Top e Flop, i protagonisti del giorno: martedì 17 gennaio 2023

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 17 gennaio 2023

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 17 gennaio 2023

TOP

PASQUALE ANGELOSANTO

Il generale dei carabinieri Pasquale Angelosanto (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Le primule non sfioriscono mai. Neanche quelle rosse. E quando poi non sono più né rosse e men che mai primule, succede che ci torna la voglia di annaffiarle. Usiamo acqua per dare vigore alla terra e spumantino per dare calore alla testa finalmente libera da pensieri. È spumantino sciapo, roba lieve e vecchia tenuta negli armadietti per brindare, brindare al fatto che “U Siccu” è tornato alla Galera del Padre. E pare sciampagna da ricconi, da quanto è buono.

E se Matteo Messina Denaro da una manciata di ore non cammina più impunito sulle strade che ha farcito di sangue e urla per 30 anni e passa questo lo dobbiamo a chi su quelle strade ci ha messo il grugno, la tigna e le narici. Narici appiccicate all’asfalto appestato dai passi dell’ultimo boss della mafia viddano-trapanese ancora e piede libero. Narici da sbirro, come quelle del generale dei Carabinieri Pasquale Angelosanto, partito anni fa dalla sua Sant’Elia Fiumerapido nel sud della Ciociaria per farsi cacciatore di latinati.

C’è il suo fiuto dietro alla cattura di Carmine Alfieri, boss dei boss della camorra negli anni Novanta. C’è la sua togna dietro gli arresti di centinaia di mafiosi, ‘ndranghetisti e malommini vari. Lui ha coordinato, spornato, stimolato gli investigatori che hanno inseguito i killer di Massimo d’Antona e Marco Biagi.

L’arresto di Matteo Messina Denaro

Ancora una volta sono i suoi carabinieri del Ros che hanno messo l’odore della preda nelle loro narici. Hanno fiutato l’odore del loro uomo. Lo hanno braccato, perso, ritrovato, poi perso ancora, maledetto, tampinato, mollato e ripreso ma alla fine ce l’hanno. E non è vero affatto che quando prendi un boss della mafia stragista quando la mafia è “calata” come un giunco affarista sotto il pelo dell’acqua vale meno. Non lo è per due motivi.

Primo: la mafia silente è figlia di quella che fece chiasso e morti e se azzoppi la seconda metti un freno alla prima. Secondo, secondo basico: c’erano dei maledetti conti da regolare. C’erano saluti da portare e ci hanno pensato loro: i carabinieri del Ros di Pasquale Angelosanto, in nome e per conto del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia ed il suo aggiunto Paolo Guido. Tutti su mandato della Repubblica Italiana. Lo Stato.

C’era gente nel nome della quale fare il lavoro ed uno Stato per cui farlo. Non è mai vendetta, ma Giustizia. Però se poi vendetta e giustizia coincidono che male fa? Che male farebbe se in faccia a Diabolik qualcuno ci mettesse la foto di Giuseppe Di Matteo piccolo e in arcione al cavallo prima di essere garrotato e sciolto nell’acido? Che male fa se sul cruscotto dell’auto che ha preso in carico il boss ci fossero le foto di Giovanni, Paolo, di quelli morti con loro e di quelli ammazzati nel ‘93?

Da Castelvetrano ai vertici di una cosa malvagia ci sono voluto 30 anni, con Binnu Provenzano che non lo sopportava molto e U’Curtu Riina che “lo teneva nel cuore” come quei macellai della Noce.

E siccome il cuore è faccenda che attiene sempre al destino Zu Totò venne preso a gennaio e il suo figlioccio pure a gennaio è andato a pagare. A pagare caro. A pagare tutto. Soprattutto a pagare il giusto, come pagano i criminali in uno Stato che fa giustizia, non vendetta. Ma che alla vendetta ogni tanto e fuori di quel che va fatto ci pensa. E sorride.

Grazie signor Generale.

