Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 7 luglio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 7 luglio 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 7 luglio 2022.

ENRICO LETTA

Enrico Letta (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

Al momento giusto, nel modo giusto. Il Segretario nazionale del Partito Democratico Enrico Letta ha messo mano alla questione della candidatura alla successione di Nicola Zingaretti. Che rischiava di far esplodere il Pd nel Lazio. (Leggi qui: Regionali, assedio ad Area Dem per il candidato).

La scelta dei tempi: indovinata. È intervenuto un minuto prima che le tensioni interne arrivassero al punto di rottura dell’equilibrio intorno al quale il Pd del Lazio sta lavorando negli ultimi anni. Fino a quel momento ha lasciato che ciascuna sensibilità interna giocasse la sua partita e la portasse fino in fondo. Ha aperto il file solo quando nelle chat sono iniziati a circolare messaggi del tipo “Se Bruno convoca le Primarie noi convochiamo l’Assemblea e lo sfiduciamo”. Fischio dell’arbitro e Time Out. (Leggi qui: Regionali, Letta preme il reset nel Lazio: il nome in autunno).

La scelta dei modi: da manuale. Non una parola, non una dichiarazione. Soprattutto non una sconfessione ma anzi il rinnovo della fiducia al Segretario Regionale Bruno Astorre. Al quale è evidente però che abbia imposto di prendere atto della realtà. Proseguire sulla via dello Statuto e convocare le Primarie sarebbe stato legittimo ma divisivo. E nel Partito Democratico l’unità è ancora un dogma.

Tutti hanno avuto la loro parte. Claudio Mancini e Goffredo Bettini vedono stoppata la via delle Primarie alle quali il loro candidato ideale Enrico Gasbarra non intende sottoporsi; potranno percorrere la via del confronto interno e della sintesi. Allo stesso tempo Bruno Astorre potrà continuare a tenere in piedi la via delle Primarie alle quali vorrebbe che si confrontassero le migliori risorse Pd del Lazio che hanno già dato la disponibilità: il vicepresidente Daniele Leodori e l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. Ma tutti dovranno aspettare l’autunno.

L’intervento di Enrico Letta ha avuto un merito: ha riportato la politica al centro.

Segretario modello.

MARIO DRAGHI

Mario Draghi e Recep Tayyip Erdoğan

Uscire indenni da un incontro con Recep Erdogan e fiondarsi a sedare le scalmane di Giuseppe Conte per una paventata crisi di Governo dopo aver affrontato l’orrore della Marmolada non dev’essere stato facile neanche per uno che ai ring nevralgici ci è abituato. Uno come Mario Draghi che in questi giorni, giova ricordarlo, sta facendo tutto in modalità yo-yo. Che significa? Che come l’iconico oggetto ludico con elastico il premier dell’ultimo periodo è stato costretto ad inaugurare un’agenda frenetica.

Agenda per la quale il Presidente del Consiglio oggi è all’estero a trovare soluzioni alla crisi europea innescata dalla guerra e sempre nello stesso oggi è in Italia a dare un senso alla sua mission di trainare il Paese tenendone uniti i cocci partitici. E mai come in questo caso il problema non è solo di merito e di sostanza. No, è proprio una questione ginnica, agonistica e di fiato istituzionale.

Pochi giorni fa il vertice Nato in Spagna aveva visto Draghi tornare di gran fretta a Roma a dirimere la questione della presunta “decapitazione” di Giuseppe Conte. Quella che sarebbe stata “invocata” a Beppe Grillo. In queste ore poi il premier ha dovuto tenere a bada le ironie facilone del summit con un presidente che aveva chiamato “dittatore e con cui ha chiuso accordi nel nome della ragion di Stato che purtroppo alle etichette etiche ha sempre guardato poco.

Lo ha fatto per schizzare di nuovo in Italia a mettere la parola fine ad un braccio di ferro sfiancante con uno dei Partiti della maggioranza che lo ha messo a Palazzo Chigi. E che sul Decreto Aiuti vuole emendare senza voto di fiducia. Insomma, il Draghi maratoneta rischia di piacere molto più del Draghi risolutore di merito. La faccenda ha un suo appeal muscolare che riporta la politica a quel ruolo “fitness” che dovrebbe appartenere anche agli ambiti decisori “alti”.

