Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 29 settembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 29 settembre 2022.

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 29 settembre 2022.

SERGIO PIROZZI

Sergio Pirozzi (Foto: Stefano Carofei © Imagoeconomica)

Per chi ama fare politica essere il sindaco della propria comunità non ha prezzo. Vale più più che un mandato da Parlamentare. Tanto per dare una misura, si narra che Antonello Iannarilli sarebbe stato pronto a barattare con il destino il suo mandato di Presidente della Provincia di Frosinone, i due da deputato, i due alla Regione Lazio, il mandato da assessore all’agricoltura regionale: tutto in cambio di sei mesi da sindaco della sua Alatri.

Immaginate cosa possa avere significato per Sergio Pirozzi, consigliere regionale uscente, già candidato Governatore contro Nicola Zingaretti, l’accusa di essere seppure in parte responsabile dei morti determinati dal terremoto nella sua Amatrice.

Un peso portato per anni. In silenzio. Una tragedia umana ed amministrativa che l’ha portato a mettere a punto la Legge Regionale sulla prevenzione delle grandi calamità: un modello che può essere esportato su scala nazionale; e quando FdI non l’ha preso sul serio lui s’è trasferito alla Lega che gli ha assegnato la responsabilità politica di quel settore per l’intero carroccio da Nord a sud.

Nelle ore scorse il tribunale lo ha assolto. Sergio Pirozzi non è colpevole per crollo della palazzina ex Ina Casa ad Amatrice e per i sette morti in quelle macerie. Innocente lui e gli altri quattro imputati. di omicidio e disastro colposi. A chiederne l’assoluzione è stata direttamente l’Accusa.

Sergio Pirozzi era accusato di non avere controllato. Dalle indagini è emerso che i lavori sull’immobile al centro delle accuse erano stati ordinati dal sindaco precedente e svolti dai condomini attraverso propri tecnici. Ma a Pirozzi interessa poco. Per lui è «una pagina buia della mia vita, che di fronte ad un’accusa ingiusta mi lascia comunque un sentimento contrastante per il dolore e i morti che ci sono stati e che mi porto sempre dentro: io li conoscevo tutti e in quella palazzina mia figlia ha dormito da un’amica».

L’animo di un Sindaco

VINCENZO FORMISANO

Vincenzo Formisano

«Le aziende per crescere ed essere sempre più competitive in questo mondo globalizzato devono avere la cosiddetta maturità digitale»: perché altrimenti tra poco ti scoprirai fragile, gli altri si saranno attrezzati su un fronte che tu ancora non vedi e saranno più forti e competitivi. Non fa una piega se a dirtelo è il tuo consulente. Fa strano se a dirtelo è la tua banca. Perché non ti sta proponendo né un conto, né un fido, né uno dei suoi servizi.

A lanciare quel messaggio alle imprese del territorio è stato il professor Vincenzo Formisano, presidente della Banca Popolare del Cassinate. Perché? «Il ruolo della banca è quello di accompagnare le imprese nelle sfide di ogni giorno. Lo è soprattutto in una fase delicata come quella che stiamo vivendo, nella quale la digitalizzazione può essere un importante strumento di rilancio e di crescita».

Lo ha fatto intervenendo nel convegno-lezione ad un gruppo di imprenditori del basso Lazio tenuto insieme a Cicero-Lazio, società che vede insieme Unindustria con Cna e Federlazio. È nata per supportare le realtà imprenditoriali del Lazio nella trasformazione digitale.

Che gliene importa alla banca? Tanto. Perché tutto si sta spostando sul mondo cyber e tra poco scopriremo di essere diventati antichi se non ci aggiorniamo. E perché Bpc ha sempre interpretato il suo ruolo non solo come quello di banca tradizionale ma di soggetto etico con la responsabilità morale di sostenere ed accompagnare la crescita e lo sviluppo del territorio nel quale agisce. Una scelta, quella del professor Vincenzo, nel solco tracciato dallo storico presidente Donato Formisano. Che non volle una banca d’affari ma di territorio.

Non solo denaro.

FLOP

DAMIANO COLETTA

Damiano Coletta

Tutto come da copione. Ad eliminare la possibilità di un finale diverso proprio all’ultima pagina sono stati i risultati delle elezioni Politiche di domenica scorsa. Troppo ampia la vittoria del Centrodestra, troppo forte il vento che sullo scenario nazionale ha spazzato via un Partito Democratico evanescente e distante dal Paese reale. Lo stesso vento si è abbattuto su Damiano Coletta e la sua amministrazione Comunale di Latina, confermata in carica all’inizio di ottobre anche nelle elezioni bis ripetute in 22 sezioni. Da ieri pomeriggio quell’amministrazione non esiste più. (Leggi qui: Latina, il centrodestra si dimette in massa. Coletta: «Lascio a testa alta». E leggi ancheI titoli di coda).

