Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 23 giugno 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende giovedì 23 giugno 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e cosa hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 23 giugno 2022.

OTTAVIANI – DE ANGELIS

Come i candidati sindaco, più dei candidati sindaco: al punto da impallarli in più di qualche occasione. Il coordinatore provinciale della Lega Nicola Ottaviani ed il leader dei Dem Francesco De Angelis sono l’anima in più di questa campagna elettorale per le Comuanali di Frosinone. Talmente immersi nella sfida, talmente immedesimati, che ogni tanto occorre sforzarsi per ricordare che i candidati sono Riccardo Mastrangeli e Domenico Marzi.

Lo si è visto anche ieri con il tour del capitano Matteo Salvini in bicicletta nella nuova pista ciclabile che attraversa la parte bassa di Frosinone; con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri venuto ad assicurare che sia tutta una fake la storia dei rifiuti di Malagrotta inviati in Ciociaria ed a parlare di progetti da fare insieme in vista del Giubileo. (leggi qui: Salvini in bici per Mastrangeli. Gualtieri offre il Giubileo a Marzi).

E con Nicola Ottaviani ad evidenziare le opere che ha pensato, progettato, realizzato e che ora si prepara a cedere in eredità al suo successore designato Riccardo Mastrangeli. Con Francesco De Angelis a tuonare che è tornata l’ora del centrosinistra a Frosinone perché quelli del centrodestra con Vicano sono accordicchi ed i Socialisti con un’anima non possono negare il voto a Memmo Marzi.

La sfida vera, diretta, vera, corpo a corpo tra Mastrangeli e Marzi? In tv questa sera a Teleuniverso durante A Porte Aperte. E ci saranno molte scintille.

La sinta del cuore.

ROBERTA LOMBARDI

Roberta Lombardi

È nei momenti della tempesta che si riconosce il Capitano, non dagli appellativi, non dai galloni sulla giubba. In questo momento il Movimento 5 Stelle è nel mezzo di una tempesta che ne condizionerà l’esistenza ed il futuro, nulla sarà più come prima. Ed – a prescindere dalle vere e più profonde convinzioni – Roberta Lombardi ha capito che in questo momento occorreva un leader che tenesse le redini in maniera salda, facendo percepire che non è scattato alcun rompete le righe né alcun congedo illimitato.

Lo ha fatto con un post su Facebook. Al di là dei contenuti e della posizione espressa: quel post ha la forza con cui tenere unito il Gruppo in Regione Lazio e mandare un messaggio di compattezza e solidità al Gruppo in Campidoglio guidato da Virginia Raggi. (Leggi qui: Lombardi e la partenza di Di Maio: ciaone).

Misurato, calibrato, micidiale: con quel messaggio Roberta Lombardi ha disinnescato il clima da tregenda all’interno dei Cinque Stelle. Derubricando tutto ad «un altro momento di passaggio nell’evoluzione del M5S». Lancia due siluri sulla linea di galleggiamento di Luigi Di Maio. Per lei siamo di fronte alla «narrazione personale e autoreferenziale di un singolo individuo». Lei non gli crede ma sta con convinzione con il «progetto collettivo e nel nuovo percorso di costruzione del M5S sui territori guidato dal presidente Giuseppe Conte».

Un messaggio forte. Che non ha lo scopo di convincere. Ma di motivare per tenere uniti. Lanciato da chi per prima ha tracciato la via del confronto leale con il Pd mentre Luigi Di Maio ancora tuonava contro quelli di Bibbiano.

Potenza delle idee.

FLOP

MARIO DRAGHI

Mario Draghi

È l’uomo che con due frasi ha ribaltato i mercati finanziari mondiali, protetto l’Euro e rimandato in un angoletto il dollaro americano. S’è fatto affascinare dal richiamo del ‘salvatore della Patria‘ dimenticando la risposta data ad Emil Ludwig (celebre intervistatore dei potenti del Novecento) e riportata nel libro Colloqui con Mussolini. “Duce è facile o difficile governare gli italiani?” “È inutile”.