MAURO BUSCHINI

Mauro Buschini

«L’abbassamento delle tariffe sugli avanzi di cucina che Saf è riuscita a fare più volte nel corso dell’ultimo anno significa una cosa chiara: se gestiamo bene i rifiuti anzichè ostinarci a sotterrarli inquinando il terreno, otteniamo grossi risparmi per tutti, cominciando dalle bollette dei cittadini. Ed è questa la strada che dobbiamo seguire». È un Mauro Buschini diverso quello che ha vestito i panni di presidente dell’Egaf lasciando la Regione Lazio.

Perché il politico può avere geniali intuizioni. Che però si infrangono sugli scogli appuntiti rappresentati dalle pance degli elettori. Fare il presidente dell’Egaf fornisce il vantaggio di essere sganciato dall’obbligo di piacere per passare al dovere d’ufficio di generare soluzioni.

Per indicare le quali, il Mauro Buschini presidente, ieri ha potuto presentare i risultati raggiunti dall’azione avviata anni fa dal Mauro Buschini politico. Perché fu lui a benedire la stagione del presidente Saf Lucio Migliorelli: basata sul principio che i rifiuti devono smettere d’essere interrati nelle discariche ma devono tornare ad essere materia prima attraverso il riciclo.

Lo ha ribadito ieri durante l’assemblea dei sindaci che ha approvato il bilancio Egaf. «L’abbassamento della tariffa Saf sulla frazione umida sottintende che se gestiamo bene i rifiuti le tariffe si abbassano». Ha sostenuto ancora una volta la necessità di arrivare alla Tariffa Puntuale: codici a barre sui secchi e «chi meno rifiuti produce e meglio differenzia, meno paga».

L’assemblea dei sindaci Egaf

Soprattutto ha cercato di tenere lontano dal nuovo ente l’evidente partita politica tra maggioranza e minoranza dentro al Pd. Perché all’appello fatto in Aula non hanno risposto ancora una volta i sindaci di Coreno Ausonio, Arce e Vallecorsa; presenti invece Cassino e Paliano notoriamente su un’altra componente Pd. E proprio il sindaco Domenico Alfieri (Paliano) è stato protagonista di un gesto significativo: ha abbandonato la seduta e cercato di far uscire anche il sindaco di Anagni (che è di Forza Italia) per far mancare il suo voto. Ma Daniele Natalia è rimasto al suo posto ed ha votato. (Leggi qui: Egaf, scontro frontale Buschini – Salera).

Buschini non ha reagito. Non un cenno. Nonostante il fatto che Alfieri sia stato per 3 anni uno dei suoi collaboratori in Regione. Se c’era una strategia non è andata a buon fine. Inoltre, agli attacchi di Enzo Salera ha replicato punto su punto. Chi fa i progetti? Ci pensa l’ex rettore Giovanni Betta, indicato in CdA proprio da Salera. Dove si prendono i soldi? Circa 2 euro a persona, interamente coperti con i risparmi sulla tariffa centrati da Saf. Spesa iniziale alta? È così in tutte le attività nella fase d’avvio. Perché affittare una sede? È stata chiesta gratis a tutti gli enti che avessero un immobile disponibile ma non c’è stata risposta.

Non si è alterato nemmeno quando Enzo Salera, con una certa malizia ha chiesto con quali procedure verrà assunto il personale. Buschini ha risposto «Seguendo le norme attuali».

Profilo istituzionale.

FLOP

I SINDACI CIOCIARI

L’assemblea dei sindaci Egaf

La norma è chiara. Da anni. Ma ai cittadini viene spiegata poco. Così quando arrivano le bollette, se la prendono con quello che le ha mandate. In questo caso la Saf, la società che in provincia di Frosinone si occupa dello smaltimento delle immondizie. Ma in realtà a quelle bollette si arriva sulla base di un calcolo. Complesso nella formula ma semplice nel principio che la ispira: tanto costa smaltire, tanto pagano i cittadini; meglio fai la differenziata, meno rifiuti produci, meno finisce in bolletta.

