Top e Flop, i protagonisti del giorno: martedì 30 agosto 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 30 agosto 2022.

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di martedì 30 agosto 2022.

MARIO DRAGHI

Mario Draghi al Meeting di Rimini (Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Giorgia Meloni non ha tentennamenti: «Sono pronta ad andare in Parlamento domani per discutere del taglio del costo delle bollette. Chiamiamo tutti a raccolta e mettiamo a confronto tutte le nostre idee». È la risposta alla proposta di tregua avanzata da Carlo Calenda che nei giorni scorsi aveva proposto uno stop alla campagna elettorale per trovare in Parlamento soluzioni sulla crisi del gas.

Tra i primi a dirsi favorevole era stato Matteo Salvini. Pronta anche Forza Italia «Noi siamo assolutamente disponibili a sederci a un tavolo con il governo e le altre forze di maggioranza». È pronto a sedersi al tavolo anche Matteo Renzi: «O si interviene subito o salta in aria mezza economia di questo Paese».

In pratica, tutti stanno dicendo che sono pronti a fare qualcosa ma tutti vorrebbero che a farla fosse Mario Draghi. In modo da non intestarsi il peso della scelta. Perché tagliare i costi sulla bolletta significa togliere i soldi da qualche altra parte per compensare.

Tra meno di quattro settimane a Montecitorio e Palazzo Madama ci sarà un nuovo Parlamento, che esprimerà un nuovo Governo. Scelte così impegnative impongono che a prenderle sia un esecutivo nel pieno dei suoi poteri. E con la consapevolezza di dover intervenire ancora. perché sono chiarissime le parole di esperti come Massimo Nicolazzi, già top manager di Eni e Lukoil: «Dobbiamo toglierci dalla testa di trovare, per questo inverno, una soluzione ai prezzi del gas”. O quelle di Gianclaudio Torlizzi, esperto di materie prime (entrambi ascoltati da HuffingtonPost): «A consumi invariati non corrisponderanno prezzi in discesa».

La realtà è che nessuno tra i protagonisti della attuale campagna elettorale ha lo spessore internazionale per affrontare una crisi di questo tipo. E per questo vorrebbero che a trovare una soluzione fosse Mario Draghi.

Ma allora perché lo hanno mandato via?

Già lo rimpiangono.

ANTONIO GUERRIERO

Il Procuratore di Frosinone Antonio Guerriero

Troppe fesserie sparate in libertà, manco fosse la festa di San Silverio. Il Procuratore della Repubblica di Frosinone Antonio Guerriero ha bacchettato il sistema dell’informazione che in questi giorni si è occupato del movimentato dopocena avvenuto nel capoluogo due mesi fa e finito con una fragorosa sfuriata dell’allora Capo di Gabinetto del sindaco di Roma, Albino Ruberti.

Sui giornali si è letto di patti indicibili sulle polizze di assicurazione romane, salvo poi scoprire che il Comune di Roma possiede una sua compagnia di assicurazioni e quindi sarebbe impossibile. Si è parlato allora di polizze per la Asl: che all’esito di una ricognizione interna ha accertato che non ci sono anomalie né sugli affidamenti né sulle proroghe. Allora si è detto che a tavola stavano parlando di rifiuti, salvo poi scoprire che le persone indicate non erano a quella cena.

Troppe fesserie. Al punto che nulla viene escluso. Nemmeno che si sia trattato di un trappolone politico. Ed il Procuratore Guerriero ha ritenuto opportuno dirlo con chiarezza: «Si intende continuare a tenere una condotta di doveroso riservo, come imposto dalla legge. Rispettoso della dignità di tutti e per evitare ogni possibile forma di strumentalizzazione dei propri compiti istituzionali che si intende perseguire fino in fondo». Che tradotto significa: le indagini le facciamo noi e non intendiamo farci strumentalizzare.

Inoltre: «il pubblico ministero procede a valutazioni unicamente mediante provvedimenti formali e solo all’esito di accurati e approfonditi accertamenti; pertanto non sono fondate alcune ricostruzioni emerse sugli organi di stampa». Le polizze? I rifiuti? Le chat che ‘spiegano’ l’accaduto e lo riducono ad una banale discussione andata sopra le righe?

