Top e Flop, i protagonisti del giorno: martedì 13 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 13 dicembre 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 13 dicembre 2022.

TOP

LORENZO GUERINI

Sergio Mattarella e Lorenzo Guerini (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Non tutti lo sanno, ma nel Copasir, il comitato parlamentare che fa la guardia ai Servizi e tiene briglia politica alla sicurezza nazionale, non ci si entra e basta, specie se si viene scelti come presidente. Fra gli organismi di garanzia il Copasir è il più ruvido perché è quella parte della politica che mette il naso nella geopolitica e le dita nella marmellata di faccende non sempre facili.

Faccende di carta vetrata specie di questi tempi e soprattutto con le forti endiadi internazionali con le quali l’Italia deve fare i conti in rapporto alla sua posizione di scacchiere. Insomma, il Copasir non è una burletta e lo sanno più o meno tutti.

Fra le procedure previste dopo la nomina del presidente c’è quella della “consegna delle password”. I sistemi di accesso ad un organismo di massimo livello che dialoga con Aise, Aisi e con tutte le intelligence occidentali non è roba da acqua minerale con la fetta di limone dentro. Noi in tv vediamo solo le beghe per arrivarci ma starci è tutta un’altra cosa. Ecco perché Lorenzo Guerini deve aver gongolato più di tutti quando poche ore fa gli sono state consegnate quelle password assieme ai numeri privati dei dirigenti delle barbe finte italiane.

Perché lui a presiedere il Copasir ci è arrivato dopo una battaglia che si immaginava durissima e che invece è stata “slow”. Il deputato Lorenzo Guerini ed ex ministro della Difesa, nonché ex uomo di punta proprio del Copasir in legislatura passata, è di fatto un “uomo di bottega” da quelle parti. Esperto, pratico perfino di dove sono i distributori di caffè e svelto nel conoscere le procedure perché più della metà le sa a memoria.

E c’è anche un dato politico: la nomina di Guerini ha dimostrato che l’accordo Pd-M5s sugli organismi di garanzia funziona ancora. Per tutti meno che per il compagno di partito Enrico Borghi, che a Guerini aveva fatto complimenti social screziati di curaro: “Auguri a Lorenzo Guerini, nuovo presidente del Copasir. Farà bene, e l’ho votato perché nei Partiti seri si fa così. Mi appunto sul petto la medaglia al valore virtuale conferitami dall’ostracismo di Conte nei miei confronti“.

Lorenzo il Magnifico.

SARA BATTISTI

Sara Battisti

In un Partito Democratico al massimo della sua deriva masochista, la Consigliera regionale ha rimboccato le maniche ed alzato la voce. Dicendo basta al nuovo linciaggio mediatico avviato nel confronti della sua area politica ed utilizzando come bersaglio il suo (da alcune ore ex) collega d’Aula Mauro Buschini. Con il quale non ha mai nascosto di avere una differente visione delle cose su molti argomenti.

Il tema di discussione sono i nuovi enti che dovranno organizzare la raccolta dei rifiuti sui territori, sostituendosi all’attuale spezzettamento tra Comuni, Unioni comunali, società in house, privati. Sul piano tecnico una puntuale e severissima critica è arrivata dall’assessore Riccardo Del Brocco (Fd) ma è rimasta isolata; sul piano politico è stata scatenata un’offensiva che paragona gli Egato a Poltronifici dove accomodare i futuri trombati della politica.

A Pofi, intervenendo a margine del convegno sui piccoli Comuni, la Consigliera regionale ha ricordato che quella norma non l’ha inventata il Pd regionale: ma è una legge nazionale. E che nel recepirla, in ritardo rispetto ad altre Regioni italiane, c’è stato un lungo ed approfondito dibattito. Si è sviluppato tanto nelle Commissioni e tanto in Aula: alla luce del sole, non in maniera carbonara. Nel quale ognuno ha detto la sua. Ma nessuno ha mai parlato di Poltronifici.

Ha ricordato che l’elezione di Mauro Buschini (che sul fronte interno, oggi siede su una sponda che non è quella di Battisti) è avvenuta per libera scelta di oltre il 60% dell’assemblea di tutti i sindaci; e solo una sparuta minoranza è sindaco del Pd. E che da Latina un presidente di Provincia tutt’altro del Pd (Gerardo Stefanelli di Italia Viva) ha protestato per la sospensione delle convocazioni decids dalla Regione, reclamando la possibilità di rendere operativo al più presto il suo Egato; nonostante sappia che lì non ci andrà uno dei suoi ma un esponente di Forza Italia. E non per un inciucio ma perché i numeri dei sindaci pontini mettono sul quel simbolo politico l’ago della bilancia.

A Sara Battisti sarebbe convenuto non intervenire. E lasciare sotto il temporale il suo avversario interno. Invece, con le sue parole ha ricordato che esiste un concetto di Partito che è responsabilità collettiva nell’azione individuale. Ed azioni sporche, poltronifici, scappatoie, sotterfugi di basso impero, gente in fuga con l’argenteria del Titanic in tasca, sugli Egato lei non ne vede. Anche sotto l’acqua non ci sta lei.

Onestà intellettuale.

