Top e Flop, i protagonisti del giorno: martedì 23 agosto 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 23 agosto 2022.

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 23 agosto 2022.

MIRIAM DIURNI

Miriam Diurni, presidente di Unindustria Frosinone

Tre, due, uno, pronti… Nemmeno il tempo dello sparo che dà il via alla campagna elettorale. Il presidente degli industriali della provincia di Frosinone Miriam Diurni ha subito messo i futuri deputati e senatori di fronte alle loro responsabilità. Ricordando che per la Valle del Sacco in questi anni è stato fatto nulla. E che questo non è un tema di contorno ma purtroppo è diventato centrale.

Perché la Valle del Sacco non è solo una valle sulla quale lo Stato ha l’obbligo di assicurare la bonifica. È uno dei bacini industriali che sta collassando sotto il peso della crisi energetica e del conseguente aumento di tutti i costi. Un’area nella quale è arrivato il momento non più rinviabile di prendere decisioni. Perché nulla è stato fatto dal giorno in cui la multinazionale farmaceutica Catalent, stanca di aspettare le autorizzazioni ministeriali, ha rinunciato all’investimento da 100 milioni di euro sul sito di Anagni dove avrebbe creato oltre cento figure ad elevatissima professionalità, trasferendo invece tutto nell’Oxfordshire.

Quella storia è una beffa. Nicola Zingaretti ha annunciato davanti al presidente della Repubblica che aveva chiesto la sospensione dei vincoli rivelatisi inutili; il sottosegretario Ilaria Fontana (M5S) ha detto che non se ne parlava proprio; le analisi hanno rivelato che l’area Catalent non è inquinata; l’autorizzazione a Catalent è arrivata oltre un mese dopo che il progetto era stato cancellato.

«Come imprenditori e cittadini, pretendiamo innanzitutto serietà, responsabilità e risposte concrete» ha scritto in queste ore in una lettera agli associati di Unindustria la presidente Miriam Diurni. Scrive a suocera affinché nuora (i candidati a Camera e Senato) intenda. «Ci preme condividere alcune considerazioni utili per capire lo stato dell’arte della situazione  e i futuri scenari che si potrebbero aprire».

In pratica, gli ha ricordato che in questi anni sono stati capaci di far girare solo le carte, senza ottenere alcunché di concreto ma mettendo solo in fuga investitori di eccellente livello come Catalent. Ora il comparto industriale sta affrontando una delle peggiori crisi possibili, nella quale non si vede un punto di caduta: il gas è ai massimi storici e nessuno ha mai risposto al progetto di trasformare quell’area coltivando produzioni no food da cui ottenere bio carburanti.

Da adesso nessuno dei futuri parlamentari potrà dire che non lo sapeva.

Il primo tema in agenda.

PAOLO PULCIANI

Paolo Pulciani. Foto © AG IchnusaPapers

Promoveatur ut Amoveatur: lo avevano garbatamente messo da parte, promuovendolo a vice coordinatore regionale del Lazio pur di toglierlo dalla guida del coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia a Frosinone. Non per incapacità. Ma perché il Partito aveva appena iniziato la sua crescita esponenziale passando dai numeri da prefisso telefonico a quelli attuali a due cifre. E tutti pensavano di poter approfittare del coordinatore Paolo Pulciani avviando una scalata per conquistare il controllo del Partito. Se n’è tenuto alla larga. Poi a presidiare il fortino è andato il senatore Massimo Ruspandini. E gli scontri tra bande sono finiti. Perché ha impiegato meno di dieci secondi per ricordare a tutti che FdI è un Partito solo, con un solo leader ed una sola linea, ed a chi non stava bene poteva tornare da dove era venuto.

Paolo Pulciani non poteva farlo. Perché lo avrebbero accusato di scarsa democrazia interna o di voler favorire una delle fazioni. Con Ruspandini quelle accuse non potevano nemmeno essere immaginate: la democrazia è un modello che ha accantonato da tempo.

Invece di attendere il passaggio della tempesta e poi iniziare a reclamare una collocazione più consona, Paolo Pulciani ha fatto ben altro. Ha continuato a lavorare per il Partito. Esattamente come aveva fatto fino a quel momento. Ma tenendosi lontano dai riflettori, affrancato dall’obbligo di pacificare le tribù.

Con la sua candidatura alla Camera dei Deputati (in posizione assolutamente eleggibile pur se non blindata) il Partito di Giorgia Meloni dimostra di saper premiare i suoi quadri e di capire l’importanza dei territori. Perché in quella casella sarebbe stato fin troppo facile (e comprensibile) paracadutare qualcuno a cui assicurare uno scranno. Con quella candidatura Pulciani, seppure come soggetto passivo, ha comunque lavorato per il Partito.

L’arte di saper aspettare.

ENI

Industria Eni © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

In un clima pre-voto si tende per fisiologia a “scordare” che le questioni che del voto sono argomento di dibattito non vanno in frigo mentre salgono sul ring del consenso, ma continuano a tenere banco nella vita reale. E a volte a far danni. Quella ci cui si avverte la mancanza a volte è insomma la “moralità del fare”.