Il Procuratore non lo dice: «Quando sussisteranno le condizioni indicate nelle linee guida si provvederà a comunicare eventuali notizie ove sussisteranno specifiche ragioni di interesse pubblico».

Qui indago io.

FLOP

MATTEO SALVINI

Salvini e Meloni

Lo scatto lo hanno organizzato di corsa i rispettivi staff, incrociando le agende dei due leader: nelle quali, fino ad un attimo prima, quell’incontro non era previsto. A renderlo indispensabile erano i continui lanci delle agenzie di stampa. Che mettevano in evidenza come Giorgia Meloni e Matteo Salvini fossero entrambi impegnati in un tour in Sicilia ma ciascuno per proprio conto. In una sorta di derby. Nasce così l’idea della foto. Per dire che uniti si vince. Ma nella realtà le differenze sono tante e di sostanza.

La frase più clamorosa degli ultimi giorni è stata “Non impongo nomi a nessuno, men che mai al presidente della Repubblica“. E se Matteo Salvini ha detto cose simili e in maniera così chiara vuol dire che non è stato chiarissimo.

Perché? Perché tradotto dal Salvinese stretto significa che toccherà a Mattarella decidere sulla “congruità” di un eventuale incarico da premier a Giorgia Meloni. Una cosa è infatti “imporre“, un’altra è far capire che ci si aspetta che altri “faccia il suo dovere”, questioni di forma via…

Insomma, Salvini punta al delitto perfetto, cioè a vincere come coalizione e stravincere come leader condannato alla marginalità da un astro nascente ed attualmente più “luminoso’ di lui. Leader che dovrà arrivare al distinguo fatale fra ‘desiderata” e cose fattuali.

Il senso è questo: la Lega prenderà meno voti di Fratelli d’Italia e la Meloni è in pole come premier. Tuttavia la Meloni è contro il patto di stabilità, non vuole terremotare Bruxelles ma neanche vuole beatificarla, il che fa di lei una premier in pectore ma in odor di pregiudizio su cui innestare più di un movente ideologico.

Perciò Salvini ha bisogno di due Giorge: di una Meloni che tiri come un’ossessa fino al 23 settembre e di una Meloni che non abbia troppi serti dopo il 26. E l’unico che può fargli la magia è l’uomo della Costituzione che stancamente, giureremmo, attende da Quirinale che ogni trama arrivi ad esaurimento.

E che quelli come Salvini la smettano di fare piani a due corsie.

Patata bollente.


BONELLI-FRATOIANNI

A favore delle proposte green, sempre e comunque, anche se il green di quelle proposte serve più come bollo tondo di ortodossia che come leva per smuovere davvero un macigno: questo siamo chiamati ad essere, in Italia.

Il dato è che quella che un vipereggiante Lucio Marziale ha definito sui social ‘invidia sociale della sinistra‘ è ancora in bella vista sul banco della discussione di un voto 2.0.

Da noi oggi l’Enac censisce 134 velivoli di proprietà privata e un numero di molto inferiore adibito alla bisogna per noleggio. Insomma, oggi nei cieli del nostro Paese sfrecciano poco più di 150 jet privati. I Verdi-Sinistra italiana li vorrebbero abolire per programma preso nel cimento elettorale del 25 settembre.

Qui a dire il vero non serve neanche il benaltrismo perché non è la proposta in sé che sturba ma quel che la proposta indica. Due le opposizioni possibili con la prima a giganteggiare: è vero che un jet privato inquina di più in rapporto al servizio reso ma è verissimo che la percentuale sulla quota-volo totale è bassa, molto bassa.

Secondo ‘però”: una proposta del genere assomiglia molto di più alla volontà di lasciare impronte digitali ideologiche che ad uno step singolo e singolare ma comunque inserito in una strategia di coalizione.

L’impressione è che si sia voluto “fare ammuina‘ su una cosa in cui si crede, ma a cui dovrebbe essere chiamato a credere un elettorato molto più vasto dei fedelissimi a cui comunque piacerà.

E con i sondaggi di questi giorni gioverebbe lusingare più la torta intera che una sua singola fetta.

Più gioco di squadra, please.

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