Prima dell’ingresso in Aula (tra gli applausi ma anche i buuu degli avversari) il sindaco Damiano Coletta ha tenuto una diretta su Facebook. Ricordando tutti i passi tentati per evitare il commissariamento ed il ritorno alle urne per la terza volta in un anno. Sottolineando  «a questo punto non sono mie le responsabilità, sono di chi ha fatto la scelta nei confronti dei cittadini. Se ne assumerà la responsabilità la coalizione di centrodestra. È lei ad avere prodotto questa situazione in un momento di grave crisi nazionale e internazionale».

Tutto vero. Vero anche che aveva proposto sei mesi di tregua per risolvere le emergenze della città e poi andare al voto. Nulla da fare. Il centrodestra sente il vento della vittoria e non intende aspettare un solo secondo che quel vento cali.

Altrettanto vero però che il sindaco Damiano Coletta con i suoi civici ha aperto le finestre e portato una ventata di aria pulita. Di cui Latina sentiva il bisogno. Ma alla fine ha solo dato una spolverata superficiale alla città, non ha messo soprammobili, quadri alle pareti: in pochi mesi la polvere s’è riproposta e tutto è tornato come prima. In pratica ha lasciato Latina per quella che era. Non ha tracciato una prospettiva, indicato un orizzonte. Sta qui la ragione della sconfitta.

Anche vestito da martire, uscire di scena è comunque il segno che la maggioranza non sta con te.

Polvere eri, polvere tornerai, tra la polvere della città.

I VIGILI DI GAETA

Una pattuglia della Polizia Locale di Cassino

Odioso. Ma spesso ben giustificato. Quel foglietto che troviamo sul parabrezza, assicurato sotto il tergicristallo, rappresenta quanto di più fastidioso possa esistere per un automobilista. Perché molte volte rappresenta la beffa finale: arriva dopo inutili giri a vuoto alla ricerca angosciosa di un posto dove parcheggiare che non c’è nemmeno se sei disposto a pagare.

Percorsi in cerchio, benzina che brucia, soprattutto lancette dell’orologio che girano a vuoto rendendo del tutto inutile la levataccia fatta per arrivare puntuali. Così, perso per perso, lasci la macchina nel posto sbagliato sperando di fare in tempo a sbrigare quella faccenda da pochi minuti: che di tempo te ne sta facendo perdere molto di più solo per posteggiare.

E invece no. Puntuali, dal nulla si materializzano loro: vigili urbani, polizia locale, ausiliari del traffico, fa poca differenza. La sostanza è la stessa: il tagliandino con la contravvenzione da pagare. Ma dove accidenti stavano? Come se fossero appostati con il binocolo, pronti a calarsi sul parabrezza multare e poi sparire.

Qualcuno fischia fornendo l’ultima possibilità di salvezza. Qualcuno invece prova un nascosto senso di soddisfazione, come una consapevole voglia di giustizia esercitata attraverso il blocchetto delle multe: e più il disperato prova a giustificarsi e più il verbale scorre sotto la penna. Come Mastro Titta quando ha la certezza che sotto la scure non sta finendo un innocente.

La ruota però gira. E come nel celebre film di Alberto Sordi Tutti dentro (dove i magistrati, al culmine delle inchieste sulla corruzione, dopo avere arrestato politici, medici, attori, stilisti, iniziarono ad arrestarsi tra loro. Profetico) arriva il momento in cui i vigili iniziano a multarsi da soli.

È accaduto ieri pomeriggio a Cassino: nella piazza di fronte al Palazzo di Giustizia. Una pattuglia dei vigili di Cassino è intervenuta su richiesta di alcuni automobilisti bloccati nel parcheggio da una vettura messa a fare da tappo. Una Punto bianca, con le strisce blu, il lampeggiante sul tetto: quella dei Vigili del Comune di Gaeta. Impossibile fare finta di niente: due colpi di fischietto a vuoto e via: contravvenzione per sosta vietata in seconda fila. Da 41 a 168 euro.

Chiariamoci: nove volte su dieci hanno ragione loro. Inutile l’attenuante che se ci fossero parcheggi nessuno lascerebbe l’auto fuori posto. È il concetto di mobilità ad essere superato: ma questo è un altro ragionamento.

I Vigili di Gaeta sono arrivati di corsa: hanno spiegato che dovevano consegnare con urgenza un atto in Procura. Si sono scusati ma non hanno avuto alternativa. Capita.

Chi la fa, l’aspetti (la multa).

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