Top e Flop, i protagonisti del giorno: lunedì 9 maggio 2022

I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto in questo lunedì 9 maggio 2022 e cosa ci attende nelle prossime ore

I fatti ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa è accaduto in questo lunedì 9 maggio 2022 e cosa ci attende nelle prossime ore.

TOP

NICOLA ZINGARETTI

Nicola Zingaretti (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Dieci anni fa la Regione Lazio era ‘tecnicamente fallita‘, i suoi fornitori venivano pagati mediamente dopo mille giorni: se fosse stata un privato avrebbe dovuto portare i libri in tribunale. Oggi quella stessa Regione Lazio paga i suoi fornitori con 36 giorni di anticipo sulla scadenza indicata dalla fattura. In entrambi i casi a certificare i dati è stata la Corte dei Conti.

I magistrati contabili hanno attestato che l’ente è passato in dieci anni dal rischio default con il pagamento alle imprese tre anni dopo le forniture / prestazioni, ad essere ora un’eccellenza nella tempestività di pagamento.

Pagare con trentasei giorni di anticipo rappresenta un risultato ottenuto grazie ad un severo lavoro di riorganizzazione, parallelo a quello che ha risanato i conti della Sanità laziale: usciti ora da un cratere profondo oltre 8 miliardi di euro. In entrambi i casi c’è stata programmazione e voglia di efficienza. Le aziende che dieci anni fa non volevano fare lavori per la Regione Lazio ora la considerano un partner serio e affidabile.

Nicola Zingaretti stesso, sbalordito, commenta su Twitter “Era impensabile”.

San PagaNino non abita più qui.

ALESSIO D’AMATO

Alessio D’Amato a Tor Vergata

A marzo 2020 il Lazio si ritrovò scaraventato in prima linea nella lotta alla pandemia: con le immagini degli ospedali lombardi al collasso e le cronache che raccontavano dei pazienti in agonia a casa perché non c’era né ambulanze per andrali a prendere né letti dove ricoverarli. E gli ospedali del Lazio? Sarebbero finiti nella stessa identica situazione se l’ondata si fosse abbattuta sul suo territorio.

Indebolite da anni di tagli al comparto Sanità, le Regioni si sono trovate di fronte ad un’emergenza che non ha lasciato tempo per pensare. Solo quello strettamente necessario per agire. Cosa che il Lazio ha fatto mettendo su, in un paio di mesi, ben 5 Covid Hospital. E moltiplicando i posti di Terapia Intensiva.

Oggi dal Policlinico Tor Vergata l’assessore regionale Alessio D’Amato ha iniziato il tour in tutti gli ospedali per la verifica del Piano di attivazione dei nuovi posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva che sono circa 700 in più. Entro l’anno il 60% sarà attivo superando il target nazionale fissato al 45%.

L’azione di riordino della Sanità nel Lazio ha contribuito a bloccare la difussione del virus ed a salvare centinaia di vite; il consolidamento di quell’azione lascerà una rete dell’assistenza d’emergenza radicata e pronta ad affrontare in modo efficace altre ondate ma anche le patologie ordinarie per le quali prima si andava in affanno.

Anche per questo la settimana scorsa ha lanciato la sua candidatura alle Primarie con le quali raccogliere l’eredità di Nicola Zingaretti.

Dopo il Virus le Primarie.

FLOP

I 5 DELL’OPPOSIZIONE

La battaglia politica è scontro frontale. Ma anche nell’ombra. Fatto di colpi sopra la cintura e gomitate non proprio regolari. Ci sta. Ed all’interno di questo recinto, la comunicazione è propaganda: sta poi al lavoro dei Giornalisti discernere ciò che è mistificazione di parte e ciò che invece è informazione.

Il manifesto affisso oggi da 5 dei 9 Consiglieri di opposizione a Cassino per contestare al sindaco Enzo Salera le firme dubbie a sostegno della lista Pd nelle scorse elezioni è un simpatico e riuscito esempio di propaganda. Che però si ferma lì: sui tabelloni e nulla produce.

Non lo fa perché non è il candidato sindaco a raccogliere le firme, nessun esponente dell’amministrazione è indagato: in questo caso le ha autenticate un esponente politico di un’altra città e addirittura di un altro Partito; inoltre – se sono veri i calcoli comunicati in Aula – le firme contestate erano ad adjuvandum cioè oltre l’indispensabile e pertanto non necessarie.

Nemmeno c’è una questione morale. Per il motivo indicato proprio da uno degli oppositori, nel corso del Consiglio ad hoc tenuto un mese fa. Nella migliore delle ipotesi, se cioè nessuno di voi sapeva di queste firme false, e quindi vi siete fatti rubare i moduli che poi altre persone hanno fatto firmare, siete dei “fessacchiotti”, non vi siete accorti che vi stavano fregando. (Leggi qui Effetti speciali, boomerang e colpi bassi in Consiglio).

Se così fosse, ci sarebbe sì una questione morale: ma non a carico di chi si è fatto fregare ma di chi eventualmente avesse organizzato l’imbroglio.

Sana propaganda.

ENRICO LETTA

Enrico Letta (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Il segretario Dem fa benissimo ad amare i partigiani e un po’ meno a cadere nel trappolone della partigianeria, dove a volte sbaglia. E dato che è il leader del primo Partito italiano certi sbagli Letta non può proprio permetterseli, anche quando sono figli della buona fede di un politico che ha scelto (bene) dove e con chi stare nella guerra della Russia all’Ucraina.

In una intervista uscita sul Corriere della Sera Enrico Letta è partito benino, lo ha fatto con il suo vecchio rovello della Confederazione europea. Si tratterebbe di una specie di “anticamera” per entrare sotto cappello di Bruxelles. Che, nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare un deterrente per chi volesse prenderli a morsi geopolitici. Nella lista di Letta, oltre all’Ucraina, ci sono Moldavia, Georgia, Macedonia del Nord, Albania e Serbia.

Tutto bello dunque fino al passaggio del segretario del Pd sulla questione Lavrov-Brindisi e sull’intervista del ministro degli Esteri russo al giornalista di Rete4. Cadendo forse nella piccola trappola del mainstream, Letta ha infilato una doppietta di terrificante efficacia in negativo. Step uno: “In Italia c’è una sorta di par condicio delle ragioni della Russia e dell’Ucraina che non ha paragoni nel resto d’Europa e certo Mosca non risponde in ugual modo”.

Ma noi non dovremmo essere quelli migliori e quindi decisamente fuori dalle logiche da pareggio etico per cui se Mosca fa cose turpi non dovrebbe essere ricambiata con atti di civiltà? Essere democratici davvero, cioè migliori, comporta responsabilità che vanno oltre il fatto che a Mosca la comunicazione sia a senso unico.

Qui, da noi democratici, funziona diversamente e il segretario di un Partito che quell’aggettivo se lo è intestato in simbolo e logo lo dovrebbe sapere.

Poi la stoccata a Brindisi: “Addirittura Putin si è scusato con Israele per le parole folli lì pronunciate, sull’ascendenza ebrea di Hitler, mentre il conduttore non lo contraddiceva. Libertà di espressione non vuol dire licenza di dire falsità senza alcun contraddittorio”. Letta dovrebbe sapere che per definizione la democrazia contiene al suo interno i germi della sua stessa fallacità, ma dovrebbe ricordare anche che quella debolezza in realtà è la sua immensa forza.

Perché in democrazia la libertà di espressione può essere anche partigiana e va sostenuta lo stesso, semmai l’importante è che non prevalga.

TrappoLetta.

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