Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 15 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 15 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 15 dicembre 2022

TOP

LUCIANO FONTANA

Luciano Fontana (Foto: Canio Romaniello / Imagoeconomica)

A Frosinone, la sua città, ha mosso i suoi primi passi nella professione: giornalista a Paese Sera. Poi l’Unità a Roma dove mette radici fino a diventarne Capo redattore centrale. Quindi il salto a Milano: Corriere della Sera. Fino a diventarne direttore. Luciano Fontana nelle ore scorse ha tagliato un traguardo che lo colloca tra le figure centrali nello sviluppo del giornalismo italiano.

Lui che ha cominciato sbattendo le dita sui tasti di una macchina da scrivere, ha assistito all’arrivo delle prime Olivetti con il monitor per videoscrittura, salutato l’esordio dei computer nelle redazioni, ora ha traghettato il Corrierone nazionale al traguardo dei 500mila abbonati digitali.

Significa avere accompagnato il principale quotidiano italiano per storia ed autorevolezza al di là del guado: dalla carta inchiostrata al monitor dello smartphone. Un attraversamento che a molti è stato fatale.

Luciano Fontana ha dimostrato che è la notizia ad essere centrale: la sua autorevolezza, la sua credibilità, la sua prosa. E che il giornalismo deve adattarsi. Non tanto al mezzo di diffusione: ma ad una società che cambia, si evolve, sceglie un modo diverso di leggere e di informarsi.

Il giornalista partito da Frosinone ha rimesso al centro del suo Corriere un modo quasi dimenticato di fare il giornale: con le notizie, i fatti e soprattutto le storie; strappate ai protagonisti con interviste capaci di scavare fino a raggiungere la loro anima.

C’è quel modo antico di fare il giornale moderno dietro alle 500mila copie che creano una solida base per il Corriere, dimostrando che non è il digitale la colpa della crisi nell’editoria: ma il modo sbagliato di fare i giornali.

Dal nostro inviato di Frosinone.

SERGIO MESSORE

Sergio Messore

Non era luce riflessa. Quella esibita nelle scorse elezioni Politiche che l’hanno visto candidato all’Uninominale voluto con forza dal sindaco di Cassino Enzo Salera, era tutta luce propria di Sergio Messore sindaco del piccolo Comune di Sant’Ambrogio sul Garigliano.

La conferma, per chi ne avesse bisogno, è arrivata con la graduatoria dei Comuni ricicloni cioè quelli che meglio e più degli altri attuano la raccolta differenziata dei rifiuti. Con benefici enormi per l’ambiente e per i portafogli. Perché i rifiuti di quei Comuni tornano ad essere materia prima, non vanno ad occupare spazio nelle discariche, non inquinano. E Sant’Ambrogio sul Garigliano svetta nella graduatoria del Lazio: primo posto. È il Comune più virtuoso nella raccolta differenziata fatta nel Lazio.

Ma non basta a delineare il profilo del personaggio Messore. Con quel traguardo, il sindaco aveva la possibilità di ottenere il giusto riconoscimento mediatico. Partecipando alla cerimonia di premiazione che è avvenuta sotto i riflettori dei media nazionali. E invece «non sono proprio riuscito ad andare, c’è tanto lavoro da fare qui in Comune».

C’è visione e c’è progettualità dietro a quel risultato. Il Comune guidato da Sergio Messore è l’unico in provincia di Frosinone ad avere un suo impianto di compostaggio per gli avanzi di cucina. Ne ricavano concime naturale, di qualità e gratis per cittadini. Abbassando le tariffe di smaltimento. E senza sbattere la grancassa.

Sindaco circolare.

ANTONIO TAJANI

Antonio Tajani (Foto: Leonardo Puccini © Imagoeconomica)

Le verità più scomode a volte mettono il maquillage della falsa banalità e sfuggono ad una seria riflessione su ciò che contengono. In Italia va da sempre così, specie su un tema come quello del disagio psichico.

Il nostro Paese è molto indietro nel considerare i disturbi del comportamento alla stregua di una bronchite. E la malattia mentale da noi è sempre polvere da tenere sotto il tappeto del perbenismo, non patologia che abbisogna di medici e cure. Cure sante e di fortissimo impatto sociale, a contare che chi ha l’anima ammalata a volte uccide. Come a Fidene, su cui Antonio Tajani ha voluto fare una riflessione.

Per il vicepremier va incentivato il ricorso agli psicologi come strumento di prevenzione del disagio e delle sue frequenti iperboli macellaie.

E non c’è stato nulla di banale in quel che Tajani ha detto, perché scoperchiare il calderone della malattia mentale solo quando la stessa è andata in epifania di violenza è semplicemente stupido.

Certo, andrebbero potenziati in maniera massiva gli spot pubblici a contare che non tutti possono avere accesso a pratiche professionistiche di un certo cabotaggio e il Pnrr ha destinato alla sanità briciole evanescenti. Però il problema resta e Tajani, che ha una figlia psicologa, lo ha sollevato.

Una lacrima in più, genuinamente versata in uno studio medico, potrebbe significare cento lacrime in meno in un cantuccio di questa società che vediamo sempre più senza osservarne le derive ed agire di conseguenza.

E rammentarlo è stato giusto.

Andava detto.

FLOP

IGNAZIO LA RUSSA

Ignazio La Russa (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Ci sono mistiche e retoriche patriottarde che in Italia non moriranno mai e che sono sopravvissute perfino alla ragione del loro esistere. Una di queste è la naja con la quale i giovani si educavano al rigore e in virtù di quello non andavano a sfasciarsi nei rave o a chiedere il Reddito di Cittadinanza.

Ovviamente sulla faccenda noi italiani ci siamo doverosamente divisi come il Mar Rosso ma alla fine alcuni punti saldi ci hanno uniti: la leva militare per molti costituì il primo approccio con il mondo che non fosse quello del nostro campanile e a non pochi diede birra per capire le gerarchie non sempre zuccherose di un universo fatto a scale, ma nulla più. In termini pratici la naja formò inutili marmittoni che in una malaugurata guerra di difesa avrebbero fallito perfino come mensole per le salmerie.

Poi arrivò il professionismo e la cosa venne cassata, salvo diventare appannaggio fiero di una certa politica. Ecco, Ignazio La Russa per esempio è uno di quelli he alla sua battuta sulla naja, anzi, “najetta buona” proprio non ci sa rinunciare. Perciò ha annunciato un “Ddl per mini naja volontaria di 40 giorni“.

Spiegando: “Quando ero ministro ho cercato – senza cambiare quello che non era cambiabile, cioè la fine del servizio di leva – di introdurre quella che passò col nome di mini-naja, cioè 3 settimane volontarie nel corso delle quali ciascuno potesse avvicinarsi alle forze armate e poi andare a portare nuova linfa a tutte le associazioni d’arma, a seconda di dove avesse passato quelle 3 settimane“.

Ma lui non era seconda carica dello Stato e super partes?Ho predisposto un disegno di legge che sarà presentato da un gruppo di senatori“.

Ovviamente non da lui. Perché lui non può, e pur non potendo ha dovuto dire che avrebbe voluto. Come quelli che cercano l’elmetto senza che ci sia bisogno di indossarlo.

Presentat’ spot.

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