico.

Il cappello sulle 23.

CLAUDIO DURIGON

Claudio Durigon (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Il coordinatore regionale della Lega ha detto che il Consorzio industriale unico regionale può rappresentare una novità importante nel panorama industriale del Lazio. Aggiungendo che però alcune scelte, per esempio quelle di carattere urbanistico, devono restare in capo agli enti locali.

In questo modo ha offerto una via di uscita alla contrapposizione tra il commissario del Consorzio unico Francesco De Angelis (Pd) e il sindaco del Comune di Frosinone Nicola Ottaviani, che peraltro è anche coordinatore provinciale della Lega.

Durigon è un sindacalista esperto e bravo: è stato proprio per questo ruolo che è diventato uno dei fedelissimi dei fedelissimi di Matteo Salvini. Per il Capitano non si tocca e nei giorni scorsi, relativamente all’inchiesta giornalista di Fanpage, anche il presidente del consiglio Mario Draghi lo ha difeso senza esitazioni. Pur non nominandolo, pur parlando d’altro.

In questo momento il sottosegretario di Stato al Ministero di economia e finanza, è il politico più influente del Basso Lazio. Se poi indovina le mosse giuste anche per la campagna elettorale di Roma, allora crescerà ulteriormente. L’apertura sul Consorzio unico è da fuoriclasse.

Studio e intuito.

FLOP

ZINGARETTI-LETTA

Nicola Zingaretti ed Enrico Letta

L’annuncio di Luigi Di Maio, ministro degli Esteri ma anche punto di riferimento imprescindibile dei Cinque Stelle, di un accordo tra Pd e pentastellati alle comunali di Napoli evidenzia ancora di più la sconfitta politica del Partito Democratico a Roma. Perché si capisce ancora meglio quello che è successo.

Ricapitoliamo: a Napoli Democrat e Movimento proseguiranno uniti e con ogni probabilità il candidato sindaco sarà l’ex ministro Manfredi. Può darsi pure che l’intesa sarà replicata in altri Comuni. Dunque, il problema era Roma. Dove il Governatore Nicola Zingaretti e il segretario Enrico Letta hanno sbagliato ancora una volta a credere che Giuseppe Conte potesse convincere Virginia Raggi ad un passo indietro.

La sindaca non ha neppur calcolato Conte, incassando il sostegno di tutto il Movimento. Nessuno escluso: neppure gli assessori regionali Roberta Lombardi e Valentina Corrado. E alla fine ha di fatto estromesso Zingaretti dalla competizione.

In questo modo  però a saltare è stato l’intero schema di un progetto che proprio Nicola Zingaretti aveva costruito, quello dell’alleanza con i Cinque Stelle. Enrico Letta non è stato in grado di far pesare il suo ruolo.

Messi nel sacco.

ROBERTO FICO

Roberto Fico (Foto: Alessandro Di Meo via Imagoeconomica)

Il presidente della Camera è sempre sul punto di poter diventare lui il capo politico dei Cinque Stelle, ma alla prova dei fatti poi non è così. Nel momento in cui a Napoli si annuncia ufficialmente, magno cum gaudio, l’accordo tra Pd e Cinque Stelle, ci si aspetta che sia il nome del presidente della Camera quello prescelto. Invece non è così.

Ma è l’intero panorama dei pentastellati che induce a delle riflessioni importanti. Beppe Grillo in questo momento è oggettivamente fuori gioco. Davide Casaleggio è andato via, Vito Crimi di fatto non riesce più a guidare il Movimento. Giuseppe Conte vorrebbe ma non può. Alla fine sarà lui forse a guidare la macchina, ma non sarà mai percepito come leader dai colonnelli-fondatori del Movimento. Mentre Luigi Di Maio è stato capace di tornare protagonista alla sua maniera, senza dare troppo nell’occhio.

Dimenticavamo: pure Alessandro Di Battista ha scelto altre strade. Roberto Fico è il pentastellato che ricopre la carica istituzionalmente più alta: presidente della Camera. Ma nel momento più importante non incide mai. Non si afferma.

Incompiuto.

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