Agli italiani i leader bradipi non sono mai piaciuti molto. Forse perché il loro incedere è speculare ai nostri difetti atavici e ricorda troppo da vicino le logiche “accomodanti” da cui come popolo non siamo mai stati immuni. Perciò il Draghi ginnico di questi giorni ci ricorda non solo quello che dovremmo essere tutti un po’ di più, ma anche e soprattutto quello che sempre tutti dovremmo essere molto di meno: giudici comodamente assisi a sparare sentenze senza avere la minima nozione di quanto sforzo ci sia dietro quello che noi osserviamo da una bacheche social. Anzi no, non di quanto sforzo ci voglia, ma di quanto fiato ci serva. Un fiato… da Draghi.

Premier aerobico.

FLOP

BRUNI, BRONZI E GIZZI

Diego Bruni

«Ci teniamo a ringraziare il consigliere Mauro Buschini per aver accettato l’invito. È importante mostrare attenzione nei confronti di tutte le iniziative di questo genere, che mantengono viva la città». A Ceccano questo post di Progresso Fabraterno, movimento giovanile di centrosinistra, ha scatenato la reazione di un pezzo di centrodestra cittadino. 

I giovani Progressisti parlavano della presenza del consigliere regionale del Pd al XIV Festival Francesco Alviti, intitolato al giovane percussionista 22enne strappato improvvisamente alla vita da una malattia. La manifestazione è inserita ormai da anni tra le “Buone pratiche culturali” della Regione Lazio. È un’eccellenza territoriale, non un Memorial ma per l’appunto un Festival, voluto così in primis dai suoi genitori: i professori Pietro Alviti, rubricista di  C’è bisogno di parola, e Vittoria D’Annibale, soprano solista dell’ultratrentennale Concentus Musicus Fabraternus “Josquin des Pres”

Nella piazza antistante alla Collegiata di San Giovanni Battista, patrono della Città di Ceccano, si festeggia ogni volta la vita nel ricordo di chi se n’è andato troppo presto. Francesco rivive nei suoi amici canori e musicisti, grandissimi artisti, assieme a tante altre vittime della malattia. 

Il ringraziamento a Buschini ha spinto il consigliere comunale Diego Bruni, delegato ai Grandi Eventi ed esponente di Fratelli d’Italia, a prendersela coi giovani di Progresso Fabraterno: «È inaccettabile che si elogi un consigliere regionale che conosce Ceccano solo perché ci viene a chiedere i voti, non citando l’Amministrazione Caligiore, che ha patrocinato il Festival Francesco Alviti». Il nervo scoperto: la Regione di cui Buschini è rappresentante non ha finanziato l’evento. Una critica alla quale si sono uniti il capogruppo consiliare della Lega Pasquale Bronzi e l’ex assessore Stefano Gizzi (quello revocato per le sue posizioni a favore di Putin, riprese anche dalla tv russa).

La critica, anche aspra, fa parte del confronto politico. Ed ogni occasione è buona per scambiarsi colpi. Nessuno in queste righe intende assegnare torti e ragioni, sarebbe inutile. Ciascun fronte recepirebbe solo la parte a vantaggio della propria tesi, deselezionando il resto. Il problema è che questa volta il contesto è sbagliato. Perché le critiche hanno trascinato sul terreno politico un Festival intitolato ad un giovane ceccanese morto a 22 anni. Non era la festa dell’Unità né una serata di karaoke. È un evento culturale di spessore al punto di essere inserito nel Catalogo regionale delle buone pratiche culturali. Cultura in memoria di un ragazzo. Non la si butta in politica.

Inopportuni.

GIUSEPPE CONTE

Giuseppe Conte (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Vedi sopra. Nel senso che basterebbe leggere il Top a Mario Draghi, ribaltarlo, ed assegnare il corrispondente Flop a Giuseppe Conte. Ancora una volta nessuno strappo, ancora una volta il tentativo tutto cerchiobottista di mettersi all’opposizione rimanendo al caldo dei posti di Governo.

Una tattica che potrà anche portare qualche voto. Ma che sgretola quel poco di credibilità rimasto ad un Movimento che nulla ha di rivoluzionario. Dalle richieste depositate a Mario Draghi è sparito il termovalorizzatore di Roma: Conte ha smontato le barricate anche da lì.

Delle modifiche proposte al Dl Aiuti è passato nulla. Ed è normale che sia così. Perché in politica non ci si inventa. È un’arte diabolicamente raffinata, micidiale, che Giuseppe Conte non conosce: non per ignoranza ma perché viene da un altro mondo professionale.

Inefficace.

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