I numeri diffusi nelle ore scorse dall’Ispra (l’Istituto superiore per protezione e ricerca ambientale) e dal Catasto nazionale dei rifiuti, dicono che i Comuni della provincia di Frosinone non sono più i primi nella differenziata ma sono stati superati. Sono cresciute tutte le province del Lazio tranne quelle di Frosinone e Rieti. Nei grandi Comuni ciociari le percentuali sono scese di quasi 2 punti. Il Comune più riciclone nel Lazio è Sant’Ambrogio sul Garigliano (85.2%) che continua invece a crescere; tra le dieci città più grandi continua ad essere Alatri il centro con i risultati migliori (71.5%) l’ultimo della classifica è Ferentino (54.1%).

Tanto per fare un paragone: l’Italia nel suo insieme sta facendo bene la propria parte, infatti la raccolta differenziata è appena sotto al traguardo del 65% che però deve essere raggiunto nel 2035. Ci siamo portati avanti. Il Lazio però sta intorno al 53%: trascinato in basso da una Roma Capitale che la differenziata la fa poco e male. La provincia di Frosinone arretra e passa dal 60,1% al 59,83%. Viene così sorpassata dalla provincia di Viterbo che sale ora al 63% e sente sul collo il fiato della provincia di Latina che sta al 59.78% distante appena uno 0,05% dalla Ciociaria. Rieti è al al 56.7%. Roma ha il dato peggiore e sta appena al 51,4%.

I numeri parlano chiaro. Differenziare significa recuperare i rifiuti ed avviarli al riciclo, evitando di interrarli in discarica e guadagnandoci pure qualcosa. La storia che i dati siano del 2021 e con il Covid sia stata fatta meno differenziata non è una giustificazione: perché il Covid c’è stato in Ciociaria così come nelle altre province. Che però sono cresciute.

Le bollette iniziano dai cassonetti.

MARIA ELENA BOSCHI

Maria Elena Boschi (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

C’è qualcosa, in Maria Elena Boschi, che proprio non ci riesce, ad uscire dalla modalità “copia-incolla” con quello che dice il suo capo (ops, “leader” si dice oggi). E quel qualcosa è il tono supponente di chi proprio non vuole accettare che ci siano diverse ricette su diverse vedute per diverse soluzioni. E che le medesime possano aver avuto una genesi comune.

Attenzione: il dato crudo c’è e resta: il mantra del Pd, di tutto il Pd, anche di quello “nuovonuovissimo” che si sta impalcando in questo semestre, è il male del renzismo. Questo per dire che se la Boschi contrattacca non fa malissimo, ma “est modus in rebus”. E la chiave di volta è tutta lì.

La Boschi ha detto che “Elly Schlein fa una intervista al giorno per attaccare Renzi e il renzismo. Non ho niente contro Elly ed eravamo insieme sorridenti qualche giorno fa per la presentazione di un libro”. Il preambolo è di quelli buoni e tiepidi, in cui chi sta per calare la mannaia accarezza la testa che vuole veder rotolare.

Poi il pistolotto etico: “Oggi le dico con rispetto: lasciate stare il passato. Parlate di futuro se siete capaci. Ma liberatevi dalle ossessioni di una storia che fingete di non ricordare”. Attenzione ancora, fin qui ci siamo a tutto tondo e la Boschi altro non fa se non seguire un normalissimo e legittimo copione politico. Che è copione di tutti.

E’ sul “rinfaccismo” che la Boschi se la gioca male. Cioè su quel meccanismo perverso per cui chiunque cambi casacca deve pagare a vita cambiale alla divisa primeva che gli ha dato fasti e sugo. Un po’ come se un boscaiolo rinfacciasse ad un ex collega diventato pugile che lui quelle braccia se le è fatte attaccando le roverelle in collina.

Il Pd di Renzi ha permesso un salto generazionale del quale tutti, Elly inclusa, abbiamo beneficiato. Schlein è stata candidata alle europee da Renzi e non sarebbe mai entrata a Bruxelles senza il famoso 41%”.

La Boschi ha tanti meriti ed un solo difetto. Ma dei difetti quello è forse in politica il peggiore: pensa con la testa del suo Partito lasciando intendere che lo fa con la sua e a volte fa il contrario. Senza capire che i loop non sono più di questo mondo e che invitare ad abbandonare il passato invocandolo ogni tot non è un modo elegante per avere ragione.

Puoi fare di meglio.

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