Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 30 dicembre 2021

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di mercoledì 29 dicembre 2021. Per capire cosa è accaduto nelle ore scorse e cosa ci attende in questa giornata di giovedì

Top e Flop. I fatti ed i protagonisti di mercoledì 29 dicembre 2021. Per capire cosa è accaduto nelle ore scorse e cosa ci attende in questa giornata di giovedì

TOP

MATTEO RENZI

Il leader di Italia Viva ha fatto sapere che l’elezione del presidente della Repubblica è una partita per veri professionisti della politica, non per piccoli sondaggisti. Insomma, ha lanciato la sfida.

Non ha certamente i numeri e il ruolo di sette anni fa, quando, con l’operazione Sergio Mattarella, mandò all’aria il patto del Nazareno e ribaltò una delle tante situazioni. Può contare su una pattuglia parlamentare di 45 persone, ma sa di essere decisivo e strategico.

Se vota con il centrodestra può rendere fattibile il sogno di Silvio Berlusconi, se vota con il centrosinistra può ancora una volta far “saltare” il banco. Dicono che il suo candidato di punta, dalla quarta votazione in poi, potrebbe essere Pierferdinando Casini. Ma in realtà è pronto a tirare fuori all’ultimo momento una situazione che non sta scritta da nessuna parte in questo momento.

Imprevedibile e immarcabile.

ALESSIO D’AMATO

Alessio D’Amato (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

I contagi sono fuori controllo in tutta Europa e il Lazio si appresta a finire in zona gialla. Ad alimentare Omicron non è un’ondata normale, ma un vero e proprio tsunami. Però in questa fase non bisogna farsi prendere dal panico e occorre tenere i nervi saldi. Perché la paura offusca la mente.

Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio, lo sa perfettamente e infatti ha messo in campo l’unica arma della quale si dispone davvero: la vaccinazione. Come? Autorizzando alcuni hub di Roma a vaccinare fino alle 24. Un esperimento che proseguirà probabilmente dappertutto.

La terza dose protegge maggiormente e allora è su questo versante che bisogna insistere. Ancora una volta Alessio D’Amato dimostra di essere in grado di anticipare i tempi. Dall’inizio della pandemia adotta questo tipo di strategia e finora i risultati si sono visti. E’ abituato a guardare alle curve epidemiologiche e ai rapporti scientifici. Poi non gli manca il coraggio di adottare decisioni prima degli altri.

Guerriero.

FLOP

SILVIO BERLUSCONI

Silvio Berlusconi

Sta continuando a sondare tutti i grandi elettori per sapere chi potrebbe votare per lui dalla quarta votazione in poi. Spesso in passato ha avuto ragione lui anche quando lo scetticismo dilagava. Ma stavolta è diverso.

Intanto sembra non curarsi del fatto che nel centrodestra mancheranno diversi voti, come ha lasciato intendere un veterano di mille battaglie parlamentari come Ignazio La Russa. In secondo luogo bypassa completamente lo scenario peggiore, cioè cosa succederebbe se lui non dovesse essere eletto al Quirinale. Succederebbe che il centrodestra esploderebbe, esattamente come il centrosinistra quando Romano Prodi fu “giubilato” da 101 franchi titarori. E questo francamente fa riflettere.

Silvio Berlusconi non è nelle condizioni di dare le carte nel centrodestra. Lo fanno, sulla base dei voti e delle percentuali, Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Matteo Salvini (Lega). E’ con loro che dovrebbe rapportarsi e fare quel gioco di squadra al quale invece è allergico.

Solista senza squadra.

MARIO DRAGHI

Mario Draghi (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Il premier fa finta che le elezioni per la presidenza della Repubblica non ci saranno. E sbaglia. Un anno fa il patto non scritto (e non detto) che lo portò a Palazzo Chigi prevedeva una sua salita al Quirinale per il dopo Sergio Mattarella. Ma in dodici mesi è successo di tutto e adesso siamo in una situazione di emergenza pandemica non tanto diversa da quella del 2020.

Inoltre Mario Draghi non parla con nessuno, non si rapporta e se questo atteggiamento è decisivo nell’azione di governo, sul piano della politica pura diventa un limite. Nella sua maggioranza è il no il voto prevalente ad una sua elezione al Quirinale. No secco del Movimento Cinque Stelle, no di Forza Italia, no di larghi settori del Pd e di qualcuno della Lega. O Mario Draghi dice di voler restare a Palazzo Chigi oppure entra nella mischia e prova a giocarsi una partita che è e resta parlamentare.

In caso contrario, corre il rischio di non essere votato per il Quirinale e di essere costretto poi a fare un passo indietro anche a Palazzo Chigi.

Il silenzio non è sempre d’oro.

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