Tra guerra in Ucraina, attacco all’Europa, nuovo ordine mondiale in via di definizione con l’Ue in una posizione da vaso di coccio, tariffe del gas, emergenza alimentare, acqua sempre più scarsa, Mario Draghi si ritrova al centro delle polemiche per il biliardino. Il celebre calciobalilla con il quale chiunque dotato di almeno un braccio ha provato a giocare.

da che potrebbe essere vera: lo stato ha deciso di tas- sare il calciobalilla, anche se

CONTRO MASTRO CILIEGIA

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha fatto sapere che bisogna mettersi in regola: vanno tassati. Anche se il barista li mette a disposizione gratis perché un bar senza biliardino non è un bar.

Ora. Un Governo che è alle prese con l’invio delle armi in Ucraina, la flotta russa che sciaquetta gli scafi nelle acque del Mediterraneo, il grano che non arriva, le porzioni degli alimentari nei supermercati già ridotte senza dire niente a nessuno per cercare di starci col prezzo, che non riesce a fare le riforme pretese dall’Ue per darci i fondi del Pnrr, può spostare la frontiera della modernizzazione dell’Italia sulla linea del biliardino? Con il Governo Conte 1 o 2, forse. Assolutamente No con il Governo guidato dal signore che disse “Ho un bazooka ed intendo usarlo, per difendere l’Euro farò qualunque cosa sia necessaria”.

Lancia sta palletta, Mariò

ROBERTO CINGOLANI

Il ministro Roberto Cingolani (Foto via Imagoeconomica)

A flop non lui. Ma la missione che gli tocca portare avanti. Perché già gli erano toccate le Forche Caudine dell’incontro al Mef con il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli e del Comitato di emergenza e monitoraggio del gas naturale; poi a seguire lo step cruciale: il summit con le principali aziende del settore energetico sul tema dell’emergenza gas. E il dato è evidente: qualunque cosa Roberto Cingolani abbia fatto finora, ha sempre dato l’impressione tangibile di averla fatta con rotta certa e ricerca del massimo risultato.

Il ministro della Transizione Ecologica del governo Draghi è quello che, nell’Esecutivo, ha la grana più grossa. Anche più grossa delle gatte che deve pelare un Di Maio che tutto sommato con le sue skill risponde molto all’Esecutivo e poco alla popolazione.

No, la gatta che deve pelare Cingolani è invece quella di far assorbire agli italiani l’impatto di una linea geopolitica dell’Italia per cui con la Russia non si tratta. E dalla Russia si ricevono stracci in faccia, stracci e rubinetti chiusi. E’ un dato su cui conviene riflettere bene, perché nei popoli occidentali avanzati non esiste solo una concezione “etica” della guerra. Ma anche e soprattutto una chiave utilitaristica sul fatto che sia o meno conveniente, non giusto, farla. Pace o condizionatore? Dipende da quanto fa caldo.

E Cingolani ha intuito che la materia del suo lavoro non è aleatoria. Non passa per grandi e comode caselle morali. In meno di due mesi l’Italia è riuscita a portare i suoi stoccaggi di gas al 54,6% e Cingolani si è attaccato come una patella ad ogni opportunità di sistema per surrogare gradualmente la Russia nel suo ruolo di “master and commander” delle bollette degli italiani.

Se solo si pensa che la nostra “nemesi di efficienza”, la Germania che per noi è come Gastone per Paperino, è al di sotto del 10% si capirà bene quanto grande e produttivo sia stato lo sforzo di gente come Cingolani nel mettere al sicuro le nostre tasche mentre altri metteva al sicuro le nostre coscienze con i vari atlantismi di ritorno. Abbiamo un 90% di stoccaggi da raggiungere entro fine ottobre e il solo fatto che lo stiamo credendo possibile ha un nome ed un cognome.

Missione rognosissima ma impegno e risultati da top.

Gasatissimo.

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