Si tratta della capacità di far percepire ai cittadini che mentre il Paese ideale viene disegnato e venduto a tranci sui banchi del mercato elettorale il Paese reale va avanti e a volte in avanti addirittura corre. Di solito il merito di queste “sgroppate” è dell’industria, della ricerca, del mondo del lavoro o degli intellettuali. Di comparti cioè che non sono direttamente coinvolti nella ricerca spasmodica del consenso e della parola giusta.

Ecco perché il bingo di Eni a Cipro ha un sapore ancor più netto. Perché arriva a fare contrappunto concreto a matasse di lana caprina, scazzi sui ring televisivi. Ma quale bingo? E’ quello con cui il colosso guidato da Claudio Descalzi ha scoperto un grande giacimento di gas che potrebbe alleviare la pressione energetica su Italia ed Europa nei giorni bui del braccio di ferro con la Russia. Il giacimento è stato intercettato dal pozzo Cronos-1, nel Blocco 6, a circa 160 chilometri al largo dell’isola e ad una profondità d’acqua di 2.287 metri.

Ma quanto è grosso? Eni spiega che “le stime preliminari indicano circa 2,5 Tcf (trilioni di piedi cubi) di gas in posto. Con un significativo potenziale aggiuntivo che verrà valutato con un ulteriore pozzo esplorativo. Sono già in corso studi di ingegneria per uno sviluppo accelerato della scoperta”. Insomma, il “coso” pare grande, produttivo e pieno come un bignè. Il pozzo Cronos-1 è per metà di Eni e per metà della francese Total Energies. È il quarto pozzo esplorativo perforato da Eni Cyprus e il secondo nel Blocco 6, quello che dava promesse migliori e che pare le abbia mantenute.

La nota “sborona” ci stava tutta: “Questa scoperta conferma l’efficacia della strategia esplorativa di Eni, volta a creare valore attraverso la profonda conoscenza dei bacini geologici e l’applicazione di tecnologie geofisiche proprietarie”. E non è difficile capire come quella scoperta non significhi solo profitti per un colosso che di profitti ne fa già tantissimi. I guai grossi energetici dell’Europa che lotta con un prezzo del gas più che decuplicato a causa delle tensioni con la Russia di Vladimir Putin potrebbero aver trovato una concreta sponda di sollievo, anche su un timing ovviamente non immediato.

E di questi tempi, dove di bollette si latra solo sui social ed in tivvù per una manciata di voti, sapere che forse abbiamo una sponda per pagarne di meno alte male male non fa.

Gasatissima.

FLOP

RENATA POLVERINI

Renata Polverini e Silvio Berlusconi durante le Regionali 2010 (foto Mistrulli / Imagoeconomica)

Care elettrici e cari elettori, il venticinque settembre non troverete il mio nome nelle liste elettorali di Forza Italia; ho declinato, infatti, la proposta di una candidatura al Senato che sarebbe stata di pura testimonianza. Questo per rispetto della Regione che ho avuto l’onore di rappresentare e dello stesso Partito che, con Berlusconi in prima linea, mi aveva sostenuto in quella difficile battaglia nonostante la singolare vicenda della lista non presentata. Non ne faccio un caso personale considerato che moltissimi colleghi, ancor più meritevoli di me, non sono stati presi in considerazione in virtù di una logica che francamente sfugge“. Più in sintesi? L’ex governatrice del Lazio Renata Polverini ha cessato la sua esperienza di deputata alla Camera. Forza Italia non l’ha ricandidata.

Paga non soltanto il taglio di 350 Parlamentari deciso da un referendum al quale nemmeno il suo Partito ha saputo dire no. Paga soprattutto la linea che Forza Italia ha deciso di adottare nella scelta dei candidati in questa tornata: fedeltà assoluta al Cavaliere. E Renata Polverini non è incline agli appecoronamenti politici.

Lo ha dimostrato quando era al timone della strategica Regione Lazio. Quando ha sentito puzza di bruciato ed ha compreso che il caso Fiorito era solo un pretesto, ha impiegato meno di una settimana per ribaltare il tavolo e mettere fine a quella Legislatura regionale. L’ha dimostrato ancora di più quando è stato necessario schierarsi il 18 gennaio 2021, in occasione del voto di fiducia dopo la fuoriuscita di Italia Viva dalla maggioranza. Renata Polverini vota la fiducia al Governo Conte II come “atto di responsabilità” e annuncia la sua uscita da Forza Italia. Rientra il 20 maggio successivo.

Ma in politica conta più la fedeltà che l’autonomia di pensiero, ritenuta invece un pericolosa. Ancora di più in Forza Italia: dove la fedeltà non è sufficiente ma occorre addirittura la devozione. Assoluta.

Chiaro perché per lei non ci fosse più posto.

Sedotta e abbandonata

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