Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 19 maggio 2022

I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto in questo giovedì 19 maggio 2022 e cosa ci attende nelle prossime ore

I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto in questo giovedì 19 maggio 2022 e cosa ci attende nelle prossime ore.

TOP

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

Fino a qualche anno fa c’erano i governi balneari. Oggi i balneari mettono in crisi il governo. Sulla proroga delle concessioni relative alle spiagge si registra l’altolà del Presidente del Consiglio Mario Draghi.

Il premier suona le trombe e convoca il Consiglio dei Ministri con procedura urgente. Lì dentro parla a suocera (i ministri leghisti) perché nuora (Salvini, in quel momento a Frosinone) intenda. Il capo della Lega si è messo di traverso per dare manforte ai balneari, peccato che quel ddl impantanato da mesi è lo stesso che permette di sbloccare i fondi del Pnrr.

O si vota, o si vota” ha detto il Premier, liquidando i ministri in dieci minuti, sottolineando che il termine ultimo è maggio ed è pronto a porre la fiducia. Che non sarà una fiducia a lui o al suo governo, sarà una fiducia sull’Italia intera. Perché sarebbe tutta l’Italia a perderci la faccia di fronte all’Europa ed al mondo se si dimostrasse incapace di approvare la riforma entro i tempi concordati per avere i miliardi del recoveri con i quali oggi stiamo ripartendo.

Questione di faccia.

LILIANA SEGRE

Liliana Segre © Imagoeconomica Paolo Lo Debole

La Memoria italiana delle cose orrende a cui riservare Memoria resta forte anche quando è sotto attacco dei nuovi becerumi. Però ha sempre avuto un difetto grave: tende ad essere infusa di rigore istituzionale e settarismo anagrafico. Insomma, la Memoria è vecchia e per conservarsi in range di efficacia non deve esserlo più. E il fatto che a capirlo per prima sia stata Liliana Segre, che degli orrori che la Memoria preserva a mo’ di monito fu testimone diretta, la dice tutta su quanto questa signora sia intelligente.

La senatrice ha colto immediatamente l’usta per mettere certi valori a circuito mainstream ed ha fatto una cosa che decine di generazioni di politici, parrucconi, esperti senzienti e capoccia accademici con la puzza sotto il naso non hanno saputo fare: ha messo la Memoria nel menù dei giovani, cioè di quelli a cui va il compito di preservarla. Liliana Segre ha detto che le piacerebbe parlare con l’influencer Chiara Ferragni. E attenzione, così gli “studiati” avranno ancor più modo di gridare all’eresia: in queste ore il marito della Ferragni, il rapper Fedez, ha risposto con entusiasmo e con un post su Twitter: “Sarei felice di invitare la senatrice Liliana Segre al nostro podcast Muschio Selvaggio, spero possa accogliere il nostro invito”.

La cosa va gustata fino in fondo invece che snobbata: quello che i giovani fanno è spezzare i concetti, a volte prenderli nella loro parte più “di corteccia” senza sviscerarli subito, rigirarseli secondo la loro concezione etica ed estetica e rilanciarli con una potenza di fuoco spaventosa su canali di interazione che sono lontani millemila miglia dalla bigia constatazione di un fatto nella sua doverosa solennità. Questo nella forma. Quello che i giovani fanno nella sostanza è prendere un’idea e sottoporla al giudizio di un tribunale molto più senziente di quanto non credano i profeti del “dove andremo a finire”. Ed è un tribunale che non ha orpelli, schietto, forte, diretto e lucido.

E Liliana Segre questo lo ha capito benissimo: ha sentito in ogni sua fibra che quello di cui lei è totem ormai deve andare in staffetta per iniziare a diventare totem di qualcun altro che lo pieghi a nuove sensibilità e lo renda pronto a resistere ai nuovi attacchi che verranno. Liliana Segre sta arruolando truppe per difendere quello che va difeso con i mezzi del futuro, altrimenti il passato morirà nel presente e qualcun altro potrebbe tirar fuori altri orrori verso i quali non c’è stata immunizzazione preventiva perché la scuola ha immensi meriti ma anche grandi difetti e troppi programmi si fermano o all’epidermide o a Camillobensocontedicavour.

Perciò questa donna gigantessa ha chiamato la Ferragni, una che se oggi dice ai suoi follower di mettersi la mutanda in testa ha buone speranze di essere mandata a quel paese, ma se dice a loro che una cosa è importante ha ottime speranze di farla diventare ancor più importante di quanto già tantissimi non sappiano. E che la Memoria si salvi, oltre che nelle aule, anche grazie ad Instagram non è uno sconcio, è bellissimo.

Il mio meme è “Mai più”.

FLOP

VITTORIO D’ERCOLE

Vittorio D’Ercole e Claudio Durigon

Non “una breve conversazione di meno di un minuto”. Ma una telefonata in piena regola, durata 6 minuti e 26 secondi esatti. È quella che c’è stata qualche giorno fa tra Alessioporcu.it e l’assessore ai Lavori Pubblici ed Urbanistica del comune di Anagni Vittorio D’Ercole.

Perché è importante specificarlo? Perché ieri in Consiglio l’assessore è stato duramente attaccato sul ritardo nel programma dei Lavori Pubblici. Ed a chi gli ha ricordato le sue precedenti dichiarazioni su questo giornale (“le opere subito, altrimenti che diciamo alle elezioni?”) non ha trovato di meglio che dire che lui non perde tempo a smentire, ma che quelle cose non le aveva mai dette.

Invece no. Quelle cose le ha dette. Solo per sollecitare la memoria… La telefonata inizia con la richiesta su come vadano le cose in ufficio tecnico: l’assessore risponde che va tutto bene, assicura che l’ingegner Salvatori ha ultimato le pratiche sulla Pubblica illuminazione, per Palazzo Bacchetti e per il Parco della Rimembranza. Dice di ritenere che prima di dicembre queste cose possano essere partite.

Dopo di che a D’Ercole viene chiesto cosa potrebbe accadere in caso di ulteriori ritardi. La risposta precisa è “Se non partono non ci candidiamo, che dobbiamo fare?”. Anche se D’Ercole specifica: “Io questa situazione l’ho ereditata, fino ad un anno fa non avevo la delega ai Lavori Pubblici ed all’Urbanistica”. L’assessore ne ha anche per il sindaco: “Il sindaco è indifendibile, io glielo dico in faccia; si era fidato di Cardinali, ora stiamo provando a rimettere le cose assieme”.

Segue una serie di considerazioni sull’operato dei tecnici. Per concludere con il messaggio da dare ai cittadini: “Se questi progetti non dovessero andare a buon fine, che puoi andare a dire? Che li rifarò? Se non sei stato buono a farli in 5 anni!”.

Solo per dire che la telefonata c’è stata.

MATTEO SALVINI

Matteo Salvini (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Le rivendicazioni dei balneari sono da sempre un cavallo di battaglia della Lega, che ha dato notorietà al signor Bolkenstein ripetendo da anni il suo nome, come fosse quello di Belzebù.

Il problema serio è che continuando con questa storia si sta tenendo bloccato da mesi in una commissione del senato il ddl concorrenza. E che fa potrebbe dire qualcuno?

Fa eccome, perché quel provvedimento è uno dei pilastri dell’intervento richiesto dall’Europa per dare il via libera ai fondi. Qualcuno aveva spiegato la correlazione a Salvini?

Distratto, ma non troppo.

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