FLOP

ENRICO LETTA

Enrico Letta (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Al Nazareno iniziano a pensare di telefonare negli Stati Uniti. Per chiedere un consulto con gli eminenti clinici che hanno in cura l’iconico attore Bruce Willis. Un’afasia lo ha costretto negli ultimi anni a scegliere pellicole con molta azione e pochi dialoghi. Ora – riferiscono le cronache – ha smesso di parlare e c’è l’impressione che comprenda poco di quanto gli accada attorno. È la stessa condizione nella quale si trova il Segretario nazionale del Partito Democratico Enrico Letta.

Con ogni probabilità deve essere una reazione allo choc per l’esperienza traumatica rappresentata dalla vita all’interno di quel Partito. Meglio di lui la metabolizzò il suo predecessore Nicola Zingaretti: che sintetizzò la questione con un discorso tenuto sull’uscio, riassumibile nella frase “Ho appena detto al Pd che andassero affanc… tutti quanti”. Letta invece di sfociare in una sindrome sfanc…nte rischia di passare alla storia come Il Segretario Muto.

Non si spiega altrimenti il silenzio di fronte all‘assoluzione del sindaco di Allumiere, senza che nessuno poi passasse col carretto a portarsi via il fango ed il letame lasciati sul Pd. Altrettanto inspiegabile è il silenzio sul movimentato dopocena della scorsa estate a Frosinone: pittoresco, per nulla edificante, ma sempre d’un bicchiere di Cesanese in più si trattava e nulla è finora emerso se non le polizze false mandate in tv per aggiungere altro letame. Ora sugli Egato c’è analogo silenzio.

Situazioni inopportune? Lo andasse a dire al Pubblico Ministero che dopo avere indagato e condotto anche un supplemento d’indagine, con immensa onestà intellettuale e coraggio non comune, anziché mandare la palla avanti ha riconosciuto che non ci fossero reati.

Il fatto è che il Pd oggi si ritrova schiavo del suo moralismo di facciata e del suo giustizialismo spinto all’eccesso negli anni di Tangentopoli. Diventato giacobinismo quando è cominciato l’accoppiamento con il M5S. Il risultato? La truffa degli Impresentabili che in nessun Paese civile assume le forme viste da noi (Leggi qui: L’indecenza dei 18 candidati ‘impresentabili’). O la necessità di ammettere che un ministro di destra come Carlo Nordio abbia pienamente ragione: l’Abuso d’Ufficio com’è declinato rappresenta solo un inutile freno agli amministratori locali. Nel solo 2021 ha prodotto 5.400 processi ed appena 27 condanne.

Non c’è bisogno di un nuovo Segretario né di un nuovo leader: basta avere il coraggio delle scelte. E parlare. A costo di sfanc…re come fece Zingaretti.

Enrì dicci qualcosa anche se non di sinistra.

ROBERTO CALDEROLI

Roberto Calderoli © Imagoeconomica

Piazzare Roberto Calderoli alla guida del dicastero per gli Affari Regionali è come sistemare il lupo davanti al recinto una volta che le pecorelle sono rientrate satolle dal loro pascolo. La sua visione dell’Italia è federalista e quella visione la mette, legittimamente, in atti ed azioni.

Che forse stanno marciando troppo spedite per continuare ad apparire soltanto una visione delle cose. E non assumere le forme di un’azione di Governo che non è così urgente, stante la situazione del Paese e l’elenco delle priorità stilato all’atto dell’insediamento dalla Premier.

Glielo ha ricordato nelle ore scorse Silvio Berlusconi. Che ci ha tenuto a far sapere d’essere contrappeso frenante al pragmatismo calderoliano di questi giorni. “Ho avuto una cordiale telefonata con il ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli. È stata l’occasione per ribadire la comune determinazione a realizzare le riforme come l’autonomia e il presidenzialismo”. Fin qui la carota. Poi il bastone. “Forza Italia è sempre stata e continuerà a essere a favore dell’autonomia
differenziata
. Al tempo stesso, dobbiamo mantenere un equilibrio tra le legittime ambizioni delle Regioni più ricche d’Italia e le esigenze delle altre di mantenere livelli di servizi adeguati. Pertanto, è necessario stabilire i livelli essenziali delle prestazioni
”. Colpetto di freno.

Altrettanto diretto quello che è arrivato da Sud. Essere pugliese e al tempo stesso vice presidente della Conferenza Stato-Regioni significa anche questo: mettere cioè i concetti astratti a briglia buona di una pragmaticità che in Italia tende a scarseggiare.

Michele Emiliano poi ha altre due skill non da poco sulla faccenda. Si dà il caso infatti che lui della Puglia sia il Presidente e che sia un Dem. Che significa? Che è abituato a guardare all’autonomia delle Regioni con sereno spirito critico. E che lo fa da un partito centralista da sempre. Insomma, quando Emiliano parla di di “perequazione fra diritti e doveri‘ prima di affrontare il declivio verso l’autonomia dei governi di secondo livello lui sa di cosa parla.

Perché troppe volte per arrivare a quella meta di cui oggi è profeta Roberto Calderoli si è dovuto ignorare il composito scacchiere territoriale italiano. E quello scacchiere ricorda troppo spesso e troppo forte che per dare facoltà di decidere prima si deve dare possibilità di esistere secondo norme di sistema complesso.

Emiliano lo sa e lo ha ricordato a Sergio Mattarella. Così, giusto per fare un nodo quirinalizio ad un fazzoletto forse un po’ troppo “verde”.

Macché Emiliano, pugliese semmai.

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